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  • giovedì 11 Luglio 2013

Lo sciopero della fame nelle carceri della California

Da lunedì ben 30 mila detenuti protestano contro l'isolamento a tempo indeterminato: c'è chi passa anche decenni senza vedere nessuno

Lunedì mattina circa 30 mila persone detenute in California – un quarto di tutti i detenuti dello stato, che sono 133 mila – hanno iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le condizioni di vita nelle carceri, in particolare contro l’isolamento a tempo indeterminato. La protesta si è svolta in due terzi delle 33 prigioni statali e nelle quattro prigioni private che non si trovano nello stato ma che ospitano persone condannate in California. Lo sciopero della fame è proseguito martedì e mercoledì, anche se il numero dei partecipanti è sceso a 29 mila. Negli stessi giorni circa duemila detenuti hanno rifiutato di svolgere i lavori loro assegnati o di partecipare ai programmi di riabilitazione.

Il Dipartimento delle carceri e della riabilitazione della California riconosce lo sciopero della fame soltanto dopo che i detenuti hanno rifiutato nove pasti consecutivi. Per il momento i funzionari del Dipartimento hanno diffuso solo il numero di persone che “hanno rifiutato i pasti”: da giovedì sarà possibile stabilire quante persone stanno portando avanti la protesta. Se i numeri venissero confermati si tratterebbe del più grande sciopero della fame organizzato nella storia dello stato. Negli ultimi tre anni i detenuti hanno protestato in massa altre due volte: nel luglio del 2011 – con 4200 persone in sciopero della fame – e nell’ottobre dello stesso anno, quando più di 6000 persone rifiutarono di mangiare nove pasti consecutivi.

Lo sciopero della fame era stato annunciato mesi fa da un gruppo di detenuti della prigione di massima sicurezza di Pelican Bay, al confine con l’Oregon, per protestare contro la condizione di isolamento di alcuni detenuti della struttura. I detenuti accusati di far parte di gang formatesi all’interno del carcere – che ne compromettono quindi la sicurezza – vengono rinchiusi nelle cosiddette Security Housing Units (SHUs), che oltre a Pelican Bay si trovano in altre tre prigioni di massima sicurezza dello stato: si calcola che sono circa cinquemila persone. Spesso vi restano per anni, a volte anche a vita: non hanno alcun tipo di contatto umano, non possono telefonare né incontrare i loro familiari e comunicano con l’esterno solo via lettera, molti non hanno diritto all’ora d’aria o accesso ai programmi di riabilitazione.

Lo scorso novembre la rivista Mother Jones ha pubblicato un lungo articolo di Shane Bauer, uno dei tre escursionisti americani arrestati in Iran nel 2009 con l’accusa di spionaggio e liberati a luglio 2011. Bauer – che era rimasto nel carcere iraniano di Ervin per 26 mesi, dove aveva vissuto in isolamento – racconta le dure condizioni dei detenuti nelle SHUs della prigione di Pelican Bay, spiega come ci sono finiti (a volte basta solo leggere libri considerati “sovversivi”, come Il Principe di Machiavelli), come alcuni sono riusciti a uscire mentre altri ci hanno vissuto anche quarant’anni.

Secondo i sostenitori della protesta,

«in California circa 12 mila persone si trovano in isolamento, tremila sono condannate all’isolamento a vita. Per mantenerle lo stato paga 60 milioni di dollari l’anno. Le celle non hanno finestre, accesso all’aria aperta e alla luce del sole. Le Nazioni Unite considerano l’isolamento che dura più di 15 giorni una forma di tortura, ma in California molte persone sono state rinchiuse in celle solitarie dai 10 ai 40 anni».

I parenti di alcuni detenuti di Pelican Bay hanno diffuso un video su internet per raccontare le loro storie e raccontare la vita dei loro cari chiusi in carcere. Tra loro compare Marie Levin, il cui fratello è rimasto in isolamento per 29 anni: «l’ultima volta che ho toccato mio fratello è stato nel 1982», ha spiegato. I sostenitori della protesta stanno organizzando una manifestazione per il prossimo sabato in un parco a Corcoran.

In risposta allo sciopero della fame del 2011, il Dipartimento dell’amministrazione carceraria esaminò i casi di circa 382 persone che si trovano in isolamento, e stabilì che circa la metà aveva i requisiti per tornare a vivere con gli altri detenuti. Altri 115 sono furono inseriti in un programma che potrebbe aiutarli a uscire dall’isolamento. Per i detenuti però non si tratta di una riforma sufficiente e secondo Jules Lobel, presidente del Centro per i diritti costituzionali e avvocato in una causa federale intentata da alcuni detenuti contro l’isolamento, questa volta lo sciopero andrà avanti per molto più tempo perché i detenuti accetteranno soltanto un accordo vincolante per ottenere cambiamenti immediati.

L’isolamento a tempo indeterminato non è praticato soltanto in California: secondo l’ultimo dato rilasciato a riguardo dal governo federale, nel 2005 i detenuti in isolamento erano 80 mila in tutti gli Stati Uniti. A novembre 2012 Mother Jones ha raccolto numerosi dati sull’isolamento nelle carceri americane chiedendo informazioni al Dipartimento carcerario di ogni singolo stato: qui si possono visionare i risultati, e qui ci sono alcune mappe basate su quei dati che visualizzano l’utilizzo e la diffusione della pratica negli Stati Uniti.

Foto: Il carcere di Pelican Bay in una foto del 17 agosto 2011