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  • giovedì 8 Agosto 2013

Si può battere Angela Merkel?

A 45 giorni dalle elezioni in Germania i sondaggi dicono di no: la sinistra ha sbagliato candidato, i liberali sono in crisi, i pirati sono molto indietro

Martedì 6 agosto 2013 è stato pubblicato l’elenco definitivo dei partiti ammessi alle prossime elezioni politiche tedesche, che si terranno il 22 settembre. La lista comprende 34 diversi partiti, che nelle prossime settimane entreranno nel vivo della campagna elettorale. Uno degli ultimi sondaggi – dell’importante istituto tedesco Forsa – ha detto che la CDU/CSU del cancelliere in carica Angela Merkel è al 40 per cento, i socialdemocratici (SPD) al 23 per cento, i verdi (Die Grünen) al 14 per cento, il partito di sinistra Die Linke al 7 per cento, i liberali (FDP) al 5 per cento e i Pirati al 3 per cento. Il sondaggio sulla figura che gli elettori vedrebbero meglio come cancelliere sono ancora più chiari: il 55 per cento indica Angela Merkel, mentre solo il 21 per cento il principale sfidante, Peer Steinbrück della SPD.

I risultati fotografano bene lo stato della campagna elettorale tedesca, a un mese e mezzo dalle elezioni: il governo in carica va bene, anche perché la situazione economica del paese è buona e quindi non si sente una necessità urgente di cambiare; i socialdemocratici non sono riusciti a trovare un candidato veramente convincente e carismatico. A fianco di questi due partiti, sono cambiate molte cose rispetto alle ultime elezioni e l’esito finale rimane piuttosto incerto.

I principali candidati
Il problema della SPD, che nei sondaggi è circa 15 punti percentuali dietro la CDU e l’alleato bavarese CSU (politicamente più spostato verso destra), secondo molti sta nel non aver trovato un candidato veramente convincente. Steinbrück è l’ex ministro delle Finanze nel governo di grande coalizione 2005-2009 – il cancelliere era ancora Angela Merkel – ed è noto per le sue posizioni politiche piuttosto moderate.

Dopo un inizio molto speranzoso per il centrosinistra tedesco a fine 2012, Steinbrück ha passato i mesi successivi collezionando una spettacolare serie di gaffe e dichiarazioni sballate, frutto anche del suo carattere energico: a dicembre 2012 ha detto per esempio che trovava lo stipendio di cancelliere troppo basso, una posizione non esattamente popolare. Tutto questo ha finito per causargli qualche problema nel suo stesso partito. Il suo passato recente di pagatissimo conferenziere e i suoi rapporti con alcune grandi industrie tedesche hanno aggiunto argomenti a chi sosteneva che scegliere lui sia stata una scelta sbagliata.

Dall’altra parte c’è Angela Merkel: senza grandi rivali nel partito, in cui è leader indiscussa da oltre dieci anni, apprezzata per come ha gestito gli affari europei e, finora, piuttosto silenziosa. La sua capacità – leggendaria – di attendere e non rispondere alle critiche si è rivelata una delle sue più grandi qualità, dal punto di vista elettorale, al di là di qualche accusa di debolezza. La campagna elettorale della CDU promette continuità e pochi cambiamenti, insomma.

Le alleanze
Ma una delle questioni principali rimane quella delle alleanze, che sono sempre state necessarie a causa della legge elettorale – proporzionale puro senza premi di maggioranza, con sbarramento al 5 per cento – e dalla situazione partitica tedesca. Le alleanze post-elettorali, nel passato recente, sono state grossomodo tre: due coinvolgevano i liberali come alleato di minoranza alternativamente della SPD e della CDU/CSU, la terza invece era un accordo tra socialdemocratici e verdi. Negli ultimi anni però il panorama politico tedesco è cambiato – il numero dei partiti è aumentato molto – e i numeri non permettono oggi nessuna di queste tre soluzioni.

In una intervista col quotidiano FAZ, Steinbrück ha detto che il suo partito aderirà a una Große Koalition (“grande coalizione”) con la CDU/CSU – lo schema cosiddetto “rosso-nero”, dai colori rispettivamente dei socialdemocratici e della CDU/CSU – solo se il governo di coalizione non sarà guidato da Angela Merkel. Al di là delle condizioni di Steinbrück, esiste insomma la possibilità di una grande coalizione come quella che ha governato il paese tra il 2005 e il 2009: un evento notevole nella storia politica tedesca, perché un’alleanza simile era avvenuta solo quarant’anni prima, alla fine degli anni Sessanta. Serve però che il centrosinistra vada molto meglio di quanto previsto e il centrodestra vada invece molto peggio.

Dall’altra parte, invece, c’è Die Linke (“la sinistra”), il partito di sinistra nato nel 2007 dalla fusione tra un gruppo di fuoriusciti della SPD e gli eredi del partito comunista della Germania Est. La SPD ha sempre rifiutato un’alleanza con Die Linke, a causa del suo passato comunista e delle sue posizioni politiche estreme, ma un sondaggio pubblicato pochi giorni fa dal popolare tabloid Bild ha mostrato che un’alleanza SPD-Linke-Verdi, per quanto eterogenea politicamente, sarebbe stata avanti di un punto percentuale (46 a 45) sulla coalizione di centrodestra.

Il leader della Linke in parlamento, Gregor Gysi, domenica ha chiesto ai socialdemocratici di ripensare al loro rifiuto di allearsi. Die Linke è data nei sondaggi intorno all’8 per cento, solida ma in calo rispetto all’11,9 delle elezioni del 2009 (e in questi anni ha ottenuto una serie di brutte sconfitte alle elezioni locali). Le voci di una possibile alleanza di governo SPD-Verdi-Die Linke sono state comunque smentite nelle ultime settimane anche dal capo della SPD, Sigmar Gabriel.

E i Pirati?
Ci sono altre tre cose importanti da notare sulla situazione politica in Germania: i liberali (FDP) sono dati costantemente intorno al 5-6 per cento, confermando i drammatici errori di leadership e di immagine che hanno portato alle basse percentuali attuali rispetto al 14,6 per cento che presero nel 2009. La seconda cosa sono i numeri piuttosto deprimenti dei Pirati tedeschi, che oscillano da tempo intorno al 2-4 per cento: sotto la soglia del 5 per cento necessaria ad eleggere parlamentari. Dopo gli ottimi risultati in diverse elezioni locali del 2011 e 2012, la crisi che ha colpito i Pirati da alcuni mesi sarà difficilmente risolta prima delle prossime elezioni.

In compenso ad aprile si è formato in Germania un nuovo partito: si chiama Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD) e ha un solo punto forte nel proprio programma: l’uscita della Germania dalla moneta unica, o meglio ancora la dissoluzione dell’euro. Il suo capo si chiama Bernd Lucke, ha 50 anni ed è un professore di economia dell’università di Amburgo. L’opposizione alla moneta unica dell’AfD (e di una minoranza significativa dell’elettorato tedesco) arriva da destra: anche diversi parlamentari della coalizione di governo attuale hanno protestato con forza contro il principio che i soldi dei contribuenti tedeschi siano usati per salvare le economie in difficoltà di altri paesi europei. Per questo motivo anche se non raggiungerà il 5 per cento necessario a entrare in Parlamento – i sondaggi sembrano indicare che sarà così – l’AfD potrebbe togliere voti al partito di Angela Merkel. Decisivi o no, lo vedremo.