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  • mercoledì 17 luglio 2013

Cosa succede in Congo

Sono ricominciati gli scontri tra le forze governative e i ribelli del Movimento 23 marzo, dopo mesi di calma apparente

Da domenica 14 luglio ci sono stati nuovi violenti scontri nelle zone orientali della Repubblica Democratica del Congo tra i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) e le Forze armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) a una quindicina di chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. 

L’area di Goma è stata al centro di combattimenti tra ribelli e governativi già alla fine del 2012, ma i combattimenti erano diminuiti dopo un accordo tra i paesi dell’area e l’abbandono di Goma da parte dei ribelli. La situazione era comunque rimasta molto tesa a causa delle continue accuse ai paesi vicini, in particolare Uganda e Ruanda, di appoggiare e armare i ribelli, alle centinaia di migliaia di profughi causati dal conflitto e alla permanenza delle milizie armate nella zona.

Negli ultimi giorni le FARDC, con l’appoggio di elicotteri, hanno attaccato alcune postazioni dei ribelli del gruppo M23. “Le nostre forze hanno inflitto perdite molto pesanti ai ribelli dell’M23: 120 dei loro uomini sono stati uccisi”, ha dichiarato il portavoce del governo congolese Lambert Mende in una conferenza stampa, aggiungendo che dieci soldati governativi sono rimasti uccisi. Il bilancio ufficiale non è però ancora stato reso noto, mentre migliaia di civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e fuggire dalla zona, attraversando il confine con l’Uganda. I combattimenti del 2012 avevano già causato circa mezzo milione di profughi.

In una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Repubblica Democratica del Congo ha nuovamente accusato le unità speciali ruandesi di aver appoggiato i ribelli. Il Ruanda invece ha accusato il contingente militare delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO), un altro degli attori nella complessa situazione della RDC orientale, di aver bombardato alcune zone nel proprio territorio. L’ONU ha negato le accuse ruandesi, chiarendo che le forze di pace non sono state coinvolte in nessun modo negli scontri.

Il contingente è formato da 3 mila soldati provenienti dal Sudafrica, dalla Tanzania e dal Malawi, che si sono uniti ai 17 mila soldati dell’ONU già stanziati nell’area (la più grande missione di pace al mondo), con un incarico limitato a proteggere la popolazione civile in una zona interessata da anni da una guerra civile che ha causato migliaia di morti ed un numero enorme di profughi.

Da diverse settimane i ribelli dell’M23 hanno ripreso le attività militari, malgrado il tentativo di tornare a una trattativa a Kampala, in Uganda. I negoziati erano stati annunciati a dicembre 2012, dopo che i ribelli avevano occupato (e poi in seguito abbandonato) la città di Goma. 

Il Movimento del 23 marzo è un gruppo ribelle armato che cerca di conquistare terreno nella zona orientale del paese, principalmente nella provincia di Nord Kivu. Il gruppo si è formato nella primavera del 2012 quando circa 300 soldati, ex membri del partito politico del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), si sono ribellati contro le forze armate della Repubblica del Congo (FARDC) per le condizioni precarie in cui erano costretti a vivere.

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