I lavori sospesi del Parlamento

L'hanno deciso entrambe le camere, su proposta del PdL e anche con i voti del PD: ma non è stato chiesto per protestare contro i giudici, almeno formalmente

Oggi, mercoledì 9 luglio, sia il Senato che la Camera hanno votato il rinvio dei lavori della giornata – con l’unica eccezione del question time di Enrico Letta alle ore 15 – su proposta del gruppo parlamentare del PdL, che ha deciso di chiedere questo rinvio in segno di protesta dopo l’annuncio dell’udienza della Cassazione sul processo Mediaset per il prossimo 30 luglio.

Dal punto di vista formale si è trattato di un rinvio a domani dei punti all’ordine del giorno per oggi, ed è stato richiesto non in segno di protesta – motivazione che difficilmente sarebbe stata votata dal PD – ma per permettere ai parlamentari del PdL di tenere una riunione politica. Ci sono state parecchie proteste, soprattutto da parte di M5S e SEL, il PD ha dovuto fare un po’ di equilibrismo e alcuni parlamentari del suo gruppo hanno manifestato apertamente il proprio disaccordo.

Alla Camera
Il rinvio a domani dell’intero ordine del giorno previsto per oggi è stato formalmente richiesto da Renato Brunetta durante la riunione dei capigruppo della Camera che si è tenuta in mattinata: la motivazione – identica a quella presentata da Schifani al Senato – è che il gruppo parlamentare del PdL doveva riunirsi per discutere il da farsi dopo la decisione della Cassazione di ieri. La proposta è stata messa ai voti alle 13.30 ed è passata con una larga maggioranza, 171 voti di differenza: si sono espressi contro i deputati di SEL, M5S e Lega Nord, ma anche una ventina di deputati del PD si è astenuta. Dopo il voto la seduta è stata sospesa fino alle 15 perché ci sono state proteste molto forti in aula, in primo luogo da parte dei deputati del M5S, che poi hanno lasciato la Camera.

Al Senato
Anche il Senato ha rimandato a domani i lavori di oggi. Le cose sono andate così: questa mattina poco prima delle 10 si è aperta la seduta e il senatore Schifani, capogruppo del PdL, ha chiesto che venisse convocata “con urgenza” la conferenza dei capigruppo, che decide sul calendario dei lavori. Schifani ha motivato la richiesta dicendo che il momento difficile per il suo partito richiede una riunione dei parlamentari. Per prassi questo tipo di richieste urgenti vengono accettate dalle altre forze politiche, e anche in questo caso il permesso è stato accordato. È inusuale però che si arrivi alla sospensione dei lavori per un giorno: di solito basta qualche ora, per dare tempo al partito in questione di fare una riunione e discutere i suoi problemi interni.

I capigruppo del Senato si sono riuniti alle 11.30 e hanno deciso “a maggioranza” di rinviare a giovedì 11 luglio le discussioni e le votazioni in programma per mercoledì pomeriggio, sia in aula che nelle commissioni parlamentari del Senato: in sostanza, una sospensione di un giorno dei lavori. Dato che la decisione è stata presa a maggioranza, è stata anche votata in aula una mozione contraria presentata dal M5S, cioè quella di mantenere il calendario previsto in precedenza: la proposta è stata bocciata e la seduta è stata tolta.

Il Movimento 5 Stelle è stato il più contrario alla modifica dei lavori e in segno di protesta i senatori del gruppo si sono tolti in aula la giacca e la cravatta (previsti come obbligatori dal regolamento). Anche SEL ha espresso dissenso e ha criticato la linea tenuta nella vicenda dal Partito Democratico.

La delicata posizione del PD
Diversi esponenti del Partito Democratico si sono espressi contro la sospensione dei lavori: tra questi, nella mattinata di mercoledì, il segretario del PD Guglielmo Epifani con una dichiarazione e il deputato Michele Meta (qui in un video registrato da Andrea Sarubbi in cui spiega la sua posizione).

Ma nel suo intervento al Senato, Zanda ha chiarito che il PD ha votato a favore del nuovo calendario dei lavori – e della sostanziale sospensione di oggi pomeriggio – considerandolo non come un atto di protesta contro la decisione della Cassazione, ma come il modo per permettere al PdL di svolgere la sua riunione politica. La stessa posizione è stata tenuta dal PD alla Camera, dove c’è stata una ventina di astensioni. Il voto di oggi non era nominale, ma alcuni deputati e senatori del PD (ad esempio Michela Marzano) hanno detto pubblicamente di essersi astenuti.

foto: Mauro Scrobogna / LaPresse