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  • martedì 21 Maggio 2013

Cosa diventerà il carcere di Maze, in Irlanda del Nord

La prigione dove venivano detenuti i militanti dell'IRA - e dove morì Bobby Sands - sarà trasformata in un "Centro per la Pace" progettato da Daniel Libeskind, ma gli unionisti protestano

Nel paese di Maze, circa 15 chilometri a sud-ovest di Belfast, in Irlanda del Nord, nel 1971 fu costruita una prigione per la detenzione di persone ritenute vicine all’I.R.A. (Irish Republican Army), l’organizzazione militare che combatteva per l’unificazione del territorio irlandese e per la sua indipendenza dal Regno Unito. La struttura, conosciuta anche come “il blocco H” per la sua forma vista dall’alto, divenne famosa nel 1976 per lo sciopero della fame che portò alla morte di Bobby Sands, che vi era detenuto e in quel momento era leader dell’IRA, e per l’evasione di 38 detenuti nel 1983.

Dopo essere stata attiva fino alla fine della guerra, il 29 settembre 2000 la prigione di Maze chiuse e venne avviato un processo di demolizione, mai completato. Il governo nordirlandese ha adesso deciso di riqualificare l’edificio e l’area circostante commissionando la costruzione di un “Centro per la Pace e la Risoluzione dei Conflitti” all’architetto Daniel Libeskind, famoso per aver curato il progetto di riqualificazione dell’area di Ground Zero a New York e aver progettato il Museo Ebraico di Berlino, fra le altre cose. Secondo le stime, per il progetto di riqualificazione della prigione di Maze servirà un investimento da 300 milioni di sterline (circa 350 milioni di euro), 18 dei quali garantiti dall’Unione Europea, a fronte della creazione a regime di circa 5000 posti di lavoro.

Sebbene l’edificio dove venivano detenuti i prigionieri non faccia parte del progetto di riqualificazione, sembra che questo non verrà demolito e che i turisti potranno visitarlo. Alcuni politici nord-irlandesi stanno protestando, sostenendo che costruire il Centro sarebbe come “fare un monumento celebrativo all’IRA”. Mike Nesby, il capo dell’Ulster Unionist Party, ha dichiarato che «questo è il posto più controverso e pericoloso che si potesse scegliere. È chiaro che ci sarà un ingiustificato interesse nei confronti dei prigionieri piuttosto che per le loro vittime». E in effetti il New York Times parla di una specie di “turismo del terrore”, che dal 1998 porta migliaia di persone sui luoghi delle peggiori atrocità della guerra.

Terence Brannigan, il capo della Maze/Long Kesh Development Corporation, che cura il progetto, ha dichiarato: «Abbiamo già registrato un significativo interesse internazionale per la riqualificazione del sito e possiamo affermare che i nostri investitori sono entusiasti per questa opportunità senza precedenti. Per i nordirlandesi, in questi tempi così difficili, è un’opportunità che semplicemente non possiamo permetterci di ignorare».

La storia del carcere di Maze
Nel 1971, in seguito all’Operazione Demetrius, un’azione militare dell’esercito britannico che tra il 9 agosto e il 10 settembre portò all’arresto di 342 persone, vennero imprigionati a Maze molti sospettati di terrorismo. La gestione della prigione era simile a quella di un campo per prigionieri di guerra: i detenuti vivevano in baracche di lamiera ed erano organizzati secondo una “struttura gerarchica” – c’era qualcuno deputato a parlare con le autorità per conto degli altri – che il carcere riconosceva. Nel luglio del 1972, a seguito di un primo sciopero della fame da parte di 40 detenuti, il governo britannico conferì loro lo status di prigionieri politici: da quel momento non furono più costretti a vestire l’uniforme della prigione né a partecipare ai lavori forzati.

Nel 1976, in seguito all’aggravarsi degli attentati dell’IRA, il governo decise di togliere loro lo status di prigionieri politici, e le condizioni dei presunti terroristi tornarono le stesse di quattro anni prima. Molti si rifiutarono simbolicamente di vestire l’uniforme del carcere e per coprirsi usavano la coperta che veniva data loro per dormire: questa venne chiamata la “protesta della coperta”. Altri ancora smisero di lavarsi e di uscire dalle celle – “la protesta sporca” – perché molti secondini avevano l’abitudine di picchiare i prigionieri quando erano in bagno per lavarsi oppure quando ci andavano per svuotare i loro pitali.

Molti detenuti decisero allora di iniziare un secondo sciopero della fame: si misero d’accordo per digiunare uno per volta, dandosi il cambio alla morte del prigioniero che li aveva preceduti. Lo sciopero iniziò l’1 marzo 1981 e terminò il 3 ottobre dello stesso anno. Morirono dieci persone, il primo dei quali fu Bobby Sands, allora leader 27enne dell’IRA che durante la detenzione si candidò e venne eletto al Parlamento. Era stato arrestato per possesso di armi da fuoco, doveva scontare una pena di 14 anni: la sua morte divenne il simbolo dell’oppressione del governo britannico nei confronti dall’IRA, e fece molto scalpore. Al Post abbiamo raccontato la sua storia qui. Molti altri entrarono in coma, oppure una volta in fin di vita vennero curati dietro le richieste dei familiari. In seguito allo sciopero, il direttore del carcere di allora accolse parzialmente le richieste dei prigionieri, concedendo loro il diritto di vestirsi con abiti civili.

L’evasione del 1983
Il 25 settembre 1983 ci fu invece una spettacolare e avventurosa fuga di massa dal carcere di Maze: per mesi 38 prigionieri elaborarono un piano per tentare di evadere, e ci riuscirono. Dopo aver accoltellato o preso in ostaggio tutti i secondini attraverso un complicato piano studiato nei dettagli, attesero l’arrivo del camion che portava il cibo alla prigione. Dopo aver minacciato il conducente vi salirono tutti e 38 e riuscirono a scappare. Diciannove di loro vennero catturati nelle ore seguenti, ma l’evento restò per anni nell’immaginario collettivo inglese.

foto: AP photo