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  • venerdì 2 Novembre 2012

La campagna elettorale in Israele

A due mesi e mezzo dalle elezioni anticipate la destra è avanti, il principale partito di opposizione rischia di sparire e al centro ci sono novità

Oggi il quotidiano israeliano Yediot Ahronot ha pubblicato un sondaggio secondo cui Kadima, che attualmente è il principale partito di opposizione nel parlamento israeliano, non otterrebbe nessun seggio dopo le prossime elezioni politiche. Anche altri sondaggi recenti hanno avuto risultati simili: se si votasse oggi, il maggior numero dei seggi nel parlamento di 120 membri andrebbe alla nuova lista unica annunciata dall’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, del partito di destra Likud, insieme al partito ultranazionalista laico dell’attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (Yisrael Beiteinu, “Israele è la nostra casa”).

Il prossimo 22 gennaio ci saranno le elezioni politiche, anticipate rispetto alla data prevista dell’ottobre 2013: Netanyahu le ha annunciate due settimane fa, dicendo che non c’erano le condizioni politiche perché la maggioranza di governo potesse approvare la nuova legge di bilancio, che prevede pesanti misure di austerità.

Secondo molti, però, la scelta di andare alle elezioni tra tre mesi ha altre motivazioni più politiche: da una parte la volontà di fare i conti con gli avversari interni, come il ministro della Difesa Ehud Barak, leader del partito di centro Hatzmaout; dall’altra quella di non dare all’ex premier Ehud Olmert – dimessosi nel 2009 perché accusato di corruzione – il tempo necessario a organizzare un suo ritorno in politica con Kadima e il centrosinistra.

Dopo la lista unica Likud-Beiteinu, il secondo partito nei sondaggi è lo storico partito socialdemocratico Labor, che è guidato da poco più di un anno da Shelly Yachimovich, 52 anni, ex giornalista. Secondo i sondaggi, il Labor aumenterà parecchio la sua presenza nel prossimo parlamento, in cui ha attualmente solo 8 seggi. Yachimovich è quindi la principale sfidante alle prossime politiche: in questo periodo di tagli e di difficoltà economiche, anche in Israele, il Labor propone di modificare il sistema di tassazione che attualmente, secondo la sua leader, è sbilanciato a favore dei più ricchi.

La campagna elettorale del Likud-Beiteinu, invece, sarà probabilmente dedicata ancora una volta ai temi della sicurezza di Israele e della questione palestinese, che sono sempre centrali nel dibattito politico israeliano. Secondo molti, il bizzarro disegno di una bomba mostrato all’Assemblea generale dell’ONU a proposito della preparazione della bomba atomica dell’Iran era già un discorso da campagna elettorale.

Nonostante le grandi proteste degli ultimi mesi contro l’aumento del costo della vita, al momento quella della destra sembra la linea vincente: il blocco formato dai partiti di destra, estrema destra e religiosi – tra cui l’ultraortodosso Shas – dovrebbe ottenere una nuova maggioranza, alle prossime elezioni, anche se non farà aumentare di molto i voti e i seggi rispetto al parlamento attuale.

Le grandi manovre, però, sembrano essere nei partiti di centro, vecchi e nuovi. Quelle di gennaio saranno anche le prime elezioni per il partito di Yair Lapid, un popolare conduttore televisivo, cantante e scrittore che ha lasciato la conduzione del suo talk show del venerdì sera a gennaio, annunciando la sua entrata in politica. Il suo nuovo partito, Yesh Atid, è dato al terzo posto dietro Likud-Beiteinu e Labor. È probabile che anche lui tolga voti a Kadima, visto che le sue convinzioni politiche sono laiche e moderate, con diversi punti di contatto con il partito di opposizione centrista.

Nella politica israeliana, estremamente mobile e legata a poche personalità di spicco, ci sono poi notizie recenti che riguardano la possibile candidatura di un altro personaggio che cambierebbe gli equilibri. Lo stesso sondaggio citato da Yediot Ahronot, infatti, dice che un partito guidato da Moshe Kahlon, 52 anni e attuale ministro delle comunicazioni per il Likud, vincerebbe una dozzina di seggi. Kahlon aveva detto due settimane fa che avrebbe lasciato la politica, ma negli ultimi giorni sembra aver cambiato idea e la stampa dice che si prepara a fondare il suo partito. Secondo i sondaggi, toglierebbe voti soprattutto al Likud da cui proviene.

Dopo le ultime elezioni politiche, nel 2009, Kadima era diventato il partito più numeroso in parlamento con 29 seggi, ma era dovuto andare all’opposizione a causa della formazione del governo Netanyahu: a metà dello scorso anno aveva trovato un accordo con il primo ministro ed era entrato a far parte della maggioranza, ma l’accordo era durato poco più di un mese prima che il partito tornasse all’opposizione. Kadima è nato nel 2005 da un gruppo di fuoriusciti moderati dal Likud ed è stato il partito principale di un governo di coalizione dal 2006 al 2009, ma negli ultimi tempi ha perso molti punti nei sondaggi, fino agli ultimi che lo indicano addirittura fuori dal parlamento.

Shelly Yachimovich. Foto: Lior Mizrahi/Getty Images