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  • martedì 6 Marzo 2012

Gli infortuni sul lavoro in Italia

Come funzionano le norme in materia, quali sono i nodi da sciogliere (uno su tutti, fondamentale), e poi numeri, dati e statistiche

di Marco Surace

Nelle scorse settimane sono stati pubblicati due diversi e importanti documenti sugli infortuni sul lavoro e il lavoro nero in Italia: il report dei risultati dell’attività di vigilanza svolta dalle strutture ispettive del Ministero e degli enti previdenziali nell’anno 2011, e la terza relazione sull’attività svolta dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro. L’analisi del loro contenuto può essere utile a capire il fenomeno, le sue evoluzioni e le sue norme, andando oltre i benintenzionati ma superficiali appelli che seguono spesso gli incidenti.

Il tema degli infortuni sul lavoro, dei controlli sul lavoro nero e degli interventi necessari per contrastare tali fenomeni torna infatti periodicamente e temporaneamente di attualità dopo ogni evento tragico (Thyssen 2007, Molfetta 2008, Capua 2010, Barletta 2011, solo per citarne alcuni), e a dire il vero se ne parla più di frequente dal 2006, da quando il neo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ne fece un punto di principio chiedendo con insistenza alle forze politiche un intervento deciso sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Nel 2008, con l’entrata in vigore del DLgs. 81/08, il cosiddetto testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dopo trent’anni di tentativi falliti, l’Italia ha ottenuto finalmente un corpus normativo quasi completo in materia.

Chi controlla, e come
I controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro vengono svolti principalmente dal personale ispettivo delle aziende sanitarie locali, con oltre 3000 ufficiali di polizia giudiziaria, e nei cantieri edili anche dagli ispettori tecnici delle Direzioni Territoriali del Lavoro (DTL, fino a qualche settimana fa chiamate Direzioni Provinciali del Lavoro, diversi anni fa Ispettorati del Lavoro).

I dati, riferiti al 2010, parlano di oltre 160 mila aziende (circa l’8 per cento del totale, seppur con una distribuzione disomogenea tra le regioni d’Italia), 70mila cantieri, oltre il 20 per cento del totale, e 6000 aziende agricole controllati ogni anno. Quasi la metà dei controlli si concludono con l’accertamento di violazioni penali in materia di prevenzione degli infortuni.

Ciononostante le persone si fanno male sul lavoro tutti i giorni. Anche se in costante e lento calo negli ultimi dieci anni, ogni settimana circa 14.000 persone si infortunano, 700 di loro restano gravemente invalide e 16 muoiono, mentre altre 4 muoiono andando al lavoro. Nel calcolo degli infortuni sul lavoro, mortali o meno, sono contenuti infatti anche quelli “in itinere”, che comprendono l’impiegata falciata sulle strisce davanti all’ufficio e l’operaio che correndo in motorino per andare al lavoro non rispetta lo stop e viene preso da un autobus. Le stime ufficiali dell’INAIL per il 2010 parlano di 950 morti e 775mila infortuni, rispettivamente il 6,9 e l’1,9 in meno del 2009 (6,2 e 1,2 per cento se rapportiamo il dato alle ore effettivamente lavorate su base nazionale, in lieve calo rispetto all’anno precedente).

Raramente viene data la giusta rilevanza al fenomeno delle malattie professionali, che provocano un numero di decessi meno stimabile con precisione ma almeno doppio rispetto agli infortuni, con oltre 40mila nuove denunce di malattia professionale registrate ogni anno, secondo una tendenza crescente, opposta a quella degli infortuni (questo grafico è molto eloquente, pdf).

L’ISTAT stima inoltre che circa il 20 per cento degli infortuni occorsi sfuggano alle rilevazioni INAIL perchè non denunciati, principalmente in casi di “lavoro nero”. E qui c’è un punto importante.

Il lavoro nero
Nel 2011 hanno operato in Italia circa 3700 ispettori del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, compresi i carabinieri del Nucleo Ispettivo che operano presso le DTL, 1500 dell’INPS, 300 dell’INAIL e qualche decina dell’ENPALS. A volte congiuntamente, spesso in modo indipendente. Nel 2010 erano il 5 per cento in più, sono diminuiti per pensionamenti e blocco parziale del turn-over.

I controlli sulle imprese avvengono ovviamente senza preavviso, secondo campagne specifiche (gli operatori turistici in estate, per esempio, o la vendemmia in autunno), secondo criteri territoriali (un comune, un quartiere alla volta), merceologici (i cantieri, le discoteche, i ristoranti) o semplicemente a vista.

Nel 2011 sono state controllate oltre 244.000 imprese, il 10 per cento circa dei 2 milioni di imprese registrate in camera di commercio, con un calo rispetto al 2010 quando le aziende sottoposte a controllo erano state 270000, pari al 14 per cento del totale. Nel 60 per cento dei casi sono state riscontrate irregolarità varie, sia di tipo amministrativo – come la maggior parte delle violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale – che di tipo penale. I lavoratori irregolari individuati sono stati quasi 280.000 e di questi oltre 105.000 erano completamente in nero. A questi vanno aggiunti i controlli della Guardia di Finanza, che hanno permesso l’emersione di altri 13mila lavoratori in nero. Per un totale di recupero contributi e premi evasi di oltre 1,2 miliardi di euro.

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