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  • lunedì 27 febbraio 2012

La fine dell’Agenzia per il Terzo settore

Che cos'è, che cosa fa e perché il governo venerdì ha deciso di sopprimerla, tra proteste diffuse e trasversali

Al termine del Consiglio dei ministri dello scorso venerdì, 24 febbraio, il governo ha confermato la chiusura dell’Agenzia per il Terzo settore come misura per “contenere la spesa pubblica”. L’ipotesi di chiudere l’Agenzia era già circolata nei mesi scorsi e aveva messo in agitazione diverse associazioni, che temono di avere meno punti di riferimento in ambito istituzionale per la promozione e il controllo delle attività delle Onlus.

L’Agenzia per il Terzo settore è un organismo governativo di diritto pubblico controllato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Prima del 2011 si chiamava “Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e fu istituita nell’autunno del 2000 con un decreto del Presidente del Consiglio. L’Agenzia si insediò per la prima volta due anni dopo a Milano, con un presidente e dieci consiglieri nominati dal Presidente del Consiglio sulla base di una serie di nominativi proposti da diverse autorità. Ogni mandato dura cinque anni e il secondo è scaduto con la fine del 2011.

L’Agenzia si occupa, per l’appunto, del cosiddetto “terzo settore”: organizzazioni private che producono beni e servizi destinati al pubblico come le cooperative sociali, le associazioni di volontariato e quelle di promozione sociale, le organizzazioni non governative e le Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale). Insieme con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate, in questi anni l’Agenzia per il Terzo settore si è occupata di controllare che le organizzazioni applicassero e seguissero le norme vigenti. Oltre alla vigilanza, si è anche occupata della promozione sul piano culturale delle iniziative del Terzo settore e ha dato indicazioni per la corretta applicazione delle leggi che lo riguardano. Le sue attività vengono riassunte annualmente in una relazione che viene presentata alla Presidenza del Consiglio.

Negli ultimi mesi in molti si erano occupati della possibile chiusura dell’Agenzia. Secondo il governo, questa richiede una quantità eccessiva di risorse per essere mantenuta e buona parte delle attività potrebbero essere svolte a Roma, presso il ministero del Lavoro, con un sensibile risparmio per i conti pubblici. La posizione del governo è però contestata da chi sostiene che così verrà a mancare il ruolo di soggetto terzo tra pubblica amministrazione e organizzazioni che era svolto dall’Agenzia.

La lettera di Pisapia
A fine gennaio il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, inviò una lettera indirizzata a Mario Monti e al ministro del Lavoro, Elsa Fornero, chiedendo che l’Agenzia non venisse chiusa né trasferita a Roma.

La decisione di indicare Milano come sede dell’Agenzia è stata motivata anni fa sia per una giusta scelta di decentramento, sia per il ruolo che Milano e la Lombardia hanno sempre svolto nell’ambito del Terzo settore che in queste terre ha avuto origine e notevole sviluppo.

La risposta di Elsa Fornero
Il ministro del Lavoro rispose durante un convegno alle richieste del sindaco di Milano, confermando di voler chiudere l’Agenzia e di trasferirne alcune funzioni presso il ministero. Fornero spiegò che tenere in vita l’Agenzia «sarebbe stata la riprova che in Italia non si può chiudere niente», aggiungendo che la chiusura era inevitabile e che non era immaginabile la costituzione di una nuova authority.

La lettera dei partiti
A metà febbraio al governo fu inviata una nuova lettera, questa volta da parte dei capigruppo dei partiti italiani eletti al Parlamento europeo. Nel testo furono ricordate le funzioni dell’Agenzia e le attività svolte in questi anni, precisando che nel 2011 i costi di gestione erano stati “relativamente bassi”, con un budget intorno ai 700mila euro e “cariche praticamente gratuite del suo organo collegiale”. La lettera si concludeva ricordando che la chiusura dell’Agenzia avrebbe lasciato un vuoto perché nessun’altra istituzione avrebbe potuto assolverne i compiti.

La chiusura
Venerdì scorso il governo ha ufficializzato la chiusura dell’Agenzia per il Terzo settore, motivando la decisione con la necessità di risparmiare denaro e risorse. Le competenze saranno trasferite al ministro del Lavoro e delle politiche sociali e “in un successivo decreto della Presidenza del Consiglio si definiranno tutti gli aspetti relativi alla successione nei rapporti attivi e passivi dell’Agenzia”.

Le reazioni
La decisione del governo è stata criticata da molte associazioni e organizzazioni attive nel Terzo settore. A Monti e Fornero viene contestato di non aver avviato un confronto prima di decidere la chiusura dell’Agenzia, annunciata dal ministro del Lavoro a fine gennaio prima che fosse assunta una posizione governativa ufficiale. Il Consiglio dei ministri è stato anche criticato per aver ugualmente assunto questa decisione senza tener conto dei tanti appelli formulati in queste settimane, da gruppi di associazioni, da amministratori locali e da politici. Diversi enti ora temono che la scomparsa dell’Agenzia possa indebolire il terzo settore e lo stesso controllo sui soggetti che vi operano. Per avere le idee più chiare sui prossimi passaggi occorrerà comunque attendere il decreto, annunciato dal governo, nel quale saranno specificate le modalità della soppressione e del trasferimento degli incarichi.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse

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