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I montiani del PD

Claudio Cerasa racconta sul Foglio "una nuova, robusta, combattiva e ambiziosa creatura politica"

L’articolo di Claudio Cerasa sul Foglio di oggi, su quello che succede dentro il PD a quasi un mese dalla nascita del governo Monti.

Nella pancia del Partito democratico c’è una nuova, robusta, combattiva e ambiziosa creatura politica che sta prendendo forma con una velocità sorprendente, e che da qui alla fine della legislatura cercherà di conquistare sempre più spazio all’interno del centrosinistra. Questa strana creatura, a voler essere sinceri, aveva offerto diversi segnali di vitalità ben prima dell’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi, ma la verità è che da quando l’ex numero uno della Bocconi si è insediato alla guida del governo non passa giorno senza che i sismografi di Montecitorio non rilevino la presenza sempre più rumorosa di questo nuovo soggetto politico. Un soggetto, per capirci, formato da un gruppo massiccio di esponenti del Pd (tra il 45 per cento e il 50 per cento del partito) tutti accomunati dall’idea che sia arrivato il momento di togliersi di dosso le catene del vendolismo, del dipietrismo, del cigiellismo, del vastismo, dell’anti riformismo e dell’anti liberismo; e tutti convinti insomma che la partecipazione più o meno diretta all’esperienza Monti possa avere per il Pd lo stesso effetto purificatore di una lunga immersione nelle acque del Giordano.

Nel centrosinistra, proprio per il rapporto coltivato da questi esponenti del Pd con alcuni tra i volti chiave del governo Monti, questa strana creatura, che spesso si muove in modo non simmetrico rispetto alle traiettorie imboccate dal segretario del Pd, è stata ribattezzata con una definizione che spiega bene la matrice culturale di questo nuovo soggetto politico: “Il partito dei Monti boys”. E la definizione, a quanto pare, non sembra essere dispiaciuta affatto a tutti quegli esponenti del Pd (di rito rigorosamente non bersaniano, e i cui nomi vedremo tra un attimo) che in questi giorni hanno criticato in modo convinto gli eccessivi borbottii dei propri compagni di partito di fronte ai primi provvedimenti del governo Monti e che nelle prossime ore segnaleranno la loro lontananza da chi lunedì andrà a manifestare con i sindacati contro la manovra (come Cesare Damiano e come Stefano Fassina) utilizzando le stesse argomentazioni adottate due giorni fa dal centro studi di uno dei più autorevoli esponenti del partito di Monti, Enrico Letta. Queste: “E’ ogni giorno più chiaro che il sostegno all’esecutivo guidato da Mario Monti rappresenta il primo, fondamentale, banco di prova per il Pd quale forza responsabile di governo… Questo tipo di responsabilità implica serietà e coraggio e certamente non consente di mantenere troppo a lungo il piede in due staffe, magari protestando la mattina (in piazza) contro provvedimenti che il proprio partito vota la sera (in Parlamento)… Non esiste – se non nella mente di qualche nostalgico di altre stagioni – lo spazio per la creazione di un partito di lotta e di governo, e vorremmo lasciarci alle spalle, e definitivamente, il ricordo dei ministri e dei sottosegretari militanti che partecipavano alle manifestazioni organizzate contro quel governo Prodi di cui essi stessi facevano parte…”.

La novità di questo partito nel partito non è però legata soltanto alle idee alternative rispetto a quelle espresse dal segretario del Pd (e dalla sua squadra di economisti) ma è bensì direttamente collegata anche al peso che queste idee stanno acquisendo all’interno dello stesso Pd. Un peso che, da quando Monti è arrivato alla guida del governo, si è moltiplicato in modo esponenziale. E se si aggiunge che il sostegno (tanto discreto quanto efficace) al partito montiano arriva direttamente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si capisce che questo fenomeno nel mondo del centrosinistra non sembra essere destinato ad avere una vita breve.

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