• Mondo
  • domenica 4 Dicembre 2011

La nuova barriera di Israele

È cominciata la costruzione di una recinzione al confine con l'Egitto: sarà lunga 200 chilometri e servirà a bloccare l'ingresso di armi, terroristi e immigrati

Dopo quelle che lo separano da Gaza e dalla Cisgiordania, Israele sta costruendo un’altra barriera lungo i suoi confini. Stavolta il progetto riguarda la frontiera egiziana, che dopo la rivoluzione che ha deposto Hosni Mubarak per le autorità israeliane è potenzialmente molto pericolosa. Anche se il progetto di costruzione era stato formalmente approvato nel 2010, i lavori di costruzione della barriera sono iniziati nelle scorse settimane e costeranno circa 270 milioni di euro. La barriera sarà alta poco meno di 5 metri e lunga 225 chilometri e coprirà dunque tutto il confine con l’Egitto da Rafah a Ein Netafim. Entro il prossimo gennaio la recinzione (sormontata da filo spinato, torri di controllo alte 30 metri, telecamere di sicurezza e allarmi laser) avrà coperto già 100 chilometri e dovrebbe essere completata nell’ottobre 2012.

Secondo l’analisi del Washington Post, la barriera sarebbe l’ulteriore conferma dell’isolamento sempre più evidente di Israele in Medio Oriente, come ha recentemente confermato lo stesso ministro alla Difesa statunitense, Leon Panetta. La richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese all’ONU, l’interruzione dei rapporti diplomatici con la Turchia dopo il rapporto ONU sulla strage della Mavi Marmara e soprattutto la primavera araba hanno fatto crollare più di qualche certezza per Israele, vedi l’alleanza con l’Egitto, uno dei due paesi arabi con i quali ha stretto un accordo di pace (l’altro è la Giordania).

Proprio l’Egitto, del resto, è diventato negli ultimi tempi una costante fonte di preoccupazione per Israele. L’ultimo grave attentato sul suolo israeliano è arrivato proprio vicino a quel confine, ad Eilat, dove lo scorso agosto 7 israeliani sono morti in un attentato contro un autobus. Poche settimane dopo, sempre in quell’area, cinque soldati egiziani sono stati “accidentalmente” uccisi dalle forze di sicurezza israeliane: il fatto ha provocato il violento assalto all’ambasciata israeliana al Cairo, dove i diplomatici sono ritornati solo nei giorni scorsi. Inoltre, da mesi si susseguono vicino al confine, ma sul suolo egiziano, attentati contro gasdotti diretti verso Israele. Infine, il confine con l’Egitto, ma questo è un fenomeno più antico degli altri, è spesso il valico ideale per il traffico di esseri umani e per far passare droga e armi destinate in Israele o in Cisgiordania.

La barriera sarebbe stata costruita anche per un altro motivo, ossia bloccare il flusso di migranti che provengono soprattutto dall’Eritrea e cercano di entrare in Israele alla ricerca di un lavoro o di asilo politico. Se in passato il regime di Mubarak accettava i migranti espulsi dal governo israeliano, ora questo automatismo è saltato. Ma il problema è più complesso perché in Israele c’è un crescente risentimento nei confronti degli immigrati che oltrepassano il confine con l’Egitto e che “rubano il lavoro agli israeliani”: lo dimostrano le recenti manifestazioni a Tel Aviv e Bat Yam. Lo stesso premier israeliano Benjamin Netanyahu, come fa notare Ha’aretz, non era troppo convinto del progetto ma ha dovuto cedere alle pressioni interne e soprattutto alla maggioranza della Knesset, il parlamento israeliano.

CHARLY WEGMAN/AFP/Getty Images