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  • mercoledì 16 novembre 2011

Il disastro di Cain sulla Libia

I media (e i comici) americani sono da due giorni sul video della sua goffaggine in politica estera, dopo il casino in diretta combinato dal suo rivale Perry

Da due giorni negli Stati Uniti si discute molto di una intervista concessa da Herman Cain al Milwaukee Journal Sentinel. Interrogato sulla vicenda della guerra in Libia, il candidato alle primarie repubblicane per le presidenziali ha dimostrato di non avere le idee molto chiare sull’argomento dando una risposta generica, contraddittoria e poco soddisfacente. Il video dell’intervista ha iniziato a circolare online e sui canali televisivi di informazione, complicando ulteriormente la campagna elettorale di Cain dopo le polemiche delle scorse settimane con le accuse su alcune presunte molestie sessuali e imitando a pochi giorni di distanza l’effetto sul rivale di Cain, Rick Perry, di una sua distinta inettitudine stravista in tv e internet.

Il video mostra Cain intento a parlare con i propri intervistatori, non inquadrati. Uno dei due giornalisti chiede al candidato un’opinione sulla politica e le scelte seguite dal presidente Barack Obama per affrontare la questione libica. Cain ascolta la domanda e, come si faceva a scuola per prendere tempo e magari ottenere qualche suggerimento, temporeggia. Prima risponde “OK, la Libia”, poi guarda verso l’alto, fa un profondo respiro, chiude gli occhi e prova a concentrarsi per ritrovare in testa qualche informazione e idea sul conflitto libico. Ma niente da fare.

Per non fare scena muta, dopo alcuni secondi dalla domanda, Cain inizia a dare una risposta generica e interlocutoria:

Il presidente Obama ha sostenuto la rivolta, giusto no? Il presidente Obama ha fatto un appello per la rimozione di Gheddafi. Voglio solo essere sicuro che stiamo parlando della stessa cosa prima di dire “Sì, sono d’accordo” o “No, non sono d’accordo”.

Ci pensa su ancora qualche istante e poi aggiunge incerto:

Non sono d’accordo con il modo in cui ha gestito la cosa per queste ragioni. Uhm. No, sto facendo confusione con qualcos’altro.

Cain appare visibilmente in difficoltà e nervoso: si rigira sulla sedia, accavalla le gambe, guarda incerto chi lo sta intervistando e dà l’idea di essere completamente nel pallone. «Devo tornare indietro mentalmente per vedere la cosa. Ho tutti questi pensieri che mi turbinano in testa» dice poco dopo. Sperando di ottenere qualche dettaglio in più e di prendersi ancora un po’ di tempo, Cain chiede ai suoi intervistatori di spiegargli meglio nello specifico su che cosa dovrebbe essere d’accordo o contrario rispetto a Obama. La domanda viene rielaborata, con l’aggiunta di un «Lei come avrebbe gestito la situazione?»

Ora vi dico che cosa avrei fatto io diversamente. Avrei fatto un lavoro migliore per capire chi ci sia all’opposizione. E sono sicuro che la nostra intelligence avesse almeno in parte queste informazioni. Sulla base di chi aveva costruito l’opposizione, avrei potuto assumere qualche decisione diversa su come partecipare. In secondo luogo, non sono stato d’accordo con l’uccisione di Gheddafi da parte dei sui cittadini. […] Non si tratta di una semplice risposta “sì” o “no” perché ci sono diverse cose da considerare e avrei valutato diversamente la situazione, cosa che magari ci avrebbe ugualmente portato allo stesso risultato. Ma penso che il punto dove si sarebbe potuto fare meglio rimanga quello legato alla valutazione della natura dell’opposizione.

Pochi istanti dopo, Cain ancora in confusione contraddice sé stesso. Dopo aver criticato Obama per non aver valutato accuratamente la situazione, dice di non sapere quali valutazioni abbiano effettivamente condotto l’intelligence e il presidente per affrontare la questione libica. Uno dei due giornalisti prova a ottenere una risposta più precisa, ma Cain taglia corto ribadendo che certi argomenti sarebbero dovuti essere valutati con più attenzione.

«Dunque lei non pensa che furono valutati?» lo incalza il giornalista e Cain completa il disastro contraddicendosi ancora una volta: «Non so se siano stati valutati o meno. Non ho visto alcun resoconto sul tipo di valutazioni condotte».

Nelle ore successive alla diffusione del video, il portavoce e consigliere di Cain sulla politica internazionale, J. D. Gordon ha provato a rimediare dicendo che il suo candidato «non ha detto nulla di sbagliato». Gordon ha poi aggiunto che Cain era stanco morto a causa di una giornata molto intensa per la campagna elettorale. Ma le giustificazioni non hanno avuto naturalmente lo stesso impatto del video e dei commenti di opinionisti e giornalisti sull’opinione pubblica.

In molti si sono chiesti se Cain sia preparato a sufficienza sulla politica estera, considerato che ambisce a diventare il presidente degli Stati Uniti, il punto di riferimento per buona parte dell’occidente. Tutti i media americani discutono l’intervista-disastro da due giorni: il comico Jon Stewart le ha dedicato quasi un’intera puntata del suo Daily Show, prendendosi gioco di Cain e della sua campagna per le primarie repubblicane. Non aiuta il quadro delle candidature repubblicane che il fallimento pubblico sia il secondo in pochi giorni: la scorsa settimana nel corso di un dibattito televisivo uno dei suoi avversari, il governatore del Texas Rick Perry, ha perso completamente il filo di una risposta in una scena che entrerà nella storia dei dibattiti televisivi negli Stati Uniti. Perry ha provato a rimediare scherzandoci sopra allo show televisivo David Letterman, ma lo aiuterà di più l’intervista di Cain che ha spostato l’attenzione dei media.

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