«Escludo che Penati agisse per conto di altri»

Concita De Gregorio intervista Piero Fassino sulla vicenda che sta mettendo in difficoltà il Partito Democratico

Su Repubblica di oggi, Concita De Gregorio intervista il sindaco di Torino Piero Fassino sulla vicenda Penati, che mette in difficoltà il Partito Democratico.

Sindaco Fassino, esiste una diversità etica della sinistra?
«Certo non genetica ma culturale e di comportamenti sì. La sinistra ha sempre praticato valori etici e di legalità. Quando un esponente del centrosinistra è oggetto di indagine suscita scandalo. Noi non apriamo crociate contro i magistrati, non evochiamo complotti, aspettiamo e favoriamo l’accertamento della verità”.

Che idea si è fatto della vicenda Penati? Esiste un sistema di finanziamento del partito assimilabile al sistema-Sesto? Lei che è stato l´ultimo segretario dei Ds senz’altro lo sa.
«Non ho mai avuto la sensazione che attorno a Penati, che conosco e stimo come dirigente, ci fosse un sistema. Lui per primo ha separato la sua posizione individuale da quella del partito. Vedremo le indagini, la presunzione di innocenza vale anche per lui. Le responsabilità sono sempre individuali. Escludo che Penati agisse per conto di altri».

Sta dicendo che agiva in nome proprio? Una mela marcia, dunque, eventualmente…
«Nessuno ha parlato di mela marcia. Qui si sta facendo un processo mediatico ad una intera classe politica, è intollerabile. Non possiamo sostituirci ai giudici, non possiamo processare nessuno sui giornali. Escludo che ci sia stato un “sistema”: per quel che ne so, non ne sono a conoscenza».

Una parte dell’inchiesta porta ad Ardito, esponente di spicco del pd torinese.
«Chiunque conosca Ardito non può credere che abbia percepito denari».

Eppure ci sono delle dichiarazioni, agli atti.
«Devono essere dimostrate. O vogliamo discutere dei “si dice”? Vogliamo dire che la politica è un gigantesco imbroglio? No, io non ci sto. A Torino negli anni si sono costruiti poli universitari, impianti olimpici, grandi opere. Sono stati assegnati appalti per milioni di euro, tutto questo è stato fatto dalla classe dirigente della città alla luce del sole».

Fabio Mussi dice che farebbe una class action nel caso emergesse che il congresso dei Ds che l´ha eletta segretario, nel 2001, sconfiggendo lo stesso Mussi, sia stato finanziato da denari di provenienza incerta.
«Mussi sa benissimo che non ci facciamo pagare i congressi da nessuno. Escludo che un nostro congresso sia mai stato pagato da altri. Non ci sto a questo processo. Non mi va bene che si dia da pensare che abbiamo tutti preso soldi. Io, in 40 anni di vita politica, non ho mai preso una lira».

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