I candidati al Fondo Monetario Internazionale

Ieri è scaduto il termine per presentare le candidature, che sono tre: Christine Lagarde e i capi delle banche centrali di Israele e Messico

Dopo le dimissioni di Dominique Strauss-Kahn causate dalle accuse di molestie sessuali che lo tengono agli arresti domiciliari a New York, il Fondo Monetario Internazionale ha bisogno di un nuovo direttore. Attualmente l’organizzazione è guidata dal vicedirettore, lo statunitense John Lipsky, ma prima ancora che arrivassero le dimissioni ufficiali di DSK il segretario del tesoro degli Stati Uniti Timothy Geithner aveva chiesto che il Fondo Monetario Internazionale procedesse alla nomina di un nuovo direttore.

Tra i primi nomi che hanno iniziato a circolare c’è stato quello dell’attuale ministro dell’economia francese, Christine Lagarde. La candidatura di Lagarde, personaggio molto stimato e che ha passato più di vent’anni negli Stati Uniti, potrebbe mettere d’accordo i paesi europei e l’amministrazione americana: Germania, Francia e Regno Unito messi insieme hanno il 14,4% dei voti all’interno dell’FMI, contro il 16,8% degli Stati Uniti. La consuetudine vuole che un americano sieda sulla poltrona di capo della Banca Mondiale mentre un europeo guidi il Fondo Monetario Internazionale, e gli analisti dicono che anche questa volta la nomina di un nuovo direttore passerà probabilmente attraverso un accordo tra Europa e Stati Uniti, lasciando poco spazio ai paesi emergenti. Da parte loro, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno già espresso con una nota il desiderio che si abbandoni la tradizione che vuole un europeo alla guida del FMI.

Il termine per la presentazione delle candidature scadeva venerdì, e oltre a quella di Lagarde sono emerse altre due candidature, entrambe non provenienti da un paese europeo. Altre due candidature sono state ritirate all’ultimo momento: il kazako Grigory Marchenko e il sudafricano Trevor Manuel.

Ieri si è fatto avanti a sorpresa l’attuale governatore della Banca d’Israele Stanley Fischer. Fischer ha una carriera di tutto rispetto: è stato vicepresidente della multinazionale statunitense di servizi finanziari Citigroup, economista alla Banca Mondiale e vicedirettore generale del Fondo Monetario Internazionale tra il 1994 e il 2001. Fischer appare un serio rivale di Lagarde, ma alcune condizioni lo sfavoriscono. Nato nell’attuale Zambia, ha la doppia cittadinanza statunitense e israeliana: la prima va contro la tradizione che assegna agli Stati Uniti solo la presidenza della Banca Mondiale, e la seconda potrebbe essere un problema per i paesi arabi. Inoltre Fischer ha 67 anni: il Fondo Monetario Internazionale prevede che il posto di direttore debba essere assegnato a una persona con meno di 65 anni (la durata dell’incarico è di cinque anni).

L’altra candidatura, nota già da diversi giorni, è quella di Agustin Carstens, attuale direttore della banca centrale del Messico. Già ministro delle finanze del governo di Felipe Calderon, ha studiato all’Università di Chicago ed è stato anche lui (come Fischer) vicedirettore generale del Fondo Monetario Internazionale, nel periodo tra il 2003 e il 2006.

Christine Lagarde, che rimane nettamente favorita per il ruolo, sta viaggiando per il mondo alla ricerca di maggior sostegno per la sua candidatura: è stata in India e ieri in Arabia Saudita. Anche Carstens si sta impegnando in una serie di incontri internazionali, ed entrambi sembrano fare molti sforzi per guadagnare i voti dei paesi emergenti dell’Asia e del Sudamerica. La decisione finale sarà presa dai ventiquattro membri del board del Fmi in una riunione programmata per il 30 giugno.

foto: Agustin Carstens (Win McNamee/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.