Questa donna al posto di Strauss-Kahn?

Il Post è favorevole, per diverse ragioni

di Emanuele Menietti

Christine Lagarde è parigina, ha 55 anni, è il ministro dell’Economia francese e potrebbe essere il prossimo direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), rimasto senza guida dopo la decisione di Dominique Strauss-Kahn di abbandonare la direzione in seguito alle accuse di stupro e violenza sessuale a suo carico. Secondo molti analisti, Lagarde potrebbe essere il candidato ideale per dirigere il Fondo e mantenerlo lontano dalle polemiche sul caso giudiziario Strauss-Kahn. Al Post abbiamo da tempo un debole per lei, per ragioni estetico-fotografiche: con la complicità della sua argentea chioma è stata spesso una protagonista delle nostre scelte di immagini. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per diventare il capo del Fondo Monetario, nemmeno aggiungendovi un’altra ragione che abbiamo cara: una donna, a capo dell’FMI.

Dopo aver studiato e vissuto in Francia, Lagarde si è trasferita negli Stati Uniti quando aveva una ventina di anni. Ha lavorato come assistente al Congresso e nel 1981 è entrata a far parte dello studio legale Baker & McKenzie di Chicago. Dopo quattordici anni nello studio, Lagarde è diventata membro del comitato esecutivo e nel 2004 ha assunto l’incarico di presidente del comitato strategico. A Bruxelles ha poi fondato l’European Law Centre, una divisione di Baker & McKenzie che si occupa delle leggi all’interno dell’Unione Europea.

L’impegno istituzionale di Christine Lagarde in Francia è iniziato nel 2005, quando è stata nominata ministro del Commercio. Dal 2007 ha assunto l’incarico di ministro dell’Economia, la prima donna a essere a capo della politica economica nella storia della Francia. Da quando è ministro, Lagarde si è fatta conoscere per la propria determinazione, raccontano sul New York Times.

Il ministro stava partecipando a un panel del World Economic Forum di Davos questo gennaio quando il suo abituale sorriso si è trasformato in un’espressione accigliata. Accanto a lei c’era Robert E. Diamond Jr., il direttore esecutivo di Barclays e uno dei più potenti banchieri al mondo, che aveva appena ringraziato i legislatori e i ministri delle finanze per il loro ruolo nel definire un miglior sistema economico dopo la crisi finanziaria. Lagarde lo guardò negli occhi. «Il miglior modo del settore bancario per dirci grazie sarebbe quello di avere, sa com’è, una buona gestione dell’economia, un sistema di indennizzi equo e un rafforzamento del proprio capitale» rispose, ricevendo un grande applauso.

Se ottenesse l’incarico, Lagarde sarebbe la prima donna a dirigere il Fondo Monetario Internazionale nella sua storia e in Europa molti politici e analisti sono persuasi che nessuno potrebbe ricoprire un simile ruolo meglio di lei. Le autorità europee stanno chiaramente cercando di mantenere la loro area di influenza sull’FMI, trovando un nuovo direttore che li rappresenti come aveva fatto nel bene e nel male negli ultimi anni Strauss-Kahn. L’operazione non è però semplice perché gli Stati Uniti hanno un peso notevole nella votazione del nuovo responsabile e perché molti stati emergenti ritengono sia arrivato il turno di un direttore asiatico o sudamericano, qualcuno che rappresenti i cambiamenti negli equilibri dell’economia mondiale degli ultimi anni.

Un nuovo candidato con caratteristiche simili a quelle di Dominique Strauss-Kahn sarebbe una scelta debole da parte dell’Europa, mentre una donna come Lagarde, molto rispettata e meno chiusa al cambiamento, potrebbe rivelarsi la scelta giusta per mantenere la direzione dell’FMI. Negli ultimi mesi il Fondo si è del resto impegnato molto sul fronte europeo, mettendo a disposizione circa 100 miliardi di euro per rimettere in sesto i conti traballanti e sull’orlo della bancarotta di Grecia, Portogallo e Irlanda. Lagarde potrebbe offrire una transizione meno tumultuosa che assicuri maggiori stabilità per i mercati europei e di riflesso per quelli internazionali.

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