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  • giovedì 28 ottobre 2010

Il miracolo di Lisa Murkowski

Una bella storia e molte altre cose, a cinque giorni dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

di Francesco Costa

Cinque giorni alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: chi ha cose da dire o soldi da spendere lo sta facendo ora, perché poi sarà troppo tardi per pensare di smuovere le opinioni dell’elettorato. Si continuano a fare sondaggi e valutazioni, in giro, e le previsioni sono sempre quelle: però non sono ancora unanimi, e diventano sempre più complesse. Per i democratici si tratta dell’unica buona notizia della giornata. Veniamo al nostro giro di segnalazioni, per prepararsi come si deve in vista della diretta con cui la notte tra il 2 e il 3 novembre il Post seguirà lo spoglio.

M-u-r-k-o-w-s-k-i
Lisa Murkowski è una senatrice repubblicana a fine mandato, eletta in Alaska. Quest’anno si gioca la rielezione, ma alle primarie del partito repubblicano è stata sconfitta da Joe Miller, un repubblicano più estremista di lei e sostenuto da Sarah Palin, ex governatrice dello Stato. Insomma, la sua carriera sembrava finita. Aveva pensato per qualche giorno di candidarsi come esponente del partito libertario, poi ha deciso di candidarsi come indipendente, all’ultimo minuto. Fin qui niente di nuovo, se non fosse che in questo modo ha accettato di correre con un handicap piuttosto grosso. I nomi dei vincitori delle primarie dei singoli partiti, infatti, saranno scritti sulle schede elettorali: ai votanti basterà punzonare la casella accanto al nome del candidato prescelto per esprimere il loro voto. Murkowski invece si troverà a fare la cosiddetta write-in candidate: per votarla gli elettori dovranno fisicamente scrivere il suo cognome all’interno di un apposito spazio bianco. E lei si chiama Murkowski, che non è proprio facilissimo. La morale della favola è che un mese fa nessuno ci avrebbe puntato un dollaro. Il miracolo è che nonostante questo, in questo momento Lisa Murkowski si trova in testa ai sondaggi. Non è detto che vincerà – il vantaggio è lieve, e bisogna vedere come reagiranno gli elettori quando non troveranno il suo nome sulla scheda – ma intanto è ancora viva, e pochi lo avrebbero detto. Il New York Times racconta l’intera storia qui.

Muro del pianto
Quella delle brutte notizie per i democratici ormai è praticamente una rubrica nella rubrica. La notizia di oggi è il sondaggione commissionato dal New York Times. Mostra come grossi pezzi della coalizione sociale che fu determinante per l’elezione di Obama nel 2008 si trovi in questo momento più vicina ai repubblicani: parliamo delle donne, che in America votano da sempre in maggioranza per i democratici, dei cattolici, dei ceti sociali più bassi, degli elettori che si descrivono come indipendenti. È un quadro inquietante e pesantissimo, fotografia precisa degli effetti della lenta ripresa economica nelle opinioni degli elettori. Sarà pure presto per parlare di fine dell’Obama coalition – aspettiamo il 2012, almeno – ma è un dato allarmante.

Tentativi disperati
Abbiamo scritto ieri dei tentativi e delle speranze dei democratici, impegnati nel tentativo di conservare la maggioranza al senato e limitare i danni alla camera. I candidati si danno da fare, Obama ieri ha incontrato cinque noti blogger di area progressista e democratica, e soprattutto è andato al Daily Show di Jon Stewart. Riguardo Stewart, c’è tutto il discorso sulla sua manifestazione per il buonsenso: il Post ne aveva già scritto qui, ne riparleremo più ampiamente domani. La buona notizia della giornata, proprio a volersi impegnare, è condensata in questa analisi di Nate Silver, stimato e attento analista di sondaggi e tendenze elettorali. Scrive che per i democratici la sconfitta alla camera è probabile ma non inesorabile, e spiega cosa dovrebbe succedere – e soprattutto perché – affinché avvenga una specie di miracolo, che in confronto quello di Lisa Murkowski è un giochino.

Segnalazioni
Avrete capito che questa rimarrà nella storia anche come l’elezione dei matti. Marc Ambinder sull’Atlantic scrive che questa settimana è stata una freak week ed elenca rapidamente le cose più bizzarre e astruse che sono capitate. Più serio e lungo, invece, questo articolo di Time sulla battaglia all’interno dei repubblicani tra i sostenitori dei tea party e i repubblicani più ortodossi e moderati. È un tema di cui si parlerà molto dal giorno dopo il voto fino a metà 2012, perché è destinato a dividere il partito repubblicano in occasione delle primarie per la scelta del candidato alle presidenziali. E quindi voi giocate d’anticipo e leggetene qualcosa adesso.

A cosa si aggrappano i democratici (diario del 27 ottobre)
– Gli Stati Uniti a sette giorni dal voto (diario del 26 ottobre)
– La guida del Post alle elezioni di metà mandato
– Tutti gli articoli del Post sulle elezioni di metà mandato

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