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  • mercoledì 27 ottobre 2010

A cosa si aggrappano i democratici

Punto della situazione a sei giorni dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

di Francesco Costa

Non è chiaro quanto ci sia di wishful thinking e quanto di spregiudicato tentativo di rimotivare il proprio elettorato, però vari commentatori di orientamento democratico – senza grande enfasi, bisogna dire – continuano a parlare di rimonta, e dai che ce la possiamo ancora fare, e niente è perduto. Quindi bisogna cercare un bel paio di pinze e leggere quello che segue con scetticismo e attenzione, e senza crederci troppo. Il tutto sempre in vista delle elezioni del 2 novembre, che il Post seguirà con una diretta notturna.

È complicata
Cominciamo con gli ottimisti. Quelli di First read dicono che “nonostante i sondaggi e la prevista vittoria dei repubblicani, c’è una strada con cui i democratici potrebbero mantenere il controllo alla camera”. Vi ricorderete che alla camera sembra inevitabile una conquista della maggioranza da parte dei repubblicani, mentre i democratici dovrebbero tenere al senato. Oggi i democratici hanno una maggioranza di 39 seggi, i repubblicani sono accreditati di almeno 50 seggi in più dei loro rivali. Per ribaltare tutto deve succedere che i democratici vincano in quattro o cinque collegi oggi in mano ai repubblicani ma ancora contendibili, e confermare almeno venti seggi tra quelli che oggi occupano loro ma sembrano certamente destinati a passare ai loro avversari. È uno scenario improbabile e vicino all’impossibile, ma lo registriamo e fa il paio con l’ottimista articolo di Newsweek che vi avevamo segnalato ieri.

Ritorno alla realtà
Poi ci sono le brutte notizie, e vengono entrambe dal sito The Hill. Primo: per il 2 novembre è prevista pioggia su gran parte degli Stati Uniti. Pioggia forte. E contrariamente a quanto diremmo in Europa, negli Stati Uniti questo danneggia soprattutto i democratici: perché a questo giro sembrano avere meno voglia di andare a votare rispetto ai repubblicani e perché il loro elettorato è composto in buona parte da anziani e poveri, e la pioggia renderà più complicato il loro spostamento ai seggi. Anche per questo la Casa Bianca e i democratici continuano a spingere ancora molto sull’early voting, il voto in anticipo. L’altra cattiva notizia è l’ennesimo ribadire quanto tutti ormai danno per scontato: visti i sondaggi, la camera è dei repubblicani.

Liste, mappe
Qualche segnalazione, poi. Newsweek mette insieme le bugie più grosse di queste elezioni di metà mandato, e molte di queste stanno negli stump speech dei candidati repubblicani in giro per gli Stati Uniti. Atlantic Wire elenca i sedici segni che mostrano che i matti hanno già vinto, in America: ci sono anche alcune delle cose che vi avevamo mostrato qui, a cominciare dalla ormai leggendaria pecora indemoniata. Poi questo straordinario servizio messo a disposizione da Google, segnalato sul blog di Christian Rocca: ottimo per consultare mappe e sondaggi.

The comeback kid
Un aggiornamento riguardo una cosa di cui avevamo parlato ieri. Vi ricorderete di quel candidato democratico a governatore del Rhode Island che aveva fatto sapere al presidente Obama che il suo endorsement non gli interessa, e che anzi “se lo può mettere dove gli pare”. Si chiama Frank Caprio, e questa settimana lo accompagnerà in campagna elettorale nientemeno che Bill Clinton: evidentemente ormai la sua popolarità è talmente ristabilita che persino un tipo del genere pensa possa tornargli utile.

Segnalazioni
Per chiudere, una cosa da leggere e una da guardare. Quella da leggere è questo bel ritratto di John Boehner pubblicato dal Washington Post: Boehner è il capo dei repubblicani alla camera, e quindi sarà quasi certamente il prossimo speaker della camera, sostituendo la democratica Nancy Pelosi. La cosa guardare è l’ultimo spot di Marco Rubio, candidato in Florida a senatore per i repubblicani. Tra i politici sostenuti e promossi dai tea party, Rubio è certamente uno dei più solidi e popolari. Questo spot è una roba da elezioni presidenziali, oltre ad avere un messaggio che in Europa – in Italia non ne parliamo – difficilmente si potrebbe sentire in bocca a un politico di estrema destra.

Gli Stati Uniti a sette giorni dal voto (diario del 26 ottobre)
– La guida del Post alle elezioni di metà mandato
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