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  • domenica 26 Settembre 2010

Le donne di Regnum Christi

Le condizioni di isolamento sono così rigide che il Vaticano sta pensando di commissariare l'ordine

Tutto è severamente controllato, dalla posta al modo in cui si può mangiare un pezzo di pane o un'arancia

di Elena Favilli

Non sono suore ma vivono in condizioni di isolamento così rigide da preoccupare addirittura Joseph Ratzinger. Appartengono a Regnum Christi – il braccio laico della Congregazione cattolica dei Legionari di Cristo – e secondo quanto emerso in una recente visita apostolica, sarebbero costrette a condizioni di vita tali da richiedere il commissariamento dell’ordine.

I Legionari di Cristo sono un movimento ecclesiale diffuso soprattutto in Stati Uniti, Messico, Spagna e Filippine. Fu fondato nel 1959 dal sacerdote messicano Marcial Maciel, che il 19 maggio 2006 fu sospeso a divinis dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per gli atti di pedofilia compiuti sui seminaristi della sua congregazione.

Negli ultimi tempi alcuni membri della congregazione avevano richiesto con insistenza una visita apostolica, lamentando la durezza delle condizioni in cui erano costretti a vivere. La Associated Press racconta nei dettagli che cosa è emerso da questa prima indagine.

Regnum Christi è una comunità di circa settantamila cattolici sparsi in più di trenta paesi. Hanno una famiglia, un lavoro, ma come membri della congregazione partecipano alla missione di avvicinare le persone a Cristo. Solo novecento hanno scelto la vita consacrata, quasi tutte donne: rinunciano a tutto quello che possiedono e devono tagliare qualsiasi collegamento con le loro vite precedenti, in modo molto simile a quanto fanno alcuni ordini monastici. Devono giurare di «rinunciare volontariamente all’uso della loro capacità di prendere decisioni, assicurando obbedienza totale ai loro superiori».

Otto membri provenienti da Messico e Stati Uniti ci hanno raccontato di continui abusi psicologici, spirituali ed emotivi da parte dei loro superiori, che li minacciavano dicendo che avrebbero violato la volontà di Dio se non avessero rispettato le loro regole. Hanno spiegato che l’esperienza li ha lasciati incapaci di affrontare la vita vera, una volta che ne sono usciti. «Era come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello», racconta J., una delle donne americane che si erano unite alla congregazione subito dopo l’università e che ha chiesto di non essere nominata per paura di ripercussioni, «pensavo davvero che fosse un peccato mortale violare una qualsiasi delle regole che ci venivano imposte».

Anche a nove anni di distanza, J. dice che rabbrividisce ancora al ricordo delle cose che scandivano la sua giornata, a partire dalla sveglia mattutina quando una donna entrava nella sua stanza alle 5.20 urlando «Cristo è il nostro Re!» a cui doveva rispondere «Venga il suo Regno!». Alle 5.50 dovevano essere pronte per le preghiere mattutine. «Al mattino si pregava dalle 5.50 alle 6.30. Dalle 6.30 alle 7.05 c’era la messa. Alle 7.30 colazione. Dalle 7.30 alle 7.35 tempo libero. Alle 7.35 iniziavano i lavori». Anche mangiare un pezzo di pane (spezzarlo con le mani, mai morderlo) o un’arancia (rigorosamente con coltello e forchetta) era severamente disciplinato da regole precise. C’era un numero massimo di film che potevano vedere all’anno (scelti in base al contenuto) e solo pochi programmi televisivi erano consentiti (telegiornali, sport, alcuni dibattiti). Era permessa solo una sola telefonata al mese, e una o due visite all’anno. Per chi veniva da un paese lontano, il permesso di tornare a casa era concesso solo ogni sette anni. Tutta la posta veniva attentamente controllata. Chi violava le regole veniva umiliato pubblicamente.

Anche se una vita isolata dagli amici e dai parenti è pratica abbastanza comune tra suore e monaci, regole così estreme sono molto rare per un movimento cattolico, spiegano gli esperti di diritto canonico e religioso. «Non c’è nessun’altra comunità che abbia regole di questo tipo», dice il Reverendo Francis Morrisey, professore di diritto canonico all’Università San Paolo di Ottawa, in Canada.

Nella Chiesa Cattolica, per vita consacrata si intende quella forma di vita con la quale i fedeli (chierici o laici, uomini o donne) si consacrano in modo speciale a Dio attraverso la professione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Solitamente la professione dei consigli evangelici avviene all’interno di un istituto di vita consacrata, una società eretta o approvata dalla legittima autorità ecclesiastica (Santa Sede o vescovi): tali istituti, a seconda che i membri pratichino vita comunitaria o no, si distinguono in religiosi e secolari.

Quando le donne di Regnum Christi vengono consacrate, fanno voto di povertà, castità e obbedienza di fronte a un sacerdote della Legione durante una cerimonia nella quale ricevono una Bibbia e un crocifisso. Dopo i primi due anni, ricevono anche un anello come simbolo del loro matrimonio con Cristo. A differenza delle suore, fanno un giuramento privato di fronte a una persona, non un voto a Dio approvato dalle autorità ecclesiastiche. E a differenza delle suore non godono delle stesse protezioni da parte della Chiesa. Per esempio: è molto difficile cacciare una suora dal suo ordine una volta che ha preso i voti – una garanzia estremamente importante visto che non hanno nessun altro tipo di reddito – le donne del Regnum Christi invece possono essere allontanate dall’ordine in qualsiasi momento. Si sentono dire che la loro vocazione non è abbastanza forte e vengono costrette ad andarsene.

Per questo molto spesso le persone che ne escono si trovano del tutto impreparate ad affrontare la vita. J. si era unita all’ordine subito dopo l’università, quando ne è uscita dopo nove anni non aveva neanche un conto in banca. «Inizi a renderti conto della realtà», dice «non stai più facendo il bucato per la salvezza delle anime, e hai bisogno di pagare l’affitto».