Prevedere l’imprevedibile

Munich Re è uno dei più grandi risk center del mondo, dove si cerca di prevedere anche l'impossibile

Investe sui rischi che sarebbero troppo grandi da sostenere anche per le più grandi compagnie assicurative

Munich Re è uno dei più grandi risk center del mondo. I suoi database contengono informazioni sui disastri che sono già accaduti, su quelli che stanno accadendo e su quelli che potrebbero accadere in futuro. Le scosse della crosta terrestre, l’altezza delle onde degli oceani, le temperature dell’aria e dell’acqua, la direzione e la velocità delle correnti, lo scioglimento dei ghiacci, le nevicate nell’Artico e nell’Antartico. Ogni tipo di dato potenzialmente collegato a un rischio viene costantemente monitorato e analizzato. È uno dei centri di ricerca in cui i rischi del mondo moderno vengono studiati più intensamente e dettagliatamente.

I suoi database contengono informazioni provenienti da tutto il mondo: il Center for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti, il ministero della salute della Cina, il centro per la ricerca contro i tumori della Baviera. Anche le informazioni sulla pirateria a largo delle coste somale, le variazioni nella rete elettrica europea e le abitudini alimentari della classe media nei paesi del Golfo Persico sono schedate nei loro computer. Insieme ai dati via via prodotti dalla ricerca scientifica nel campo delle nanotecnologie, dello smaltimento dei rifiuti e dell’estrazione del petrolio.

Di fatto, Munich Re investe su rischi che anche per le più grandi compagnie assicurative come Allianz e Gothear sarebbero troppo grandi da sostenere. La sua attività è definita di riassicurazione e consiste nell’assicurare le grandi compagnie di assicurazione per la copertura di danni legati a eventi eccezionali, come catastrofi naturali o attentati. Nel caso in cui questi eventi si realizzino, le compagnie assicurative evitano così difficoltà finanziarie o addirittura il collasso, perché possono contare sulla copertura della compagnia di riassicurazione. Per questo motivo oltre un quarto della popolazione mondiale, circa due miliardi di persone, è indirettamente assicurato da Munich Re. Le decisioni prese dalle persone, gli incidenti che hanno subìto, le circostanze della loro nascita e della loro morte, tutto è regolarmente trasmesso a Munich Re per essere analizzato e collegato ad altre circostanze ed eventi simili. L’obiettivo è trovare dei modelli ricorrenti nel caos, delle probabilità nell’improbabile.

Qual è la probabilità che un incidente navale in Germania causi un blackout elettrico in Italia? Quanto costa assicurare l’intera catena di distribuzione di un’azienda automobilistica, con quattromila filiali sparse in giro per il mondo, contro ogni possibile rischio di consegna, dagli scioperi alle eruzioni vulcaniche? È questo il tipo di domande a cui gli oltre 47 mila dipendenti di Munich Re – una delle maggiori compagnie di riassicurazione del mondo insieme alla svizzera Swiss Re – cercano di rispondere. Il loro compito è valutare i rischi nel modo più accurato possibile, perché il livello di rischio determina quanto spesso si può verificare una perdita e la frequenza delle perdite, o claims, determina l’entità del premio assicurativo.

Per esempio, se una casa è a rischio inondazione una volta all’anno, il premio assicurativo corrisponderà all’intero valore della casa. Per questo i ricercatori della Munich Re cercano così ossessivamente di collegare il maggior numero possibile di eventi: solo così possono tradurre l’impossibile in qualcosa di più concreto.

Seguiamo l’esempio riportato dallo Spiegel, che ha intervistato uno dei ricercatori di Munich Re, per capire come funziona il loro metodo di analisi.

«Stabilire il prezzo di una polizza di assicurazione non è molto diverso da valutare una partita a dadi», spiega Trilovszky. «Supponiamo di avere sei euro: se vuoi semplicemente conservare quei sei euro, niente di più e niente di meno, quanto devi scommettere per ogni lancio del dado?». La risposta è un euro, perché la probabilità di vedere uscire un numero è appunto di 1 a 6. Questa probabilità cambia nel momento in cui inizi a lanciare il dado. Più lo lanci, più l’uscita di ogni numero si avvicina al rapporto di 1 a 6. Il business di Munich Re si basa su questa legge delle probabilità. Più un evento accade con frequenza, più diventa facile calcolare la probabilità della sua occorrenza.

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