Prevedere l’imprevedibile

Munich Re è uno dei più grandi risk center del mondo, dove si cerca di prevedere anche l'impossibile

Investe sui rischi che sarebbero troppo grandi da sostenere anche per le più grandi compagnie assicurative

Ovviamente il metodo usato dall’azienda ha ancora molti limiti, che nella maggior parte dei casi si manifestano in previsioni mancate: a volte l’imprevedibile è davvero imprevedibile. Nel caso dell’undici settembre, per esempio, i ricercatori di Munich Re erano stati colti impreparati. Avevano calcolato il rischio legato all’esplosione di un incendio al decimo piano di una delle due torri in seguito allo schianto di un aereo. Ma non avevano previsto la possibilità che due aerei si schiantassero deliberatamente uno dopo l’altro sulle due torri, facendole crollare. Una cosa simile è avvenuta nel caso di Katrina. Avevano calcolato il rischio di un uragano e avevano calcolato il rischio di un’enorme inondazione della città. Ma non avevano previsto che i due eventi si potessero verificare allo stesso tempo, l’uno come conseguenza dell’altro. I ricercatori dell’azienda chiamano questo tipo di casi “accumulazioni”.

Per riuscire a prevedere queste accumulazioni, Munich Re impiega un tipo specifico di ricercatori. Oltre ai matematici, statistici e scienziati, c’è anche un gruppo di persone come Christian Bendel che hanno il compito di cogliere attraverso l’osservazione diretta anche quei cosiddetti rischi impossibili. Bendel è un ingegnere con una formazione nel campo delle grandi opere. Ha costruito ponti in Croazia e nelle Filippine, in questo periodo viaggia molto in Africa e nei paesi del Golfo. Il suo compito è raccogliere impressioni sul luogo rispetto a rischi possibili e impossibili. Alcuni dei suoi colleghi sono specializzati in piattaforme petrolifere, altri in trapianti d’organi, altri ancora in energia nucleare. È grazie a queste persone che la Munich Re pensa di poter prevedere i rischi più remoti e potenzialmente più dannosi. Per esempio nel 2008, due anni prima che si verificasse, uno dei suoi ricercatori aveva scritto un rapporto sui possibili effetti sull’aviazione internazionale prodotti da un’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull.

Da due anni i ricercatori di Munich Re stanno lavorando al loro progetto più ambizioso di sempre: la definizione di un modello di rischio che possa essere applicato su scala globale. Oltre a specificare i maggiori rischi presenti oggi nel mondo, cercherà anche di identificare le loro interazioni, rendendole prevedibili. I risultati sono attesi per il prossimo anno.

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