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  • domenica 18 luglio 2010

In attesa del Washington Post di domani

Casa Bianca e intelligence americana preoccupate dell'inchiesta che esporrà informazioni riservate e accusa di sprechi e fallimenti

Il governo ha inviato varie lettere ai suoi dipendenti, suggerendo come rispondere ai giornalisti

Il Washington Post pubblicherà domani la prima parte di un’inchiesta in tre puntate sull’intelligence americana. Gli articoli saranno accompagnati da una sezione speciale sul sito internet del giornale, che fornirà un database dettagliato delle società private che conducono operazioni segrete per conto del governo e la loro dislocazione territoriale, specificando anche il tipo di operazioni di cui si occupano e attraverso quali strutture. Si tratta di un’inchiesta che può avere conseguenze potenzialmente esplosive, perché renderà pubblici dati e operazioni coperti dalla massima riservatezza, mostrando i dettagli della strategia antiterrorismo del governo statunitense, e perché – stando a quel che si dice in giro, in Italia ne parla Christian Rocca – metterebbe in evidenza la presenza di sprechi miliardari e grandi inefficienze nell’organizzazione del lavoro.

L’inchiesta è firmata dalla giornalista Dana Priest ed è realizzata in partnership con Frontline, programma televisivo del canale PBS. La sua portata è confermata dal clima di attesa che si è registrato in queste ultime ore. Ieri Wikileaks, il sito famoso per la diffusione di documenti riservati e ufficiali, ha pubblicato su Twitter un messaggio misterioso ma a suo modo eloquente:

“Il vero cambiamento inizia lunedì sul Washington Post”

Nei giorni scorsi invece il governo statunitense aveva manifestato grande preoccupazione, inviando ai suoi dipendenti lettere e promemoria per prepararli alla pubblicazione degli articoli e suggerire la linea da tenere. Il direttore dell’intelligence ha inviato una lettera alle società private che svolgono attività segrete per conto del governo, ricordando ai loro dipendenti che sono tenuti a non rispondere alle domande che verosimilmente gli saranno rivolte dalla stampa. Il contenuto della lettera, ottenuta e pubblicata dal Washington Times, mostra quanto sia rilevante il contenuto dell’inchiesta.

Vi chiediamo di ricordare a tutti i vostri impiegati la loro responsabilità nel proteggere informazioni e relazioni segrete, e di attenersi alle regole contrattuali sulle necessità di non renderle pubbliche. Gli impiegati non dovranno né confermare né smentire alcuna informazione contenuta nell’inchiesta, in questa e in nessun’altra: la pubblicazione degli articoli non modifica i nostri accordi e le norme vigenti. Se avvicinati dai giornalisti, gli impiegati dovranno fare rapporto al loro responsabile. I servizi segreti delle altre nazioni, le organizzazioni terroriste e diversi criminali hanno grande interesse a ottenere questo tipo di informazioni.

Un’altra lettera del governo americano – stavolta inviata dal direttore delle comunicazioni dell’ufficio intelligence – è arrivata nelle mani dei media. L’ha pubblicata l’Atlantic – che anticipa qui vari aspetti dell’inchiesta – e vi si legge innanzitutto una presentazione degli articoli del Washington Post, che aiuta a capire quali sono le loro conclusioni. Primo: l’intelligence negli ultimi dieci anni ha vissuto una crescita esponenziale, tanto da diventare ingovernabile. Vari soggetti hanno compiti e autorità sovrapponibili, moltissime attività sono affidate a società private, esterne al governo. Secondo: questo tipo di organizzazione ha generato un significativo spreco di risorse e tempo, specie nel settore dell’antiterrorismo e dello spionaggio. Terzo: l’intelligence ha abbandonato la sua missione successiva all’11 settembre e sta concentrando la sua energia su programmi ridondanti e competitivi tra loro. La lettera si conclude consigliando alle varie agenzie di governo la linea da tenere nei confronti della stampa e di chi chiederà loro spiegazioni.

Potrebbe essere utile preparare una lista di successi ed esempi di buoni risultati ottenuti dal nostro lavoro di intelligence, così da poterli offrire come risposta alla stampa, bilanciare il dibattito e mettere in campo nuovi argomenti. Nel dibattito con la stampa, cercheremo di ottenere sostegno al nostro lavoro mostrando casi di attività integrate, agili e ben funzionanti che ci hanno permesso di conseguire grandi risultati. Vogliamo minimizzare i danni causati dalla pubblicazione non autorizzata di informazioni riservate e sensibili.

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