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  • Sabato 18 gennaio 2025

Molti civili di Gaza non hanno più una casa in cui tornare

Con il cessate il fuoco potranno spostarsi più facilmente, ma la maggior parte degli edifici della Striscia è stata distrutta dai bombardamenti israeliani

Un edificio residenziale danneggiato dai bombardamenti israeliani a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, l'8 gennaio 2025
Un edificio residenziale danneggiato dai bombardamenti israeliani a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, l'8 gennaio 2025 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Domenica 19 gennaio alle 8:30 (le 7:30 in Italia) entrerà in vigore il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. I combattimenti dovrebbero essere sospesi per almeno sei settimane e i civili dovrebbero potersi spostare più facilmente nella Striscia, dopo 15 mesi di evacuazioni e trasferimenti forzati. Molti però non hanno più una una casa in cui tornare, dato che gran parte degli edifici della Striscia è stata distrutta dai continui attacchi e bombardamenti israeliani.

Secondo un’analisi di Reuters basata su immagini satellitari, è stato distrutto circa il 60 per cento degli edifici della Striscia, e oltre il 70 per cento nella zona settentrionale. Durante la guerra la maggior parte dei civili ha dovuto lasciare le proprie case e si è rifugiata in scuole riconvertite in alloggi, oppure nei campi gestiti dalle Nazioni Unite, in condizioni estremamente precarie e spesso con enorme carenza di beni di prima necessità, a partire dal cibo e dalle medicine.

L’accordo per il cessate il fuoco prevede tre fasi, ma per ora sono stati concordati i dettagli solo della prima, che dovrebbe durare sei settimane. In quel periodo i combattimenti dovrebbero essere sospesi, anche per permettere lo scambio di ostaggi e di prigionieri palestinesi detenuti in Israele.

Gli abitanti della Striscia si stanno preparando: molti sperano di riuscire a incontrare di nuovo i propri amici e familiari, e intendono tornare nel luogo in cui vivevano per vedere in che stato è. Fedaa al Rayyes, una donna di quarant’anni, ha detto al New York Times che la prima cosa che intende fare dopo l’inizio del cessate il fuoco è cercare i parenti che non vede da mesi, per sapere chi di loro è sopravvissuto. «È impossibile descrivere la mescolanza di sollievo e dolore», ha detto.

Palestinesi celebrano l'annuncio del cessate il fuoco a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, il 15 gennaio

Palestinesi celebrano l’annuncio del cessate il fuoco a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, il 15 gennaio 2025 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Molti vorrebbero approfittare della sospensione delle ostilità per tornare nel nord della Striscia, che da mesi è sotto assedio: con continui bombardamenti e operazioni militari l’esercito israeliano ha distrutto sistematicamente la maggior parte degli edifici, aumentando sempre di più il controllo militare sul territorio e costringendo i civili ad andarsene. Lo scorso novembre un funzionario dell’esercito aveva ammesso che Israele non voleva far tornare i civili in quella zona, ma l’accordo prevede che possano farlo a partire dal settimo giorno dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco.

Al Hassan al Harazeen, un ragazzo di 23 anni originario della città di Gaza (nel nord), ha raccontato di sapere che la casa della sua famiglia è stata distrutta, ma dice che ci tornerà comunque per «abbracciare le pietre e i mattoni come se fossero parte di me». Vuole poi visitare la tomba in cui seppellirono suo nonno all’inizio della guerra.

Palestinesi guardano un edificio residenziale distrutto da un bombardamento a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, l'8 gennaio 2025

Palestinesi guardano un edificio residenziale distrutto da un bombardamento a Deir al Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, l’8 gennaio 2025 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Haddad è una donna di trent’anni che si trova attualmente nel nord della Striscia. All’inizio della guerra è stata separata dai suoi genitori e altri parenti, che si sono spostati a sud e ora vogliono tornare a casa: «Aspetterò sul balcone per vederli arrivare», ha detto al Wall Street Journal. Quando iniziò la guerra suo figlio era appena nato, ora ha quasi due anni: «Ha imparato a camminare e a parlare, ma non conosce la sua famiglia».

Durante il cessate il fuoco dovrebbero entrare nella Striscia fino a 600 camion con aiuti umanitari al giorno, un aumento enorme dato che ultimamente Israele permette l’accesso di circa 40 o 50 camion. Decine di mezzi sono già in Egitto al confine con la Striscia, in attesa che sia riaperto il varco di Rafah e che possano quindi iniziare le consegne.