• Italia
  • mercoledì 14 luglio 2010

Che cosa c’è nei verbali sulla lobby

Di tutto: linguaggio in codice, milioni di dollari, telefonate con membri del governo, rapporti con la camorra

Ieri l’Espresso ha pubblicato in esclusiva sul suo sito le foto di alcuni incontri tra gli esponenti della lobby che i giornali definiscono P3. Una di queste mostra un incontro al bar dell’Hotel Eden a Roma tra Marcello Dell’Utri, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, nel giorno dell’udienza sul lodo Alfano. Oggi i quotidiani raccontano più nel dettaglio le attività della lobby, riportando ampi stralci dei verbali dei carabinieri.

Un pacco pieno di dollari. Lele Mora. I casinò. La camorra. Il linguaggio in codice: l’uomo verde, le mozzarelle. Se Carboni, Lombardi e Martino sono soltanto dei “pensionati sfigati”, come dice Berlusconi, di certo avevano un sacco di inventiva. E forse davano i numeri, visto che la lettura dei verbali sembra mostrare invece un quadro di relazioni di un certo livello: non quello di un gruppetto di pensionati sfaccendati ma quello di un’organizzazione specializzata nella mediazione con grossi soggetti, dal governo alla camorra, dalla magistratura all’imprenditoria. Per fare un esempio, a un certo punto Carboni giunge a Milano – dice al telefono – con “cinquecento milioni di dollari”. Non si capisce bene a cosa servano e di chi siano ma, scrive Repubblica, “dalle intercettazioni trascritte emerge un inquietante intreccio fra Carboni, i suoi sodali ed esponenti della camorra interessati a riciclare ingenti somme di denaro”.

Obiettivo: realizzare casinò negli alberghi di tutt’Italia ed entrare con forza nel business dell’eolico. La malavita campana, insomma, dietro l’associazione segreta composta da Carboni, dall´imprenditore Arcangelo Martino e dal tributarista Pasquale Lombardi (tutti e tre arrestati) che poteva avvalersi di una rete di politici, magistrati e funzionari pubblici. Sullo sfondo anche un giro di tangenti: quelle che la camorra avrebbe distribuito ad alcuni parlamentari per essere “agevolata” nei suoi affari.

La camorra, Lele Mora, i casinò
I carabinieri scrivono che “un gruppo di soggetti di origine campana, ritenuti contigui alla camorra e attivi in operazioni di riciclaggio e impiego di risorse economiche di provenienza illecita nel settore del gioco, si sarebbe adoperato per riciclare denaro sporco”. Questo gruppo, capeggiato dal boss Pasquale De Martino, sarebbe entrato in contatto con Lele Mora e Flavio Carboni, allo scopo di “realizzare importanti iniziative imprenditoriali verosimilmente nel settore dei casinò. […] In tale contesto è emersa una chiara vicenda di natura illecita che sembrava prevedere il pagamento di somme in denaro, anche in favore di un uomo politico, per ottenere vantaggi”.

Le pressioni sulla magistratura
I carabinieri sostengono che Carboni, Martino e Lombardi avevano un grosso potere di influenza nei confronti di ampi settori della magistratura, avvalendosi di diverse persone che “parevano fornire il proprio contributo all’azione di interferenza”. Tra queste Arcibaldo Miller, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Uno dei principali obiettivi della lobby in questi mesi è stata la nomina del magistrato Alfonso Marra alla presidenza della Corte d’appello. Lombardi parla con Caliendo, già allora membro del governo, invitandolo a “lavorarsi per bene” Carbone, primo presidente della Corte di Cassazione e prospettandogli in cambio “una legge per l’aumento dell’età pensionabile da 75 a 78 anni”. Proprio Carbone – il cui voto è cruciale per l’elezione di Marra – aveva fatto questa richiesta a Lombardi.

“Io ti voglio dire una sola cosa: che faccio dopo la pensione?”. «Non ti preoccupare: ne sto parlando con l´amico mio di Milano», la risposta di Lombardi.

“Fai viaggiare la mozzarella”
Capita che Martino, Lombardi, Carboni e i loro interlocutori parlino in modo strano, utilizzando vocaboli a cui danno un significato diverso da quello comune. Parlano in codice, in pratica. “Dal dialetto ai riferimenti aulici”, scrive Repubblica, “molti dei protagonisti dell’inchiesta utilizzano un linguaggio criptato per paura di essere intercettati”. Lombardi parla in napoletano e le sue espressioni avrebbero messo in difficoltà i carabinieri. Formigoni, quando vuol sapere degli ispettori da inviare alla Corte d’appello di Milano, chiede “se malgrado la neve ci saranno degli spostamenti verso il Nord” e poi, qualche giorno dopo, chiede se “chi deve camminare lo sta facendo”. Quando l’ispezione salta, Martino chiama Formigoni e gli dice:

“Credo che ti arrivi quella mozzarella buona che fanno in casa, là… che è la cosa più importante”. Formigoni sembra entusiasta: “È sempre splendida, ma tu Arcangelo… non muoverti, fai viaggiare la mozzarella, poi ti muovi quando è necessario, hai capito?”.

Il business dell’eolico
Carboni è molto attivo in Sardegna. Spinge perché vengano costruiti 400 impianti eolici su discariche abusive “perché quelli di Roma sono incazzati neri”. E prepara il terreno.

Fa nominare «con gli interventi decisivi di Denis Verdini e Marcello Dell’Utri», scrivono i carabinieri, il fidato Ignazio Farris alla presidenza dell’Arpas Sardegna (agenzia ambientale): ieri il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha allontanato il tecnico. Verdini rivela a Carboni: «Domani fanno la giunta e sabato ne fanno un’altra volante per la nomina… Cappellacci mi ha detto di rassicurare te e Marcello». Carboni promette incarichi a uomini del suo gruppo affaristico e tiene in pugno il presidente Cappellacci: «Il governatore – scrivono i carabinieri – fa approvare dalla giunta regionale un documento redatto dal suo gruppo, più lucrevole e agevole». Sui direttori dei dipartimenti della Regione dice Carboni: «Adesso tocca a noi». E promette a Marcello Garau: «Domani tu sarai un vice… Dobbiamo fare un piano operativo sulle nomine». «E come si fa senza vederci?». «Domani sera io c’ho l’incontro».

“Sei un maestro”
Carboni e Verdini si riempiono di complimenti al telefono.

Carboni a Verdini: «Con te tutto va a posto, sei un maestro». Verdini: «Sono rapido, più che altro sono rapido». Carboni: «E sei concreto e sei pratico, ecco, e sei una persona leale, degnissima. Sei una mazza e molto simpatico, complimenti amico mio».

Carboni chiama Verdini “sua eccellenza il signore di Firenze” oppure “l’uomo verde”. I verbali mostrano inoltre come Carboni, Dell’Utri e Verdini si incontrassero per discutere degli affari in Sardegna (Verdini lo ha negato)

In una telefonata del 9 dicembre Marcello Dell’Utri spiega a Carboni che non potrà liberarsi prima delle 18 e propone di vedersi direttamente da Verdini. Dell’Utri: «Direttamente lì, da Denis». Carboni: «Direttamente da Denis, perché sono arrivati i miei due amici sardi, uno è già arrivato, l’altro è in arrivo… Ignazio (Farris) e coso per spiegare, ecco, quali sono… Loro sono i tecnici, cioè, quelli che proprio fanno… Adesso chiamo Denis, non possiamo prenderci un appuntamento senza che ci sei tu».

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