Il dialetto è meno parlato ma più di moda
Sembra un paradosso, ma non lo è: c’entrano la fine della stigmatizzazione e i nuovi contesti d’uso

Sembra un paradosso, ma non lo è: c’entrano la fine della stigmatizzazione e i nuovi contesti d’uso

«Il nostro fortunato bilinguismo di partenza minaccia di essere travolto da un ibrido approssimativo, più spiccio, più incolto e molto poco promettente. Potremmo definirlo italiesco: non più romanesco (o veneto, siciliano, ligure…) ma parecchio distante dall’italiano. Ha aggravato la situazione l’ascesa al potere di Giorgia Meloni e del suo gruppo di amici. Sarebbe anche pittoresco, non fosse che l’italiesco, quell’idioma di gruppo, è diventato la lingua che governa il nostro Paese»

«Nascosto negli interstizi della nostra parlata quotidiana, il dialetto resiste, anche se inespresso e dimenticato, a rappresentare un antico nucleo incandescente che cova sotto la cenere, e forse sotto ogni lingua. Ogni tanto viene a galla intorbidando l’italiano, addensando grumi di senso, increspando la superficie levigata della lingua che usiamo, per poi tornare a depositarsi sul fondo come una bestiola acquattata, e qui dorme finché qualcosa non la sveglia di nuovo»

«Un fiòlo l’è senpre una benedision. Dove che manzemo in sedici, mangeremo in diciassette» [Continua]

Cifti è il nome di Civita in dialetto albanese: un paese dell'interno della Calabria dove tradizione e ambiente sono i riferimenti del cambiamento

«È morto vent’anni fa e sono fortunato perché, quando ce n'è stata l’occasione, non l’ho avvicinato, così adesso posso leggerlo dalla distanza che annulla il confine tra vivi e morti. Lo stesso sentimento che avverto ogni volta che torno e passo attraverso i luoghi che ho imparato con le poesie e che cambiano di mese in mese, eppure qualcosa resta. Resta via San Gregorio com’era, resta il neon di un’edicola di via Crescenzago di una poesia di De Angelis, resta il dialetto da masticare di Franco Loi, resta la via dove Pagliarani si copriva la faccia col giornale, resta San Siro a piedi di Vittorio Sereni, restano le corsie d’ospedale che racconta Raboni di quando andava a trovare Cattafi. Resta la possibilità di fingere, per cui salgo sul 9, m’invento che il numero sia preceduto da un 2 e seguo un po’ di quel percorso, una volta scendo in viale Monte Nero, altre poco più avanti, altre mi spingo fin dopo Porta Venezia sperando di sfiorare il tram che procede in senso opposto»

Per la storia della convocazione in nazionale dell'islandese Birkir Bjarnason, che a Pescara non hanno preso per niente bene




Raffigurano emozioni o contesti noti a tutti, ma che hanno una parola o un'espressione in una certa lingua: le ha disegnate l'illustratrice Emma Block


Era il 2001 e Mastella litigò in un inglese "creativo" con alcuni poliziotti tedeschi


Il terzo in assoluto del cantante napoletano di cui non si conosce l'identità, organizzato sul lungomare della città: c'erano circa 20.000 persone




Mattia Feltri racconta la storia dei proclami e delle promesse non mantenute sul "pratone di Pontida"
