Netflix sta facendo un rimpastone

La piattaforma ha licenziato un migliaio di dipendenti e tre importanti dirigenti, e vuole puntare di più su film e serie tv di grande impatto

Ted Sarandos, uno dei due amministratori delegati di Netflix, nel 2025 (Xavier Collin/Image Press Agency)
Ted Sarandos, uno dei due amministratori delegati di Netflix, nel 2025 (Xavier Collin/Image Press Agency)
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Netflix ha avviato una ristrutturazione interna che cambierà parte dell’offerta di una delle piattaforme di streaming più importanti al mondo, la prima per numero di abbonati e la seconda più usata dopo YouTube. Negli ultimi giorni sono stati rimossi dai rispettivi incarichi tre importanti dirigenti del settore produttivo: la responsabile dei contenuti Bela Bajaria, il responsabile della divisione film Dan Lin e il suo vice Doug Belgrad; e l’azienda ha annunciato il licenziamento di un migliaio di dipendenti, circa il 6 per cento della sua attuale forza lavoro. È la riduzione di lavoratori più consistente dal 2022.

Già alla fine di settembre Ted Sarandos, uno dei due amministratori delegati di Netflix, aveva riconosciuto pubblicamente che l’azienda non stava crescendo abbastanza, lasciando intendere di avere in programma una riorganizzazione.

Netflix è in crescita, ma ha dovuto ridimensionare le sue previsioni per la fine dell’anno. Nel terzo trimestre dell’anno l’utile netto è stato di 3,66 miliardi di dollari, il 44 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il fatturato è stato invece di 12,87 miliardi, l’11,8 per cento in più. L’azienda ha però ridotto da 3 a 2,7 miliardi di dollari le previsioni di entrate pubblicitarie per il 2026. E stima per il prossimo trimestre un fatturato di 13,44 miliardi, leggermente inferiore a quello previsto dagli analisti. Nella prima metà del 2026, inoltre, il numero di spettatori di Netflix è aumentato del 2 per cento, meno delle aspettative.

Le preoccupazioni maggiori riguardano però il titolo azionario dell’azienda, che ha perso più del 40 per cento del suo valore rispetto allo scorso anno. È successo principalmente a causa della mancata acquisizione del gruppo Warner Bros. Discovery, che dopo mesi di annunci e trattative è stato infine comprato da Paramount.

Gli investitori hanno interpretato il fallimento dell’operazione come un segno di fragilità e di incertezza sulle prospettive di crescita dell’azienda. Ma il calo del titolo sta creando grossi malumori anche tra i dipendenti: come accade per molte aziende statunitensi, molti lavoratori di Netflix ricevono gran parte dei loro stipendi sotto forma di azioni.

Da qualche tempo Netflix ha anche un più generale problema di rilevanza culturale: la concorrenza è sempre più affollata e la piattaforma fatica a proporre serie originali di grande successo, come sono state per esempio Stranger Things o Squid Game.

Bela Bajaria nel 2026 (Future-Image/ZUMA Press)

Secondo fonti vicine all’azienda sentite dal Wall Street Journal, negli ultimi mesi Sarandos si è lamentato spesso del comparto creativo e della sua incapacità di fronteggiare la crescente concorrenza di TikTok e YouTube, che stanno sottraendo a Netflix sempre più spettatori.

Sarandos ha comunicato i tagli in un’email ai dipendenti e aveva in precedenza presentato la nuova strategia che intende seguire in piano conosciuto internamente come “Progetto Meridian”.

Il piano prevede di concentrare la maggior parte degli investimenti sui contenuti di punta della piattaforma, ovvero serie tv e film, riducendo sensibilmente le risorse destinate ad altri formati, come podcast, eventi sportivi in diretta e videogiochi.

Negli ultimi due anni Netflix aveva puntato molto su questi settori per competere con YouTube e TikTok, che con i loro contenuti corti, leggeri e in formato verticale attirano sempre più l’attenzione degli utenti. La strategia però non avrebbe pagato. Secondo un recente documento interno visto dal Wall Street Journal, solo il 3,5 per cento degli abbonati gioca ai videogiochi sulla piattaforma ogni mese, il 10 per cento in meno rispetto alle attese.

Nei prossimi mesi Netflix potrebbe inoltre cominciare a permettere agli iscritti di abbonarsi ad altri servizi direttamente dalla piattaforma, come fa già da un po’ la sua concorrente Amazon.

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Un altro cambiamento riguarderà la distribuzione dei film. Sempre di più seguiranno il modello tradizionale, con un periodo di esclusiva nei cinema prima dell’arrivo in streaming. È uno sconvolgimento importante per Netflix, che negli ultimi anni si era guadagnata la nomea di “nemica delle sale” proprio per le sue modalità di distribuzione veloci e spregiudicate.

Nella maggior parte dei casi infatti i suoi film che escono al cinema, anche quando diretti da registi acclamati come Martin Scorsese e Alfonso Cuarón, ci restano per pochi giorni prima di arrivare sulla piattaforma. Già da qualche tempo però l’azienda stava dando segni di voler cambiare strategia. La bola negra, uno dei più recenti film originali di Netflix, uscito nei cinema nordamericani il 16 ottobre, resterà in sala per 47 giorni prima di uscire sulla piattaforma. E lo stesso accadrà a febbraio con un’altra produzione originale: Narnia: The Magician’s Nephew di Greta Gerwig.

Bela Bajaria lavorava per Netflix da dieci anni, durante i quali ha gestito la produzione di alcune delle serie più importanti della piattaforma come Bridgerton, Adolescence, Beef – Lo scontro e soprattutto Stranger Things, forse la più famosa e radicata nell’immaginario collettivo.

È stata sostituita da Peter Rice, che dal 2019 era il presidente di Walt Disney Television, la società di produzione televisiva della Disney. Rice è un dirigente di grande esperienza. In quegli anni ha coordinato la programmazione di un gran numero di canali televisivi e piattaforme streaming come ABC, Disney Channel, Hulu e FX Networks e più di trecento produzioni, tra cui serie tv apprezzate da pubblico e critica come The Bear.

La sensazione più diffusa tra gli analisti è che Rice sia stato assunto soprattutto per coordinare la distribuzione cinematografica di Netflix, vista anche la sua profonda conoscenza del settore: prima di essere assunto da Disney lavorava infatti per 20th Century Fox, uno dei più grandi studi di Hollywood. L’altra cosa che dovrà fare sarà realizzare serie tv originali di grande richiamo, capaci di attirare attenzioni e discorsi, riducendo al contempo gli investimenti in videogiochi, podcast ed eventi sportivi.

Non si sa ancora se qualcuno sostituirà Dan Lin come capo della divisione film, che è stata assegnata ad interim allo stesso Rice.

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