L’Amazon delle piattaforme di streaming

È sempre Amazon, che sta trasformando Prime Video in un catalogo di canali a pagamento più piccoli o semplicemente in cerca di visibilità

Alcuni dei canali disponibili attraverso Amazon Prime Video
Alcuni dei canali disponibili attraverso Amazon Prime Video
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Amazon sta trasformando la sua piattaforma di streaming Prime Video in un aggregatore di piattaforme di streaming. Sei anni fa la società ha infatti cominciato a investire molto nella sua sezione Channels, che permette agli iscritti di abbonarsi ad altre piattaforme, sia piccole e specializzate che più grandi. Significa che con un account Amazon ci si può abbonare a Crunchyroll, MUBI, Rarovideo, Apple TV, Infinity e in Italia anche a piattaforme maggiori come Paramount+ e HBO Max. Tutto senza avere altri account e rimanendo all’interno dell’app o del sito di Prime Video.

Secondo il report di Antenna, società che monitora abbonamenti e utilizzi delle piattaforme di streaming, oggi il 70 per cento di tutti gli abbonamenti a queste piattaforme “specialty” passa per Amazon.

Le piattaforme devono versare tra il 15 e il 30 per cento di ogni abbonamento ad Amazon per almeno un anno, cosa che fanno perché passando da Prime Video aumentano i propri abbonati e riescono anche a recuperare più facilmente quelli persi. Chi disdice un abbonamento a una piattaforma piccola, infatti, difficilmente ha occasione di rifarlo, perché raramente gli capitano sotto gli occhi offerte o produzioni che si trovano solo lì. Prime Video diventa quindi una vetrina dove questi contenuti vengono promossi continuamente.

L’abbonamento a Prime Video è parte di un abbonamento a tutti i servizi Amazon, il più noto dei quali permette di farsi consegnare gli articoli acquistati sul negozio online senza spese di spedizione. L’aggiunta di altre piattaforme al catalogo di Prime Video è in questo senso un modo per rendere l’offerta audiovisiva simile a quella del negozio online. Come su Amazon è possibile trovare venditori di ogni tipo, grandi e piccoli, anche dentro Prime Video si trovano sia piattaforme più note sia un lungo elenco di servizi minori: oltre a quelle già citate, le tv ufficiali in streaming di Juventus, Inter e Milan, Playboy Tv Europe, Anime Generation, piattaforme di soli film western, di soli film horror o di thriller, oppure solo per i Pokémon o solo per le Winx.

Per attirare nuovi utenti e migliorare gli affari, Amazon punta ormai più sull’aggregazione di piattaforme diverse che sulla produzione di serie tv e film di grande prestigio. Sempre secondo il report di Antenna, Prime Video sta trovando così il suo modo di competere nel mondo dello streaming e di non essere più solo un vantaggio aggiuntivo per gli abbonati al servizio Prime, ma una voce di profitto.

L’aggregazione di più piattaforme sotto un solo abbonamento non è un’invenzione di Prime Video e Amazon non è l’unica ad aver deciso di puntarci. Negli Stati Uniti per esempio anche YouTube e Roku consentono di abbonarsi a Paramount+ e Peacock (piattaforma di Universal non disponibile in Italia). Amazon però l’ha fatto su un altro ordine di grandezza.

Nonostante Prime Video sia stata una delle prime piattaforme di streaming in assoluto – nata nel 2006, prima di Netflix – ha sempre faticato a trovare una propria identità. È passata per le stesse fasi attraversate dalle altre piattaforme: prima si è promossa con serie ambiziose e di grande livello qualitativo (come Transparent e Mozart in the Jungle), poi è passata a produzioni più generaliste, pensate per un pubblico più ampio, come La fantastica signora Maisel, poi a quelle costosissime come Gli anelli del potere, Fallout o il progetto Citadel, e adesso ha affiancato alle serie anche molti show, reality e produzioni locali.

Quando è stato chiaro che la gara con Netflix e YouTube, cioè con le piattaforme più guardate, era impossibile da vincere e che anzi il distacco si faceva sempre più grande, puntare su Channels si è rivelata una buona soluzione per crescere. Nel 2024 anche Apple TV è entrata nell’offerta Channels e nel primo anno su Prime ha aumentato i suoi abbonati del 10 per cento. Sempre secondo Antenna il 20 per cento degli utenti che si abbonano a una piattaforma tramite Channels si abbona anche a un’altra entro sei mesi.

Questo per Amazon è anche un modo di guadagnare terreno nel settore delle inserzioni pubblicitarie. Da anni la pubblicità online è dominata da Google (che gestisce inserzioni sui risultati di ricerca e dentro YouTube) e da Meta (che gestisce inserzioni principalmente su Facebook e Instagram). Nell’ultimo anno però Amazon è cresciuta molto. Google e Meta controllano ciascuna il 26 per cento del mercato pubblicitario online, Amazon il 9 per cento, ma con una crescita del 17 per cento nel 2025. Le inserzioni che Amazon offre sono quelle all’interno dei podcast o degli audiolibri Audible, i risultati “sponsorizzati” all’interno del suo negozio online e poi le pubblicità video dentro Prime Video e le altre piattaforme. A seconda del contratto e della grandezza della piattaforma, infatti, Prime Video trattiene una fetta degli introiti di tutte le pubblicità viste dagli utenti delle piattaforme sul sito o sull’app di Prime Video.