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  • Mercoledì 23 settembre 2026

È iniziata una nuova guerra nel Tigrè?

Ci sono stati scontri tra il governo federale dell'Etiopia e le milizie che lo combattono, che hanno preso il controllo degli aeroporti della regione

Una scuola danneggiata dai proiettili in Tigrè, in una foto scattata a febbraio 2024 (Ed Ram/Getty Images)
Una scuola danneggiata dai proiettili in Tigrè, in una foto scattata a febbraio 2024 (Ed Ram/Getty Images)
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Mercoledì nella regione del Tigrè, nel nord dell’Etiopia, ci sono stati nuovi scontri fra le forze armate federali e il braccio armato del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè, un partito e gruppo armato che combatté una guerra civile contro il governo fra il 2020 e il 2022. In quell’anno le parti si accordarono per porre fine agli scontri, ma la situazione è sempre rimasta tesa e nel tempo ci sono stati scontri sporadici. Ora si accusano a vicenda di aver iniziato una guerra, e la situazione rimane poco chiara.

Getachew Reda, ex politico del Fronte ora vicino al governo federale, ha detto che i miliziani del Fronte hanno attaccato le forze federali in varie località e che hanno preso il controllo degli aeroporti regionali. Al contrario il Fronte ha accusato il governo degli attacchi e ha detto di essere entrato in quella che ha definito una «guerra difensiva». La compagnia di bandiera Ethiopian Airlines ha confermato ad Associated Press di aver sospeso i voli in alcune città, senza dare ulteriori dettagli.

Il Fronte è un’organizzazione politica e militare etiope originaria del Tigrè e legata all’etnia principale della regione, quella tigrina. Fu la principale forza di governo in Etiopia per quasi trent’anni, tra il 1991 e il 2018, quando il primo ministro si dimise e fu sostituito da Abiy Ahmed, nominato dalla nuova coalizione al potere e tuttora in carica.

La guerra civile combattuta fra il 2020 e il 2022 iniziò perché il Fronte contestava al governo federale il ritardo nell’organizzare nuove elezioni dopo l’insediamento di Abiy e chiedeva maggiore autonomia. Organizzò così delle elezioni locali come forma di protesta: il governo le giudicò illegittime e poco dopo iniziarono gli scontri.

La guerra durò due anni e fu molto cruenta: venne ucciso un numero stimato di 600mila persone e tra i 3 e i 5 milioni furono sfollate. Le Nazioni Unite dichiararono che tutte le parti in causa avevano violato il diritto internazionale e che probabilmente avevano commesso crimini di guerra e contro l’umanità.

Nel novembre del 2022 la guerra si concluse con l’accordo di Pretoria, che fra le altre cose prevedeva che la regione fosse posta sotto un’amministrazione provvisoria in vista dell’organizzazione di nuove elezioni. Lasciò comunque molte questioni aperte, su tutte il disarmo del Fronte, che non venne mai completato. Dopo due anni di relativa tregua, dal 2024 gli scontri sono di nuovo aumentati di frequenza e intensità. Sia quelli tra il braccio armato del Fronte e il governo federale, che quelli interni allo stesso Fronte di liberazione, tra le fazioni più favorevoli a collaborare col governo e altre che lo sono meno.

Da mesi gli esperti dicono di temere che si possa tornare a una guerra aperta come quella del biennio 2020-2022. A inizio febbraio il governo etiope aveva spostato alcune delle proprie truppe verso il Tigrè e alcune fonti governative avevano riferito che il governo stava valutando un’operazione militare su larga scala. Durante l’estate il braccio armato del Fronte aveva accusato il governo federale di aver condotto svariati attacchi con droni sul Tigrè.

(Ed Ram/Getty Images)

Domenica un gruppo di sette milizie attive in varie regioni dell’Etiopia, fra cui il Fronte, aveva detto di aver formato una nuova alleanza militare per rovesciare il governo di Abiy. Dentro al gruppo ci sono anche milizie che nella guerra civile del 2020-2022 combatterono assieme al governo, ma che si erano poi distanziate accusandolo di voler centralizzare il potere ed emarginare i tigrini.

Negli ultimi mesi ci sono stati nuovi sviluppi anche sul piano politico.

A maggio il Fronte di liberazione (il partito, non il braccio armato) aveva rimesso in funzione il parlamento regionale la cui elezione era stata la principale ragione scatenante della guerra. Aveva quindi di fatto scavalcato l’amministrazione provvisoria stabilita dall’accordo di Pretoria, svuotandola.

Da allora la regione ha di fatto due amministrazioni: una è quella provvisoria nominata dal governo federale e guidata dal generale Tadesse Werede, capo dell’amministrazione provvisoria riconosciuta dagli accordi; l’altra è quella di Debretsion Gebremichael, storico esponente del Fronte di liberazione che a maggio era stato eletto presidente dal parlamento regionale.

– Leggi anche: Nuovi ribelli contro vecchi ribelli, nella regione etiope del Tigrè