• Media
  • Mercoledì 23 settembre 2026

Cos’è il “press pool” della Casa Bianca

Il gruppo di giornalisti che segue il presidente per conto di tutte le altre testate, di cui fanno parte anche le tv che lo stanno boicottando

Donald Trump parla con i giornalisti che lo seguono prima di salire sull'Air Force One durante la visita in Irlanda, il 13 settembre a Shannon
Donald Trump parla con i giornalisti che lo seguono prima di salire sull'Air Force One durante la visita in Irlanda, il 13 settembre a Shannon (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Caricamento player

Da martedì le principali tv statunitensi hanno sospeso la copertura televisiva degli appuntamenti del presidente Donald Trump, per protestare contro la sua decisione di vietare ai giornalisti di media sgraditi l’accesso alla Casa Bianca. Le tv fanno parte del cosiddetto “press pool”, traducibile più o meno con “gruppo stampa”, che segue costantemente il presidente e documenta tutto quello che fa, per poi condividerlo con le altre testate.

Del pool fanno parte CNN (che è tra i media vietati da Trump), ABC, CBS, NBC e Fox News. L’amministrazione Trump sta risentendo del boicottaggio, tanto che ha aperto su YouTube una diretta chiamata “Trump TV” che dovrebbe servire come una specie di surrogato delle funzioni del pool televisivo. Trasmette prevalentemente materiale d’archivio: nella tarda mattinata di mercoledì mostrava la tradizionale caccia alle uova di Pasqua alla Casa Bianca dello scorso aprile, e vecchi discorsi di Trump.

– Leggi anche: Le principali tv statunitensi hanno sospeso la copertura televisiva di Trump

Per capire gli effetti del boicottaggio è utile spiegare cos’è e cosa fa il press pool, che è fondamentale per tutte le coperture mediatiche della Casa Bianca ma allo stesso tempo non è molto noto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori.

Anzitutto, non è composto solo da televisioni: ci sono anche giornali, agenzie, fotografi, radio e i cosiddetti “nuovi media” che, con Trump e la sua precedente portavoce Karoline Leavitt, sono stati scelti soprattutto tra attivisti e influencer conservatori. Sono le televisioni del pool a occuparsi di microfonare il presidente e di verificare che l’audio funzioni nelle riprese, e si organizzano a rotazione per registrare o trasmettere in diretta gli eventi alla Casa Bianca: in questi giorni, senza di loro, è capitato che le dichiarazioni di Trump non avessero audio.

Una telecamera fuori dalla West Wing della Casa Bianca, il 18 settembre a Washington

Una telecamera fuori dalla West Wing della Casa Bianca, il 18 settembre a Washington (AP Photo/Alex Brandon)

Il press pool nacque durante la presidenza del Repubblicano Dwight Eisenhower (1953-1961) per il problema delle troppe richieste di accesso allo Studio Ovale, all’aereo presidenziale e ad altri contesti ufficiali legati alle attività del presidente. È un gruppo ristretto: solitamente comprende tre giornalisti di agenzie di stampa, due di giornali online o cartacei, uno della radio, quattro fotografi e una troupe televisiva. Le testate si organizzano a rotazione, mandando a seguire gli eventi i loro giornalisti accreditati.

– Leggi anche: La campagna di Trump contro i media

I contenuti del pool sono un genere a parte: non finiscono online o negli articoli, ma sono propedeutici ed essenziali per il lavoro degli altri media, con cui vengono condivisi via email. Un tipico contenuto del pool è questo del 2003, riportato dal New York Times in un articolo sulla sua storia. Si trattava di un viaggio segreto del presidente George W. Bush a Baghdad, in Iraq (qui ovviamente lo riportiamo tradotto):

20:25 Air Force One in rullaggio. 20:27 Air Force One in volo. I giornalisti hanno visto che l’aereo non aveva le luci di posizione che si vedono di solito, tra cui quelle rosse o verdi sulle ali. Il film Terminator 3: Rise of the Machines è stato messo in riproduzione nella zona della stampa. 20:45 L’aereo è sembrato andare insolitamente veloce.

Il press pool è gestito dalla White House Correspondents’ Association, un’associazione indipendente che gestisce i rapporti fra la Casa Bianca e i suoi corrispondenti, e tra le altre cose accompagna i presidenti nei viaggi all’estero. I costi sono tutti a carico delle testate e possono essere particolarmente onerosi: per una tv, una settimana di copertura può costare anche 100mila dollari (88mila euro). Per questo, abitualmente solo le testate più grosse possono permettersi di partecipare e quelle più piccole dipendono dai loro contenuti.

Un discorso di Trump trasmesso su uno schermo della sala stampa della Casa Bianca, il 16 luglio

Un discorso di Trump trasmesso su uno schermo della sala stampa della Casa Bianca, il 16 luglio (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Ogni volta che il presidente si sposta, che sia per viaggi all’estero o per movimenti cittadini, nella colonna di auto che lo segue c’è anche il van con i giornalisti del press pool. L’arrivo – spesso di corsa – dei giornalisti del pool è, per i loro colleghi già sul posto, una specie di segnale che sta per arrivare o parlare il presidente.

La funzione del pool è anche essere sempre pronto in caso di un discorso alla nazione, di emergenze o di imprevisti. Per esempio, nel 1981 il turno spettava a PBS durante l’attentato al presidente Ronald Reagan (avvenne a Washington, lui sopravvisse). Durante la campagna elettorale del 2024 c’era una specie di pool informale che accompagnava Trump quando gli spararono durante un comizio in Pennsylvania (“informale” perché Trump era candidato, non era in carica).

Questo presidio fa sì che, se Trump va a giocare a golf, ci sia qualcuno del pool che sta lì tutto il tempo, anche svariate ore, di solito nel van. Il boicottaggio di questi giorni sta rendendo più difficoltoso avere immagini televisive, ma sono comunque disponibili fotografie e informazioni sulle dichiarazioni di Trump per la restante parte del pool, che si è limitata a boicottare alcuni eventi.