Karoline Leavitt non era una portavoce come le altre
Ha avuto un ruolo molto propagandistico e poco istituzionale, congeniale a Donald Trump, che non ha ancora deciso con chi sostituirla
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Per Donald Trump sarà complicato sostituire Karoline Leavitt, la portavoce della sua seconda amministrazione che lascerà l’incarico alla fine di agosto. Leavitt è riuscita a costruire un rapporto personale e di fiducia unico con Trump, che è notoriamente irascibile e nel primo mandato cambiò quattro portavoce. Ha interpretato l’incarico in modo meno istituzionale e più congeniale al presidente: cioè propagandistico, elusivo delle domande dei giornalisti e ostile ai media tradizionali.
Fare la portavoce di un politico vulcanico come Trump non è un mestiere facile, anche perché non è facile stargli dietro. Contraddice se stesso e i suoi funzionari nello spazio di poche ore. Comunica decisioni importanti, per esempio sui dazi o sulla guerra in Medio Oriente, digitandole direttamente sul suo social Truth. Anche l’annuncio delle dimissioni di Leavitt è stato fatto così, con un post che poi lei stessa ha commentato una volta che era già online.
Lo stile combattivo di Leavitt nelle conferenze stampa è ben riassunto dalla sua imitazione di questi giorni al Tonight Show di Jimmy Fallon, uno dei late show statunitensi più seguiti: il personaggio non risponde, ribalta le domande facendone a sua volta per attribuire ai giornalisti macchinazioni e fake news. La parodia somiglia alla realtà. Per la Leavitt vera, questo approccio è funzionale a sottrarsi ai doveri, se non di trasparenza almeno di ingaggio con la stampa, previsti dal ruolo.
Leavitt ha trasformato le conferenze stampa in un momento performativo e funzionale alla narrazione dell’amministrazione Trump. È una beniamina del movimento politico MAGA (dall’acronimo dello slogan trumpiano “Make America Great Again”), con cui ha una sintonia ideologica.
Entrò molto giovane – oggi ha 28 anni – nella cerchia ristretta di Trump dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, quando mezzo Partito Repubblicano lo considerava finito. Leavitt ha ottenuto la fiducia di Trump mostrandogli dedizione alla causa: durante la campagna elettorale del 2024 riprese il suo posto una settimana dopo aver partorito il primo figlio (la nascita della secondogenita, quest’anno, è invece la ragione delle dimissioni).

Karoline Leavitt assiste mentre Trump parla con i giornalisti, il 14 agosto (AP Photo/Luis M. Alvarez)
Leavitt è ritenuta capace di parlare alla base MAGA, dicendole dal podio della Casa Bianca quello che vuole sentirsi dire. Per questo, per esempio, ha ripristinato il momento della preghiera prima delle conferenze stampa. L’ha mutuato dal predecessore Kayleigh McEnany, che la chiamò come assistente quando lavorava a Fox News durante il primo mandato di Trump.
Leavitt ha condizionato la scelta dei giornalisti che possono accedere alla briefing room, la stanza delle conferenze stampa, o accompagnare il presidente nei viaggi. Ha aperto queste occasioni a media cosiddetti “alternativi”, in prevalenza commentatori e network di destra oppure podcaster e influencer simpatizzanti. Specularmente, le ha interdette a giornalisti di media storici: per esempio, rifiutando l’ingresso all’Associated Press come ritorsione per non avere adottato il nome voluto da Trump per il Golfo del Messico.
– Leggi anche: Il difficile mestiere di portavoce di Donald Trump
Leavitt è stata organica nella propaganda trumpiana anche per l’abilità con cui si è inventata occasioni per sostenerla dove in teoria non c’erano. Per esempio, quando durante una conferenza stampa Trump le ha chiesto se la briefing room non fosse strapiena, lei ha risposto prontamente che ci voleva proprio l’enorme sala da ricevimenti che Trump sta cercando di far costruire alla Casa Bianca. In un’altra occasione ha sostenuto che la sala sia «di importanza critica per la nostra sicurezza nazionale».
Proprio per il rapporto stretto con il presidente, che tiene in grande considerazione i suoi consigli, paradossalmente Leavitt era una fonte importante per i giornalisti quando decideva di parlare off the record. Difficilmente chi prenderà il suo posto avrà le stesse entrature, e quindi la stessa credibilità. Per il momento non sono stati indicati sostituti – è pure possibile che Trump decida che non gli servano – ma per capire l’importanza di Leavitt si può guardare a chi ha fatto le sue veci quando non c’era: il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance.



