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  • Mercoledì 30 settembre 2026

Tra l’Italia e l’Egitto c’è di mezzo anche un altro caso diplomatico

Quello di Nessy Guerra, una 27enne bloccata lì con la figlia: l'ha citata il ministro Tajani per spiegare le sue dichiarazioni sulla sentenza Regeni

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla Camera dei deputati, 16 settembre 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla Camera dei deputati, 16 settembre 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Il governo italiano sta facendo capire che per ora non intende interrompere i rapporti con l’Egitto, come invece chiesto dalle opposizioni e dalla famiglia di Giulio Regeni dopo la sentenza che ha condannato tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro del ricercatore italiano, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Martedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che il governo finora ha usato «tutti i canali politici e diplomatici con il Cairo. E dubito che chiudendo quei canali ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarcene».

Lo Stato italiano è parte civile nel processo Regeni, e secondo la sentenza deve essere risarcito subito con 150mila euro dagli agenti egiziani. Alla famiglia Regeni spettano 500mila euro. Ottenere l’esecuzione della sentenza – che ha condannato i tre agenti a dieci anni di carcere ma non è definitiva – richiede però la collaborazione dell’Egitto, visto che i tre agenti egiziani risultano da anni irreperibili.

In passato le autorità egiziane hanno ostacolato le indagini italiane su Regeni in vari modi, ma per il governo insistere per trovare un accordo non è semplice anche per altre ragioni. Tra i due paesi ci sono rapporti politici ed economici stretti, e da alcuni mesi si è aggiunto un altro caso diplomatico molto delicato. Riguarda Nessy Guerra, una donna di 27 anni di Sanremo bloccata in Egitto insieme a sua figlia di 4 e condannata lì per adulterio. Da tempo si parla in ambienti diplomatici del timore che l’Egitto possa usare la sua vicenda come ritorsione per la sentenza del processo Regeni, e ora questo timore è stato indicato in maniera più esplicita dal governo italiano.

Martedì ha fatto riferimento a Guerra il ministro degli Esteri Antonio Tajani, da cui dipendono direttamente i servizi di sicurezza e che da giorni è molto criticato per le sue dichiarazioni sulla sentenza, molto morbide nei confronti del governo egiziano, (aveva detto che «ci sono tre persone colpevoli, ma non è l’Egitto a essere condannato in quanto tale»). Tajani ha rivendicato il suo essere cauto, dicendo che «con la stessa attività diplomatica silenziosa» che starebbe usando per Regeni, il governo è riuscito «a riportare in Italia Patrick Zaki, e con lo stesso impegno stiamo lavorando per riportare a casa Nessy Guerra e la sua bambina».

Pur senza dirlo esplicitamente, Tajani sembra suggerire che esporsi troppo contro l’Egitto rischierebbe di compromettere le trattative per riportare in Italia Guerra e la sua famiglia.

L’avvocata Alessandra Ballerini e la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, escono dall’aula Occorsio del tribunale di Roma dopo la sentenza, 28 settembre 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

Guerra si era trasferita anni fa in Egitto insieme all’ex marito italo-egiziano Tamer Hamouda, conosciuto in Italia. I due hanno una figlia di quattro anni. Nel 2024 Guerra era stata arrestata dalle autorità egiziane dopo che Hamouda l’aveva denunciata per adulterio, un reato che in Italia non esiste ma che è ancora previsto dall’ordinamento egiziano, dopo che lei aveva chiesto di separarsi.

L’avvocata di Guerra, Agata Armanetti, dice che la donna «è una vittima di violenza» e definisce Hamouda come un uomo abusante e violento, che non ha mai smesso di minacciare Guerra. Hamouda era già stato condannato anni fa in Italia per violenza sessuale, stalking e lesioni nei confronti della donna con cui stava prima di Guerra. A giugno è stato arrestato per aver minacciato e tentato di aggredire il console onorario italiano in Egitto, Orazio Gioacchini, ma è stato rilasciato pochi giorni dopo.

Lo scorso febbraio il tribunale egiziano di Hurghada ha condannato Guerra per adulterio in primo grado e a fine aprile ha confermato la condanna anche in appello. Guerra è stata condannata a sei mesi di carcere e ai lavori forzati. In Egitto la sentenza di secondo grado è immediatamente esecutiva (in Italia lo diventa dopo che è passata anche dalla Cassazione, il terzo grado di giudizio).

Il primo luglio Guerra era stata fermata al Cairo e portata in una stazione di polizia. Era stata rilasciata dopo l’intervento del ministero degli Esteri italiano, secondo cui Guerra sarebbe stata fermata per via di un ordine di un giudice egiziano che imponeva di far vedere la bambina a Hamouda. Da allora vive come in detenzione domiciliare, che in Egitto però non esiste. «È di fatto bloccata lì, dopo che l’ambasciatore italiano è riuscito a negoziare con le autorità egiziane che lei risultasse reperibile a casa sua invece di essere arrestata», spiega Armanetti.

In questi mesi né Tajani né Meloni hanno telefonato direttamente a Guerra, fa sapere l’avvocata.

Nel frattempo è in corso anche un contenzioso per l’affidamento della figlia, che Hamouda sta provando a ottenere per sé. Ad aprile il ministero degli Esteri italiano aveva fatto sapere che le autorità egiziane non avevano autorizzato la partenza della bambina per l’Italia.

L’avvocata di Guerra ha fatto ricorso in Cassazione contro la condanna in appello, ma l’udienza deve ancora essere fissata. Definisce la situazione per Guerra come estremamente delicata. Guerra ha detto all’ANSA di aver temuto che «una sentenza dura come una condanna all’ergastolo per Giulio Regeni potesse avere ripercussioni sul mio caso». Uno dei quattro imputati nel processo Regeni, il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, era accusato anche di lesioni pluriaggravate e omicidio aggravato: la procura di Roma per lui aveva chiesto l’ergastolo, ma la Corte d’Assise di Roma lunedì lo ha assolto da queste accuse, mentre lo ha condannato per sequestro, insieme ad altri due agenti.

L’assoluzione di Sharif non ha niente a che fare con il caso di Guerra, e più in generale le decisioni della magistratura in Italia sono indipendenti dal governo e dalle attività diplomatiche. Non sarebbe comunque la prima volta che un altro paese tenta di usare una situazione che coinvolge cittadini stranieri come merce di scambio per ottenere qualcosa dai loro governi.

In tutto questo finora Tajani e Meloni hanno fatto capire che puntano ad aspettare che la sentenza su Regeni diventi definitiva prima di coinvolgere l’Egitto, cosa che potrebbe accadere nei prossimi mesi, qualora non venga impugnata né dagli avvocati difensori né dalla procura. Il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti ha detto che lo Stato chiederà il risarcimento quando la sentenza verrà depositata, entro 90 giorni. Se però, come hanno già preannunciato, gli avvocati d’ufficio che rappresentano gli agenti dei servizi egiziani proveranno a fare ricorso, i tempi del processo potrebbero allungarsi ulteriormente.

L’Egitto è un paese molto importante per l’Italia a livello diplomatico, per il suo peso nella stabilità della regione e per le sue buone relazioni con la Libia, e perché Italia ed Egitto hanno solide relazioni commerciali da tempo, che fruttano complessivamente affari per circa sei miliardi di euro all’anno. Nel 2024 è stato anche inserito nell’elenco dei paesi cosiddetti “sicuri”, quelli che secondo il governo rispettano libertà e diritti civili e avrebbero un orientamento democratico.

– Leggi anche: Cosa succede dopo la sentenza sull’omicidio di Giulio Regeni