È stata ritirata la richiesta di archiviazione per la strage di Ustica
La procura di Roma ha cambiato idea dopo che la Francia aveva detto di essere disposta a collaborare, e dopo l'opposizione del governo
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La procura di Roma ha ritirato la sua richiesta di archiviazione dell’indagine sulla strage di Ustica. L’inchiesta riguarda le responsabilità dell’abbattimento di un aereo DC-9 della compagnia Itavia in volo da Bologna a Palermo il 27 giugno del 1980, precipitato in mare al largo dell’isola a nord di Palermo, provocando la morte di tutte le 81 persone a bordo. Lunedì si era saputo che la Francia, di cui si sospetta il coinvolgimento, era disposta a fornire documenti che potrebbero aiutare a chiarire gli eventi, dopo decenni di reticenze.
Nell’udienza di mercoledì il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha detto che la collaborazione della Francia apre «nuove prospettive di indagine», anche grazie alla promessa di mantenere la collaborazione in futuro.
Le responsabilità dell’incidente non sono mai state accertate giudiziariamente, ma decenni di ricostruzioni concordano sul fatto che l’aereo fu abbattuto come effetto collaterale dell’intensa attività di aerei militari non italiani presenti nella zona in quel momento. Finora le richieste di collaborazione della magistratura italiana a Stati Uniti e Francia, che si pensa fossero coinvolti, non hanno mai portato a svolte concrete. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fra gli altri, ha ripetutamente chiesto la collaborazione dei paesi alleati nella ricostruzione della vicenda.
L’ipotesi più accreditata è che l’aereo sia stato abbattuto per errore durante una battaglia in volo tra aerei libici e della NATO. La nuova inchiesta era stata aperta nel 2008, dopo che l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga aveva detto che all’epoca i servizi segreti lo avevano informato che ad abbattere il DC-9 era stato un missile sparato da un aereo francese partito dalla portaerei Clemenceau. È contro ignoti, quindi non ci sono ufficialmente dei sospettati.
Il 4 marzo 2026 la procura di Roma aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari (gip) l’archiviazione dell’inchiesta, anche per via della scarsa collaborazione internazionale. Il 27 giugno però, nel 46esimo anniversario della strage, il governo aveva annunciato che si sarebbe opposto all’archiviazione, tramite l’Avvocatura dello stato (l’organo che rappresenta lo stato italiano nelle controversie legali).
La storia delle inchieste sulla strage è lunga e complessa. Le prime indagini sul disastro furono svolte parallelamente dalla magistratura e da una commissione ministeriale, che inizialmente concluse che l’aereo era caduto per un guasto dovuto alla scarsa manutenzione. L’ipotesi, che divenne famosa come quella del “cedimento strutturale”, venne presto messa in ridicolo.
Fin da subito circolò anche l’ipotesi dell’esplosione di una bomba piazzata a bordo dell’aereo. Nel 1982 questa teoria acquistò ulteriore solidità quando una perizia scoprì tracce di esplosivo su alcuni dei pochi reperti che si era riusciti a recuperare. La pista fu però abbandonata perché il ritardo di due ore con cui era partito l’aereo portò a escludere la presenza di una bomba a orologeria, e ai tempi gli attacchi terroristici suicidi erano una rarità.
A partire dal 1987 il recupero del relitto del DC-9 Itavia ha aiutato il lavoro di ricostruzione degli eventi. Negli anni le indagini e i processi dei magistrati si sono sviluppati in tre tronconi. Il primo è costituito dai processi penali per individuare i responsabili e che, fino a oggi, non hanno prodotto condanne: è quello tuttora in corso. Come detto, è partito dalle dichiarazioni di Cossiga (che anni dopo essere stato presidente del Consiglio venne eletto presidente della Repubblica).
Secondo Cossiga l’aereo sarebbe stato abbattuto dai caccia francesi che lo avevano scambiato per quello che stava trasportando il leader libico Muammar Gheddafi. Tra gli elementi a favore della tesi della “battaglia aerea” ci fu, un mese dopo l’incidente di Ustica, il ritrovamento sulle montagne della Calabria di un aereo da combattimento libico abbattuto. Nessuna forza armata ha mai ammesso di aver colpito l’aereo libico, ma il suo ritrovamento è stato considerato la prova che nell’estate del 1980 nei cieli sopra il Mediterraneo centrale c’erano stati uno o più scontri aerei.
Alcuni comunque ritennero poco affidabili le dichiarazioni di Cossiga: aveva spesso avuto ruoli ambigui nella storia politica italiana, e anche in altre occasioni aveva proposto ricostruzioni controverse di eventi storici a cui aveva partecipato. Nel corso delle indagini le autorità francesi smentirono la presenza della portaerei Clemenceau nel mar Tirreno, come invece aveva detto Cossiga.
Il secondo filone di inchiesta è costituito dal processo sui depistaggi che sarebbero stati messi in atto da politici e militari per nascondere cosa fosse realmente accaduto, concluso nel 2007 con l’assoluzione dei due generali ancora imputati.
Il terzo filone è quello che ha portato i risultati maggiori ed è costituito dai processi in sede civile, intentati dai parenti delle vittime per ottenere un risarcimento. I giudici civili hanno stabilito che il DC-9 fu abbattuto per errore nel corso di uno scontro aereo. Il tribunale, confermato poi dalla Corte di Cassazione, condannò al risarcimento delle vittime i ministeri della Difesa e dei Trasporti, poiché non avevano vigilato sui cieli italiani per evitare il disastro. I ministeri sono stati condannati anche per aver ostacolato le indagini.



