• Italia
  • Martedì 29 settembre 2026

Cosa succede dopo la sentenza sull’omicidio di Giulio Regeni

C'è una condanna che non può essere eseguita, un paese autoritario che non collabora e il governo italiano nel mezzo

L'aula Occorsio del tribunale di Roma piena durante la lettura della sentenza di primo grado nel processo sull'omicidio di Giulio Regeni, 28 settembre 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
L'aula Occorsio del tribunale di Roma piena durante la lettura della sentenza di primo grado nel processo sull'omicidio di Giulio Regeni, 28 settembre 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Caricamento player

Come per tutte le udienze precedenti, nemmeno lunedì i quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani erano in aula nel tribunale di Roma per ascoltare la sentenza che ha condannato tre di loro in primo grado a dieci anni di carcere per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore italiano che fu torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Sebbene i giudici abbiano assolto il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif dalle accuse di lesioni e omicidio, è comunque una sentenza molto importante, perché ha confermato il ruolo degli apparati di sicurezza egiziani, che dipendono dal governo, nel rapimento.

Eseguire la pena stabilita dai giudici sarà molto complicato, perché per trovare gli imputati servirebbe la collaborazione dell’Egitto, le cui autorità giudiziarie hanno per anni ostacolato le indagini sull’omicidio di Regeni. E sarà probabilmente costretto a intervenire in qualche forma anche il governo italiano, che era parte civile nel processo e a cui in base alla sentenza spetta un risarcimento. Capire cosa succederà è quindi difficile per via di incognite giuridiche e difficoltà diplomatiche.

I fascicoli del caso Regeni (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Bisognerà prima di tutto attendere le motivazioni della sentenza, che dovranno essere depositate entro 90 giorni. Da quel momento ci saranno poi 45 giorni di tempo per presentare ricorso in appello. In teoria possono farlo sia gli avvocati difensori sia la procura di Roma, ma per i primi è molto più difficile.

Il processo è stato infatti celebrato in assenza degli imputati, grazie a una sentenza della Corte costituzionale del 2023. Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale all’università degli studi di Milano, spiega che in casi come questi i difensori d’ufficio degli imputati non possono impugnare una sentenza in autonomia: per via di una modifica al codice di procedura penale introdotta dalla riforma Cartabia del 2022, devono ottenere un mandato specifico dai loro assistiti. In altre parole, gli agenti condannati devono contattare direttamente gli avvocati, eleggere un loro domicilio e dare loro l’incarico di presentare il ricorso. Ma sono irreperibili da anni.

Secondo informazioni raccolte dall’ANSA e da Repubblica, gli avvocati difensori vorrebbero però sollevare una questione di legittimità costituzionale proprio su questo punto, sostenendo che il limite posto dalla riforma Cartabia violi il diritto di difesa. Un eventuale coinvolgimento della Corte costituzionale potrebbe allungare i tempi del processo, con il rischio di prescrizione per il reato di sequestro, l’unico per cui sono stati condannati i tre agenti dei servizi egiziani.

Se invece nessuno impugnerà la sentenza di primo grado entro i termini prestabiliti, questa diventerà definitiva: a quel punto spetterebbe al governo italiano chiedere all’Egitto che la condanna venga eseguita. Ma fin qui l’Egitto non solo non ha collaborato, ma ha attivamente ostacolato le indagini e provato a depistarle.

L’Italia e l’Egitto non hanno peraltro un accordo bilaterale per l’estradizione, dunque è assai improbabile che l’Egitto decida di consegnare gli agenti su eventuale richiesta dell’Italia. Gli agenti diventerebbero ricercati in Italia e se fosse emesso un mandato d’arresto internazionale potrebbero essere arrestati anche nei paesi con cui l’Italia ha accordi di cooperazione di questo tipo. L’Italia potrebbe anche chiedere all’Egitto di eseguire la condanna in Egitto, ma anche questo sembra poco probabile.

Lo stesso vale per il pagamento delle provvisionali, le somme di denaro da pagare subito come anticipo del risarcimento, che per la Corte d’Assise di Roma gli agenti condannati devono versare alla famiglia Regeni (500mila euro) e allo Stato italiano (150mila euro). L’Avvocatura dello Stato dovrebbe quindi chiedere all’Egitto di assicurarsi che le somme vengano corrisposte, ma anche in questo caso servirebbe la collaborazione dell’Egitto, visto che non ci sono contatti diretti con gli agenti dei servizi egiziani.

Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, in aula prima dell’udienza, 28 settembre 2026 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Diversi esponenti dei partiti di opposizione hanno già sollecitato il governo di Giorgia Meloni a dire come intende comportarsi ora con l’Egitto e a pretendere l’esecuzione della condanna. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani lunedì ha detto che «non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone», eludendo del tutto il fatto che l’attività dei servizi segreti interni dipende dal governo egiziano: le sue dichiarazioni hanno suscitato moltissime critiche, e martedì ha specificato che il governo italiano non ha mai smesso di cercare la verità sull’omicidio di Regeni, anche con le autorità egiziane.

Tajani ha comunque definito quella di lunedì una «sentenza limitata», dal momento che è di primo grado e non ha stabilito chi siano gli assassini di Regeni, e in generale è sempre stato molto cauto nel parlare delle responsabilità del governo egiziano, nonostante fossero molto evidenti perlomeno quelle nell’ostruzionismo delle indagini. Questo governo in ogni caso non è il primo ad aver evitato uno scontro diplomatico con l’Egitto sul caso Regeni, e i due paesi continuano a mantenere rapporti politici ed economici stretti.

Anche quando nel 2016 l’Italia richiamò il suo ambasciatore, Maurizio Massari, come forma di protesta per l’ostruzionismo dell’Egitto nelle indagini sulla morte di Regeni – per poi però mandarne un altro (Giampaolo Cantini) l’anno successivo –, «le relazioni economiche tra i due paesi sono comunque rimaste forti», dice Aldo Liga, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) esperto di Nord Africa e Medio Oriente.

L’Italia è il principale partner commerciale dell’Egitto tra i paesi europei, e uno dei primi in assoluto. Il valore degli scambi tra i due paesi ammonta a circa sei miliardi di euro, e si concentra nei settori della meccanica, dei prodotti raffinati del petrolio, di quelli chimici e di quelli agricoli. In Egitto poi opera da oltre settant’anni l’Eni, la più importante società energetica italiana e uno dei principali fornitori di gas per il paese.

Ma l’Egitto è un paese molto importante per l’Italia anche da un punto di vista politico. «È il paese più popoloso della regione e una sua instabilità avrebbe ripercussioni enormi su tutta l’area», dice Liga. «Dal 2023 ha inoltre un ruolo rilevante nelle mediazioni tra Hamas e Israele. In più, c’è una cooperazione di lunga data sia sulle attività di intelligence per quanto riguarda il contrasto al terrorismo sia sulle questioni migratorie». A tutto questo va aggiunto, prosegue Liga, che l’Egitto ha una grande influenza sulla politica interna della Libia, e dunque per l’Italia avere ottimi rapporti con l’Egitto significa anche poter tutelare meglio i propri interessi in Libia.

Secondo Liga non è un caso che negli ultimi anni «le relazioni politiche tra Italia ed Egitto siano state nuovamente rafforzate». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata in visita nel paese quattro volte: una delle occasioni fu la firma di un accordo tra Unione Europea ed Egitto nel 2024 per sostenere l’economia del paese, con sette miliardi di euro, e tra le varie cose migliorare la gestione dei flussi migratori.

C’è infine un’ultima incognita sul processo. Se gli agenti dei servizi egiziani dovessero palesarsi potrebbero chiedere di celebrare di nuovo il processo. È una possibilità stabilita dalla Corte costituzionale nel 2023 per garantire loro il diritto di difesa, ma visto com’è andata fin qui è davvero molto remota.

– Leggi anche: La sentenza di primo grado del processo sull’omicidio di Giulio Regeni