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  • Mercoledì 30 settembre 2026

Chi sarà il prossimo segretario generale dell’ONU?

Per la prima volta la candidata più quotata è una donna, ma decidere è difficile, come tutto alle Nazioni Unite

António Guterres attraverso il mirino di una telecamera, durante una riunione dell'Unione Europea a Bruxelles, il 20 marzo 2025 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
António Guterres attraverso il mirino di una telecamera, durante una riunione dell'Unione Europea a Bruxelles, il 20 marzo 2025 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
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Quella della scorsa settimana è stata l’ultima Assemblea delle Nazioni Unite con António Guterres come segretario generale. È in carica dal 2017 e il suo mandato scadrà il prossimo 31 dicembre: la campagna per la sua successione è cominciata da mesi, ma proprio in occasione dell’Assemblea di New York se ne è parlato con maggiore frequenza e interesse.

Al momento i candidati sono sette. La favorita è Rebeca Grynspan, ex vicepresidente della Costa Rica, ma non è certo che alla fine avrà il sostegno necessario per ottenere l’incarico. Sarebbe la prima donna: finora tutti i segretari sono stati uomini, ma all’interno delle stesse Nazioni Unite c’è un dibattito per cambiare le cose. Inoltre, una regola informale e non rigida prevede che si alternino segretari dai diversi continenti: il prossimo o la prossima dovrebbe provenire dall’area del Centro e Sudamerica, dato che l’ultimo fu il peruviano Javier Pérez de Cuéllar fra il 1982 e il 1991.

Le cose però non sono così semplici né scontate. Il processo per l’elezione è articolato: dipende dal voto dei 15 membri del Consiglio di sicurezza, l’organo più importante, e prevede il diritto di veto per i cinque membri permanenti, ossia Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito e Francia.

António Guterres con l’attivista svedese per il clima Greta Thunberg, il 21 settembre 2019 (AP Photo/Eduardo Munoz Alvarez)

Il segretario generale delle Nazioni Unite è di fatto il capo dell’organizzazione. Ha compiti amministrativi come definire il budget, ma anche diplomatici, come la mediazione nelle crisi internazionali. Sovrintende alle missioni di pace e può nominare decine di funzionari di alto livello. Può definire le priorità e gestire le relazioni: vari segretari hanno interpretato il ruolo in modo più o meno politico.

Per consuetudine i segretari generali vengono scelti fra candidati di paesi piccoli o di medie dimensioni, considerati perlopiù neutrali e quindi con più possibilità di non incappare nel veto dei membri permanenti. È il caso delle due candidate che hanno ottenuto finora i maggiori consensi, Grynspan e Rodrigues Birkett.

A destra Rebeca Grynspan, della Costa Rica, a sinistra un’altra candidata, María Fernanda Espinosa, dell’Ecuador, il 3 agosto 2026 a Montevideo, in Uruguay (AP Photo/Matilde Campodonico)

Grynspan è un’ex vicepresidente della Costa Rica e attuale segretaria generale per il commercio e lo sviluppo all’ONU. Nel luglio del 2022 ebbe anche un ruolo centrale nei negoziati fra Russia e Ucraina per far riprendere le esportazioni di grano attraverso il mar Nero. Si è mostrata aperta alle ipotesi di riforme nelle Nazioni Unite, per rendere l’organizzazione, oggi criticata come mai in passato, più «utile, snella e responsabile». In un intervento sull’Economist ha scritto dell’ONU: «Non tutte le critiche sono giuste. Ma non si può rispondere a una crisi di fiducia partendo dal presupposto che i critici abbiano torto».

Oltre a Grynspan si sta posizionando come possibile futura segretaria anche Rodrigues Birkett, ex ministra degli Esteri della Guyana e dal 2020 rappresentante del suo paese all’ONU. Si è candidata lo scorso giugno, e ha il sostegno di tutto il blocco degli stati caraibici. La Guyana, che si trova a est del Venezuela, è il paese che cresce di più al mondo grazie soprattutto alla scoperta e allo sfruttamento di ingenti giacimenti petroliferi.

Carolyn Rodrigues Birkett, della Guyana, al Consiglio di sicurezza il 30 giugno 2025 (AP Photo/Richard Drew)

Un’altra candidatura considerata forte è quella di Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Argentino di origini italiane, negli ultimi anni è stato spesso coinvolto in questioni relative alle guerre in Ucraina, per gli attacchi e i rischi relativi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, e in Medio Oriente, per il programma nucleare iraniano. Grossi è anche il candidato sostenuto dal governo italiano.

Ha cercato in questi mesi di ottenere il sostegno dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, insistendo molto sulla necessità di snellire le strutture dell’ONU. Trump chiede importanti riforme che producano un taglio drastico delle spese e della burocrazia, e di fatto aspira a ridimensionare il ruolo dell’organizzazione e a renderla meno vincolante. Un’eccessiva vicinanza di Grossi agli Stati Uniti potrebbe però inimicargli molti altri paesi.

Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, il 3 giugno 2025 a Kyiv (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Gli altri candidati sono Macky Sall, presidente del Senegal dal 2012 al 2024, la cui candidatura è stata presentata dal Burundi; María Fernanda Espinosa, politica, poeta ed esperta di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile: è ecuadoriana, ma candidata da Antigua e Barbuda; Olara Otunnu, diplomatico, ex rappresentante  dell’Uganda all’ONU ed ex ministro degli Esteri; Ivonne A-Baki, anche lei dall’Ecuador, ma proposta da Tonga: è stata ambasciatrice e fu coinvolta negli accordi di pace fra Ecuador e Perù nel 1998, e propone un profondo rinnovamento dell’ONU.

Nessuno di loro sembra avere reali possibilità di essere eletto, ma anche i primi tre stanno incontrando resistenze. L’elezione viene formalmente ratificata dall’Assemblea generale dei 193 paesi delle Nazioni Unite, ma la selezione avviene attraverso una lunga procedura all’interno del Consiglio di sicurezza, formato da 10 membri che cambiano a rotazione ogni due anni e da cinque membri fissi, quelli con potere di veto. In questa fase il Consiglio sta conducendo i cosiddetti straw poll, sondaggi informali in cui i 15 membri si esprimono su ogni candidato, indicando un sostegno (encourage), un’opposizione (discourage) o “nessuna opinione” su un’apposita scheda.

Dai sondaggi informali si capisce quali candidati abbiano il maggiore sostegno e quali la maggiore opposizione, anche se non è possibile sapere se fra chi si è opposto ci sia un paese con diritto di veto. Se le opposizioni sono molte, però, è un segno chiaro. L’ex presidente cilena di sinistra Michelle Bachelet ha ritirato la propria candidatura dopo 11 voti contrari, Grossi ha visto aumentare molto i voti negativi (nell’ultimo straw poll sono stati sei), Grynspan e Rodrigues Birkett hanno più sostegno, ma forse non ancora sufficiente.

Il voto si tiene poi nel Consiglio di sicurezza: di fatto, un candidato o una candidata viene eletta se ottiene almeno nove voti favorevoli e nessun veto dai cinque membri permanenti. Martedì Grynspan ha superato la quota necessaria, arrivando a 10 encourage, ma non si sa se fra i tre discourage ci sia quello di un membro con diritto di veto. Diplomatici russi hanno detto in modo informale di non ritenere adeguata nessuna delle candidature, gli Stati Uniti non si sono pronunciati pubblicamente, la Cina ha mostrato aperture all’elezione di una donna.

Le candidature non sono chiuse, nelle prossime settimane potrebbero esserne presentate di nuove, soprattutto se si verificherà una situazione di stallo. È anche possibile che non si arrivi a un nome condiviso prima della scadenza del mandato di Guterres: in quel caso il mandato potrebbe essere prolungato di un ulteriore anno.