In Etiopia la situazione è sempre più instabile
I combattimenti tra esercito e milizie antigovernative partiti dal Tigrè si sono estesi ad almeno altre due regioni, alimentando i timori per una nuova guerra
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Dopo mesi di scontri a bassa intensità, nell’ultima settimana in Etiopia sono ricominciati i combattimenti fra l’esercito e un’alleanza composta da sette milizie antigovernative guidata dal Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (TPLF), il partito e gruppo armato che tra il 2020 e il 2022 combatté una guerra civile contro il governo. La guerra terminò con un accordo, mai del tutto rispettato: ci sono sempre stati scontri sporadici che ora sono diventati molto più gravi e frequenti, al punto che si teme che ricominci la guerra.
All’inizio della scorsa settimana i miliziani del Fronte avevano attaccato l’esercito in varie zone dell’Etiopia, prendendo anche il controllo di tre aeroporti regionali. Accusavano il governo di averli attaccati per primo. Da allora l’intensità dei combattimenti è aumentata e gli scontri si sono estesi alle regioni di Afar e Amara, che confinano con il Tigrè. Giovedì il Fronte ha dichiarato di essere in uno stato di «guerra aperta» con il governo federale.
Secondo diversi analisti la strategia del Fronte è la stessa della guerra conclusasi quattro anni fa: arrivare alla capitale Addis Abeba, sede del governo federale, passando attraverso l’Amara. Con i combattimenti nella regione di Afar invece è possibile che il Fronte intenda prendere il controllo ed eventualmente bloccare i rifornimenti provenienti dal Gibuti, il paese attraverso cui passano quasi tutti i beni importati dall’Etiopia, dato che il paese non ha uno sbocco sul mare. Nell’Afar le milizie antigovernative hanno conquistato Erebti, una località in una zona montuosa vicina al confine con il Tigrè, e stanno ora avanzando verso Afdera, dove si trova l’unica strada che collega il Gibuti al Tigrè.
Lunedì l’esercito etiope, aiutato da milizie filogovernative, ha preso il controllo della città tigrina di Alamata, importante snodo di rifornimenti di cibo, carburanti e armi. La città è vicina al confine con la regione di Amara, dove sono stanziate le milizie Fano, un altro gruppo armato che durante la guerra del Tigrè combatté a fianco del governo federale, quindi contro il Fronte, con cui invece ora ha scelto di allearsi. Ci sono stati anche scontri nei pressi della città di Lalibela, sempre nell’Amara, nota per le sue 11 chiese rupestri considerate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e meta di turisti e pellegrini cristiano-ortodossi.
Non è chiaro quante persone siano state uccise nei combattimenti. L’esercito federale ha detto di aver ucciso 272 miliziani del Fronte nell’area di Uollo, nella regione di Amara. Lunedì sera l’ong Medici Senza Frontiere ha detto che nell’ultima settimana il numero delle persone con ferite da guerra arrivate negli ospedali dove opera nelle città tigrine di Korem e Alamata è più che raddoppiato. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha detto di aver evacuato 161 persone da Mekelle verso la regione di Afar.
Nel Tigrè le reti internet e telefoniche sono interrotte da quattro giorni e la popolazione ha fatto scorta di cibo e beni di prima necessità, i cui prezzi sono aumentati, temendo un blocco dei rifornimenti come era già successo nel 2022. Non è chiaro perché internet non funzioni, ma varie fonti rimaste anonime hanno detto a Reuters che il Fronte di liberazione ha ordinato di bloccare le connessioni per mettere in difficoltà i sistemi di navigazione dei droni dell’esercito.
La mancanza di internet non crea solo un vuoto di informazioni, ma anche problemi con i pagamenti in un paese che negli ultimi anni ha limitato l’uso del contante e abituato la popolazione a pagare attraverso le app. Domenica a Mekelle, il capoluogo del Tigrè, un drone ha colpito un edificio che ospitava Tigrai TV, l’emittente televisiva ufficiale del Fronte di liberazione.

Un soldato dell’esercito etiope davanti a una delle chiese di Lalibela, a dicembre del 2021; anche nella scorsa guerra la città era stata contesa fra il governo federale e il Fronte (J. Countess/Getty Images)
Il governo federale sta accusando il Fronte e l’alleanza delle milizie antigovernative di essere sostenuti dall’Eritrea, che confina con il Tigrè e che ha un rapporto molto complicato con il governo etiope. L’esercito etiope ha accusato della stessa cosa anche l’Egitto e il governo centrale del Sudan, con cui l’Etiopia ha pessimi rapporti. Da anni infatti l’esercito sudanese accusa il governo etiope di sostenere le Rapid Support Forces (RSF), il gruppo paramilitare contro cui l’esercito sudanese sta combattendo da oltre tre anni una sanguinosa guerra civile. Il vicepresidente del Fronte di liberazione, Amanuel Assefa, ha smentito il coinvolgimento nei combattimenti di governi o gruppi esterni, senza escluderlo per il futuro.



