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  • Martedì 22 settembre 2026

Cosa sta preparando la Russia?

Si parla con insistenza di una nuova mobilitazione di soldati da mandare in Ucraina e di un aumento di attacchi contro l'Europa, non si sa di che tipo

Vladimir Putin a una commemorazione della Seconda guerra mondiale, giugno 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov, Pool)
Vladimir Putin a una commemorazione della Seconda guerra mondiale, giugno 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov, Pool)
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Dopo la vittoria obbligata del suo partito alle elezioni parlamentari del fine settimana, ci si aspetta che il presidente russo Vladimir Putin tornerà a concentrarsi sull’Ucraina, e che lo farà in due modi. Anzitutto, è possibile che la Russia indìca una nuova mobilitazione per aumentare il numero di soldati al fronte. Ci si aspetta inoltre un ulteriore aumento degli attacchi ibridi e indiretti contro i paesi della NATO in Europa, e forse anche qualcosa di più diretto.

Della possibilità concreta di una mobilitazione si parla da mesi, in Russia e fuori. L’idea è che una volta passate le elezioni – che pur essendo controllate da Putin presentano ancora limitate possibilità di dissenso per il popolo russo – lo stato forzi il reclutamento di centinaia di migliaia di giovani uomini, con i quali provare a far cedere definitivamente le difese ucraine.

La Russia ordinò una “mobilitazione parziale” di oltre 300mila riservisti nel 2022, nelle prime fasi dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Da allora non ci sono più state mobilitazioni e le forze armate russe hanno fatto affidamento sui carcerati a cui veniva promessa la grazia e su persone che si arruolavano in cambio di grosse somme di denaro (anche se molti venivano in realtà costretti dalle autorità).

L’avanzata russa nel Donbas (uno dei fronti più importanti della guerra, nell’est dell’Ucraina) è di fatto in stallo da mesi, e si ritiene che l’esercito russo abbia bisogno di più forze per avere una possibilità di conquistare la regione, come vorrebbe Putin.

Non è detto però che sarà annunciata una nuova mobilitazione generale. È possibile che, per evitare di creare troppo malcontento tra la popolazione, il regime russo usi sistemi più selettivi, per esempio limitando il reclutamento ad alcune regioni periferiche o ad alcune categorie. È dunque possibile che, anziché un grande fenomeno di reclutamento di massa, vedremo degli aumenti costanti e incrementali di persone inviate al fronte, generalmente contro la loro volontà. In ogni caso, migliaia di russi stanno già lasciando il paese, proprio temendo di essere arruolati.

Emmanuel Macron, settembre 2026 (Thomas Samson/Pool Photo via AP)

Emmanuel Macron, settembre 2026 (Thomas Samson/Pool Photo via AP)

Alle difficoltà della Russia al fronte si ricollega anche l’aumento degli attacchi ibridi contro l’Europa. Con attacchi ibridi si intendono azioni violente e militari contro un paese che però non arrivano alla soglia della guerra aperta. Negli scorsi mesi, quelli attribuiti alla Russia sono stati moltissimi e in continuo aumento. Tra le altre cose all’aeroporto di Lipsia un’incursione di droni esplosivi ha sfiorato il disastro; ci sono stati sabotaggi sistematici della rete ferroviaria nei Paesi Bassi; ci sono sospetti attacchi contro fabbriche di armi, omicidi mirati e altro. Gli sconfinamenti di droni in paesi europei e della NATO sono ormai costanti.

In questi giorni molti leader europei hanno cominciato a dire pubblicamente che questi attacchi ibridi della Russia non soltanto sono destinati ad aumentare, ma potrebbero diventare più estesi e pericolosi. Donald Tusk, il primo ministro della Polonia, ha detto durante un discorso in parlamento che nei prossimi mesi la Russia potrebbe attaccare il territorio della NATO con droni o missili.

Emmanuel Macron, il presidente della Francia, ha confermato i timori di Tusk. La settimana scorsa Macron ha convocato tutti i leader dei principali partiti del paese per discutere della minaccia crescente rappresentata dalla Russia e presentare alcune conclusioni dell’intelligence francese. Anche se non si sa esattamente di cosa abbiano parlato, dopo la riunione Guillaume Lacroix, il leader del Partito Radicale di Sinistra, ha scritto sui social: «Dall’alto dei miei 50 anni raramente ho provato questo senso di vertigine».

Dopo la riunione, inoltre, i due leader del partito di estrema destra Rassemblement National, Marine Le Pen e Jordan Bardella (quest’ultimo era presente alla riunione, Le Pen no), hanno diffuso un comunicato molto duro contro la Russia, in cui tra le altre cose si legge: «Non tollereremo mai che una potenza straniera come la Russia cerchi di decidere, direttamente o indirettamente, la politica del nostro paese tramite intimidazioni, minacce, destabilizzazione o pressione psicologica».

Il comunicato è sorprendente tra le altre cose perché il Rassemblement National ha a lungo avuto posizioni vicine alla Russia, e Le Pen è stata più volte accusata di aver ricevuto finanziamenti russi.

Oltre a Tusk e Macron, anche il primo ministro nederlandese Rob Jetten ha parlato di rischi molto seri, e lo stesso ha fatto il presidente finlandese Alexander Stubb, secondo il quale la Finlandia deve «prepararsi mentalmente a che qualcosa accada», riferendosi per esempio a sabotaggi o attacchi di droni.

– Leggi anche: Gli attacchi ibridi della Russia in Europa sono sempre meno ibridi

Non è ancora chiaro cosa potrebbe accadere, né se davvero accadrà qualcosa di qualitativamente diverso dagli attacchi ibridi degli scorsi mesi. I leader europei parlano di possibili attacchi con droni ma non sono chiari gli obiettivi. Potrebbero anche avvenire sabotaggi oppure operazioni cosiddette false flag, cioè di cui la Russia potrebbe cercare di scaricare la responsabilità su altri, tendenzialmente l’Ucraina.

Paradossalmente in questo momento in cui molti leader europei stanno aumentando gli avvertimenti contro la minaccia russa, i leader di alcuni dei paesi più esposti stanno cercando di calmare la situazione. I tre paesi baltici (Estonia, Lituania, Lettonia) sono probabilmente i più esposti a possibili azioni militari della Russia, e per anni hanno criticato gli altri paesi europei per non prendere abbastanza seriamente la minaccia russa.

Ora però temono che il livello di allarme sia troppo elevato, e che questo possa avere conseguenze sulle loro economie, sugli investimenti stranieri e sulla loro stabilità sociale. Per questo, mentre Tusk, Macron e gli altri mostrano preoccupazione, il segretario generale del ministero degli Esteri estone ha condannato il «panico sui social media» e ha aggiunto: «Se ci saranno ragioni per temere un attacco state certi che lo renderemo molto chiaro. Fino a quel momento manteniamo la calma e continuiamo a sostenere l’Ucraina».

La Russia potrebbe voler intensificare gli attacchi contro l’Europa secondo la teoria dell’“escalate to de-escalate”, che significa: fare un’escalation per spaventare a tal punto l’establishment e la popolazione europei da convincerli a ritirare o ridurre il loro sostegno all’Ucraina. Un attacco più ampio però potrebbe anche essere un modo per testare l’unità della NATO. Se uno dei paesi membri fosse attaccato (con droni, con un’incursione di terra, con un’azione false flag) e gli altri non reagissero, come previsto dal trattato fondativo dell’alleanza, allora la NATO intera entrerebbe in una crisi gravissima.

Tag: russia