Cosa c’è nell’accordo fra Stati Uniti e Danimarca sulla Groenlandia
È stato firmato martedì, non ha una data di scadenza, prevede due nuove basi militari e libertà di movimento sull'isola per le forze armate statunitensi
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Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato martedì l’accordo che permetterà una maggiore presenza militare statunitense in Groenlandia. L’accordo era stato annunciato alcuni giorni fa da Donald Trump, ma in termini piuttosto vaghi: dopo la cerimonia della firma con la prima ministra danese Mette Frederiksen e con quello groenlandese Jens-Frederik Nielsen i tre governi ne hanno pubblicato il testo. Prevede che gli Stati Uniti «rinnovino ed espandano» l’attuale base militare di Pituffik e ne costruiscano altre due, a Narsarsuaq, nel sud dell’isola, e a Mestersvig, sulla costa orientale. Garantisce anche libertà di movimento alle forze armate statunitensi ed esclude la presenza di paesi che non facciano parte della NATO sull’isola.
Con la consueta retorica, Trump lo ha definito un «accordo fantastico» e «per sempre». Ma al di là delle dichiarazioni, questa firma potrebbe mettere fine alle grandi tensioni diplomatiche intorno alla Groenlandia, innescate proprio dalla dichiarata volontà di Trump di prenderne il controllo. Insisteva sin dal 2019, in modo aggressivo, per aumentare l’influenza degli Stati Uniti sulla Groenlandia, ed è arrivato a minacciare di invadere l’isola per annetterla, citando ragioni di sicurezza nazionale. Il nuovo accordo mantiene la totale sovranità del territorio groenlandese, che fa parte del Regno di Danimarca, ma ha un proprio governo dal 1979 e dal 2009 ha ampie autonomie.

Un soldato danese a Nuuk, in Groenlandia, il 16 gennaio 2026 (AP Photo/Evgeniy Maloletka)
Rispetto all’accordo già in vigore fra i due paesi, firmato nel 1951, quello attuale ha comunque alcune differenze rilevanti. Quello passato prevedeva già la possibilità di aumentare il numero di basi militari e concedeva libertà di movimento alle forze armate, questo definisce immediatamente due nuovi stanziamenti ed esplicita la possibilità di una mobilità totale, sulla terra, nello spazio aereo, nelle acque territoriali e anche negli «accessi sottomarini». Non ha una data di scadenza e prevede espressamente che l’accordo resti valido anche se la Groenlandia dovesse diventare indipendente: in quel caso si impegna a entrare nella NATO e a rilevare «diritti e doveri» della Danimarca stabiliti nell’accordo.
Il testo prevede anche che i paesi che non fanno parte della NATO non possano avere strutture militari sull’isola, anche temporanee, e che non possano avere accesso a risorse strategiche dell’isola e che potenzialmente possano «essere un pericolo per la sicurezza». La norma di fatto stabilisce che investimenti stranieri di paesi non NATO debbano essere «concordati» con l’amministrazione statunitense. La formula utilizzata è abbastanza vaga da salvaguardare la sovranità groenlandese, ma l’amministrazione statunitense la interpreta come una sorta di garanzia che paesi come Russia e Cina non possano accedere alle ingenti riserve del paese di metalli rari, necessari per la fabbricazione di microchip e altri componenti tecnologici.
L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento danese, dove comunque sembra godere di un diffuso sostegno: da oltre un anno la situazione della Groenlandia aveva preoccupato non poco il governo danese, che era arrivato a considerare gli Stati Uniti una possibile minaccia per la sicurezza nazionale.
Negli scorsi mesi le trattative fra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia erano però proseguite. La Groenlandia in passato ha ospitato molte più basi militari statunitensi di quelle previste dall’accordo: durante la Guerra fredda, gli anni di contrapposizione con l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti ebbero fino a 17 strutture militari e 10mila soldati sull’isola.



