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  • Martedì 8 settembre 2026

Netanyahu era stato avvertito del 7 ottobre ma non fece niente, scrive Haaretz

Secondo un'inchiesta del giornale israeliano aveva ricevuto una telefonata dagli Emirati, ma non riferì ai servizi di sicurezza: lui ha negato

Benjamin Netanyahu nel luglio 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
Benjamin Netanyahu nel luglio 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
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Secondo un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, poco prima del 7 ottobre del 2023 il primo ministro Benjamin Netanyahu venne avvertito da una fonte molto autorevole della possibilità concreta di un massiccio attacco di Hamas in Israele, ma non passò l’informazione ai servizi di sicurezza. L’inchiesta è basata su interviste con decine di fonti in Israele e all’estero, documenti e conversazioni private.

Shlomi Eldar e Ruth Yuval, gli autori dell’inchiesta (pubblicata anche in un libro in ebraico, Ostaggi: 843 giorni di abbandono), scrivono che ad avvertire Netanyahu fu il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Lo fece circa una settimana prima degli attacchi del 7 ottobre, in cui vennero uccise circa 1.200 persone israeliane e decine furono rapite, e in seguito ai quali Israele avviò la sua devastante campagna di attacchi e bombardamenti sulla Striscia di Gaza.

L’informazione arrivò a bin Zayed tramite un mediatore da Yahya Sinwar, all’epoca uno dei più importanti leader di Hamas, considerato il principale ideatore degli attacchi del 7 ottobre. Sinwar venne ucciso da Israele circa un anno dopo, nell’ottobre del 2024.

Nel 2023 Israele e Hamas avevano appena riavviato negoziati segreti per arrivare a una “hudna”, una tregua. Sinwar voleva soprattutto ottenere la fine del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza, che impediva (e impedisce tuttora) il libero passaggio di persone e merci e rende la vita dei gazawi molto complicata. Israele era alle prese con scontri tra esercito e palestinesi in Cisgiordania e contestazioni al confine anche nella Striscia di Gaza. Molti temevano in quei mesi che la situazione potesse aggravarsi.

Gli effetti di un bombardamento israeliano sulla Striscia di Gaza, 9 ottobre 2023 (AP Photo/Ramez Mahmoud)

Netanyahu però prendeva tempo. Da un lato per il timore che un accordo con Hamas avrebbe potuto destabilizzare il suo governo, che è sostenuto da partiti di estrema destra profondamente ostili a qualsiasi forma di compromesso con i palestinesi. Dall’altro perché preso da questioni interne: in quel periodo in Israele ci furono mesi di proteste contro una contestatissima riforma della giustizia, voluta dal suo governo e considerata antidemocratica (nel 2024 fu poi respinta in parte dalla Corte Suprema).

Haaretz scrive che Sinwar chiese di avvertire gli israeliani di quello che stavano pianificando perché si era spazientito dell’attesa e voleva spingerli a un accordo. «Dite agli israeliani che stiamo preparando una grande sorpresa per loro, se non faranno progressi» nei negoziati, riferì Sinwar. «Dite loro di aspettarsi uno “zilzal”», un “terremoto”. Il mediatore prese la notizia molto sul serio. Riferì a bin Zayed di ritenere che con “zilzal” Sinwar intendesse una guerra.

Secondo l’inchiesta, bin Zayed telefonò personalmente a Netanyahu. Disse di avere il timore concreto che il piano di Hamas avrebbe potuto destabilizzare l’intero Medio Oriente. La chiamata durò 45 minuti ma non ebbe alcun impatto sulle azioni del primo ministro israeliano. Le fonti riferiscono che Netanyahu minimizzò, che disse di ritenere che il problema sarebbe rimasto in Cisgiordania e che non avrebbe varcato i confini israeliani.

La ricostruzione secondo cui Netanyahu fosse stato informato durante una telefonata con bin Zayed è stata confermata anche da una fonte emiratina al corrente dei fatti sentita dal quotidiano The Times of Israel.

Al di là della sua valutazione, quello che risulta molto strano è che Netanyahu non avvertì nessuno dei responsabili della sicurezza in Israele della telefonata da parte del presidente di un importante partner diplomatico di Israele: né lo Shin Bet (i servizi segreti interni), né il Mossad (quelli esterni), né il capo di stato maggiore dell’esercito.

L’allora capo dello Shin Bet, Ronen Bar, e l’allora capo di stato maggiore, Herzl Halevi, hanno detto di non essere mai stati informati di quella telefonata.

Una casella della posta del kibbutz israeliano Nir Oz, attaccato da Hamas il 7 ottobre 2023. Le etichette rosse indicano le persone uccise, le nere quelle prese in ostaggio e le blu quelle rilasciate. 9 novembre 2023 (AP Photo/Bernat Armangue)

Delle responsabilità dei servizi segreti e dell’esercito israeliani sul massacro del 7 ottobre si è parlato a lungo dopo quegli eventi. Era già emerso da altre inchieste che l’intelligence aveva ricevuto avvertimenti sui piani di Hamas molto prima, addirittura mesi, ma li aveva sottovalutati. Vari comandanti e generali dei servizi segreti e dell’esercito si dimisero o vennero licenziati per quello che venne interpretato come un completo fallimento dell’apparato di sicurezza israeliano. Fonti dello Shin Bet che hanno parlato con gli autori dell’articolo di Haaretz hanno detto che sapere della telefonata di bin Zayed avrebbe potuto «cambiare l’intero quadro della valutazione».

Il governo israeliano però non ha mai ammesso alcuna colpa per quello che avvenne nell’ottobre del 2023, anzi. Netanyahu sta facendo di tutto per evitare indagini indipendenti che possano mettere in luce le responsabilità politiche. Tra le altre cose sta cercando di istituire una commissione sotto il controllo del suo governo per sostituire quella indipendente che invece dovrebbe indagare.

Appena una settimana fa ha di nuovo scaricato la responsabilità sugli apparati di sicurezza. In questi anni uno dei temi di cui si è discusso di più è stato quello sui tempi di reazione: l’attacco di Hamas in Israele partì intorno alle 6:30 del mattino, il gabinetto di sicurezza israeliano (Netanyahu incluso) si riunì poco prima delle 15. Netanyahu ha incolpato gli apparati di sicurezza di non averlo svegliato prima.

Anche in risposta all’inchiesta di Haaretz, Netanyahu ha negato ogni accusa: dice che non è mai avvenuta una chiamata tra lui e bin Zayed. Il presidente emiratino non ha voluto commentare.