Le sanzioni contro le colonie israeliane in Cisgiordania
Le hanno annunciate 12 paesi occidentali tra cui Regno Unito e Francia, ma non l'Italia: interromperanno l'acquisto di beni prodotti negli insediamenti illegali
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Dodici paesi occidentali hanno annunciato che interromperanno l’acquisto di beni e servizi prodotti nelle colonie israeliane in Cisgiordania. È una misura grave, che segna un cambiamento notevole dell’atteggiamento di questi paesi verso il movimento dei coloni israeliani in Cisgiordania, e verso lo stesso stato di Israele. Finora vari paesi europei avevano emesso sanzioni contro singole colonie o singoli leader accusati di azioni violente, ma per il resto si erano limitati a messaggi di condanna.
Hanno partecipato all’iniziativa Francia, Regno Unito e Canada, a cui si sono poi unite anche Spagna, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia. Non ha partecipato invece l’Italia. Al momento comunque non è chiaro come dovrebbe avvenire la distinzione tra beni prodotti dentro i confini legittimi di Israele, e quelli prodotti nelle colonie illegali.
Le sanzioni sono state decise dopo mesi in cui le decisioni del governo israeliano e l’aumento della violenza dei coloni hanno peggiorato gravemente la situazione in Cisgiordania. Qualche settimana fa vari paesi europei – questa volta compresa l’Italia – avevano emesso una condanna congiunta contro il progetto per la costruzione di una nuova colonia nell’area E1. È una colonia a est di Gerusalemme la cui costruzione dividerebbe la Cisgiordania in due, impedendo i collegamenti tra i palestinesi del nord e quelli del sud, e isolando Gerusalemme est dal resto del territorio palestinese.
La Cisgiordania è già costellata di insediamenti israeliani, ma questo progetto è stato presentato dal governo israeliano con l’obiettivo esplicito di «seppellire» definitivamente l’idea di uno stato palestinese. Per questo ha destato reazioni più dure tra i governi occidentali, che pur rimangono alleati di Israele.
Inoltre l’annuncio delle sanzioni arriva dopo un’estate particolarmente violenta. Le incursioni dei coloni nei centri abitati palestinesi sono diventate più dure e più frequenti. Ci sono stati scontri con l’esercito, assedi durati anche diversi giorni. Sono state assaltate troupe di giornalisti internazionali.
Con l’avvicinarsi delle elezioni in Israele, previste per questo autunno, il governo di Benjamin Netanyahu ha approvato un numero sempre maggiore di progetti per nuove colonie illegali. Il suo è il governo più a destra nella storia di Israele e promuove attivamente l’espansione nei territori palestinesi. Anche per questo le posizioni di vari paesi occidentali si sono indurite negli ultimi mesi.
Nel suo discorso di fronte al parlamento il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha accusato i coloni israeliani di essere «terroristi» con un progetto di «pulizia etnica». Ha poi accusato il governo israeliano di «chiudere un occhio» di fronte alle violenze. In reazione alle parole di Miliband e alle sanzioni, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme, tra le altre cose.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha invitato le autorità israeliane a «porre fine in modo imperativo alla colonizzazione illegale e all’intollerabile violenza che l’accompagna», in un messaggio su X in cui ha comunque continuato a ribadire la vicinanza tra Francia e Israele.
Nel tardo pomeriggio i leader di Regno Unito, Francia e Canada hanno reso pubblica una dichiarazione congiunta sulle sanzioni coordinate contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania in cui affermano che la loro azione «segna un’ulteriore svolta» verso «la tutela della soluzione dei due Stati», che prevede la creazione di uno stato palestinese indipendente e sovrano a fianco di Israele. Nella dichiarazione, i tre descrivono tale soluzione come «fondamentale per la pace, la stabilità e la sicurezza in Medio Oriente e oltre», e dicono infine che co-presiederanno una riunione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine del mese «per promuovere» i loro «sforzi e perseguire la pace».
Nel frattempo il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha detto che gli Stati Uniti «ovviamente» non si uniranno al Regno Unito e agli altri undici paesi che hanno deciso di interrompere gli scambi commerciali con gli insediamenti in Cisgiordania.
Finora nessun paese occidentale però ha mai sanzionato direttamente lo Stato israeliano, i cui vari governi da oltre trent’anni promuovono l’espansione in Cisgiordania tramite l’approvazione di nuovi insediamenti illegali. In seguito all’ultima guerra nella Striscia di Gaza, vari paesi occidentali avevano riconosciuto lo stato palestinese, ma è rimasta perlopiù una misura formale (eccetto per la Spagna, che ha agito più concretamente).



