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  • Martedì 8 settembre 2026

La Bosnia Erzegovina ha risposto ai funerali di Mladić in Serbia

Dopo la glorificazione seguita alla sua morte, il ministero degli Esteri bosniaco ha deciso tra le altre cose il ritiro del personale dell'ambasciata a Belgrado

Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković nel 2022(AP Photo/Armin Durgut)
Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković nel 2022(AP Photo/Armin Durgut)
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Lunedì il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković ha annunciato che ritirerà il personale dall’ambasciata della Bosnia Erzegovina in Serbia per protestare contro la decisione di organizzare i funerali di stato per Ratko Mladić, che si sono tenuti sempre lunedì nella capitale serba Belgrado. Konaković ha anche dichiarato “persona non grata” (cioè persona non gradita) due diplomatici dell’ambasciata serba a Sarajevo, la capitale della Bosnia Erzegovina, dando loro 48 ore di tempo per andare via dal paese.

Mladić fu il comandante dell’esercito dei serbi bosniaci durante la guerra combattuta negli anni Novanta nel territorio dell’ex Jugoslavia, aveva 84 anni e stava scontando l’ergastolo nei Paesi Bassi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In particolare era stato giudicato colpevole del massacro di oltre 8mila ragazzi e uomini bosniaci musulmani a Srebrenica, nel nordest della Bosnia Erzegovina, di operazioni sistematiche di pulizia etnica, sterminio e deportazioni, e di aver terrorizzato la popolazione civile di Sarajevo, durante il più lungo assedio della storia moderna.

Ciononostante è considerato ancora un eroe sia da molte persone serbe che da buona parte dei serbo bosniaci, cioè uno dei tre gruppi principali che vivono in Bosnia Erzegovina assieme ai croati bosniaci (cattolici) e ai bosgnacchi (bosniaci musulmani). Le divisioni culminate nella guerra non sono mai davvero state risolte.

Persone che indossano bandiere con la faccia di Ratko Mladić fuori dalla chiesa dove ci sono stati i suoi funerali a Belgrado, Serbia, 7 settembre 2026 (AP Photo/Marko Drobnjakovic)

Il modo in cui la Serbia ha celebrato Mladić dopo la sua morte, così come la decisione di organizzare funerali di stato, sono stati ampiamente criticati anche dalle autorità europee. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito scioccanti le immagini delle migliaia di persone radunate per rendergli omaggio; come aveva già fatto la commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato, Marta Kos, ha inoltre osservato che la glorificazione di Mladić è «incompatibile» con i valori dell’Unione Europea. La Serbia è un paese candidato all’ingresso.

Konaković ha specificato tuttavia che non può richiamare l’ambasciatore bosniaco in Serbia. Quello lo può fare solo la presidenza, che in Bosnia Erzegovina è tripartita, ovvero è formata da tre membri che rappresentano le tre diverse comunità del paese: proprio per via della componente serbo bosniaca è difficile che la presidenza prenda questa decisione. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che la Bosnia Erzegovina si ritirerà da alcuni accordi sottoscritti anche dalla Serbia: non è chiaro quali, e anche in questo caso non è detto che possa farlo senza l’accordo di tutti.

Per il momento le funzioni dell’ambasciata bosniaca in Serbia saranno svolte dalle ambasciate bosniache in Croazia, Montenegro e dal consolato bosniaco della cittadina serba di Novi Pazar: Konaković ha detto anche che le relazioni diplomatiche con la Serbia saranno comunque ridotte al minimo.

– Leggi anche: Chi è stato Ratko Mladić