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  • Mercoledì 2 settembre 2026

Ceuta è ancora in totale emergenza

E si vede dappertutto: un mese dopo gli ingressi di massa dal Marocco, migliaia di migranti vivono ancora per strada fra mille problemi

di Valerio Clari, da Ceuta

La spiaggia del Trampolín a Ceuta, dove alcuni migranti vivono da un mese, 1 settembre (Valerio Clari/il Post)
La spiaggia del Trampolín a Ceuta, dove alcuni migranti vivono da un mese, 1 settembre (Valerio Clari/il Post)
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Alle sette di sera di martedì sulla spiaggia del Trampolín, a Ceuta, la Croce Rossa inizia a organizzare la distribuzione serale di cibo. È in ritardo, perché i molti mezzi della polizia che devono presidiare la zona sono arrivati dopo l’orario concordato. Centinaia di migranti attendono da qualche ora, raggruppati su un molo e sulla spiaggia, totalmente occupata dalle baracche dove alcuni di loro vivono da un mese.

L’attesa della distribuzione del cibo a Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

A meno di un chilometro almeno un altro centinaio di uomini e ragazzi, perlopiù marocchini, si ammassa all’ingresso di una struttura di accoglienza temporanea, un tendone, nel quartiere Loma Colmenar: sperano di poter entrare per avere un posto dove dormire, andare in bagno e lavarsi. Poco dopo verranno respinti: non ci sono più posti. Stanotte dormiranno per strada.

A qualche isolato di distanza, Amina litiga con un’addetta alla sicurezza di un piccolo centro che ospita donne, ragazze e bambini nel quartiere Sidi Embarak: vuole entrare con le sue due figlie, è un mese che rimane per strada. Il tendone piazzato in un cortile ospita già 300 persone: non c’è più posto.

Persone che sperano di entrare nella struttura di accoglienza temporanea nel quartiere Loma Colmenar, Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

A Ceuta, exclave spagnola in Marocco, la situazione continua a essere molto complicata: soprattutto per chi è arrivato da poco, ma non solo. Tra il 30 e il 31 luglio oltre 70mila persone straniere entrarono dal Marocco, superando le barriere di confine o a nuoto, senza avere i documenti in regola per farlo. La maggior parte rientrò in Marocco nelle prime 24 ore e la crisi venne definita dal governo spagnolo pressoché risolta. Non è così. Centinaia di migranti continuano a vivere nei 18,5 chilometri quadrati dell’exclave, e a distanza di un mese la maggioranza di loro non ha un posto dove stare.

Non ci sono certezze sui numeri. Il governo spagnolo stimava i migranti rimasti in circa 5mila: ora sta lentamente preparando strutture per accogliere 6mila maggiorenni e 4mila minorenni, quindi il doppio. Qui tutti sono convinti che siano molti di più. Ogni volta che si sparge la notizia che sta aprendo un centro, un numero molto maggiore di persone rispetto ai posti disponibili si presenta per chiedere di entrare.

Persone migranti per strada a Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

Ceuta ha una popolazione residente di 80mila abitanti. L’impatto del gran numero di nuovi arrivati, che i locali più arrabbiati chiamano “invasori”, è visibile ovunque. In tutte le strade, anche quelle del centro, piccoli gruppi di ragazzi cercano qualcosa da mangiare, un posto dove ricaricare il telefono, o anche solo qualcosa da fare. La maggior parte non parla spagnolo e non possiede niente se non le ciabatte, i vestiti con cui è arrivata, un telefono e qualche soldo, tenuti in una busta di plastica. La stessa con cui li ha portati a Ceuta attraversando il confine a nuoto. Nelle zone periferiche i gruppi diventano più grandi, e quasi occupano intere strade.

I migranti sono ancora per strada perché per un mese il governo centrale e quello locale sono stati in disaccordo su quali spazi destinare per accoglierli: le associazioni di residenti e il governo della Città Autonoma del presidente/sindaco Juan Jesús Vivas (del Partito Popolare, di centrodestra) hanno respinto alcune soluzioni, come quelle di usare i centri sportivi come punti di accoglienza. Anche il governo nazionale di Pedro Sánchez ha sottovalutato la questione. L’ipotesi di trasferimento di parte dei migranti verso altre regioni della Spagna, “sconsigliata” anche dall’Unione Europea, non è mai diventata concreta.

Il risultato è che da fine luglio i problemi a Ceuta non sono stati risolti, anzi. In città c’è un enorme numero di soldati (più di 3.000), poliziotti, e giornalisti dei media spagnoli. La vita nell’exclave è già claustrofobica in periodi normali: il territorio di Ceuta è circondato lungo tutto il confine da una barriera altissima, la valla, che ha un solo buco, un unico valico di confine verso il Marocco. I residenti lamentano un’ulteriore riduzione degli spazi a disposizione: le spiagge sono occupate dai migranti, in molti quartieri le persone dicono di non sentirsi sicure.

La spiaggia del Trampolín, Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

C’è stato un certo aumento dei reati come furti e rapine – del resto le persone straniere non hanno quasi niente con sé – e dall’altra parte una ventina di casi di violenze e abusi sessuali su donne e ragazze migranti. Ne succede quasi uno al giorno, ha detto la procuratrice capo dell’exclave.

Soltanto nell’ultima settimana migranti hanno cominciato a essere trasferiti in centri attrezzati, ancora ampiamente insufficienti. Al momento solo le persone provenienti dall’Africa subsahariana sono ospitate nel CETI (Centro di permanenza temporanea per immigrati), sovraffollato ma attrezzato. È stata trovata una soluzione temporanea per i minori non accompagnati (almeno una buona parte di loro). Tutti gli altri sono ancora alle prese con sistemazioni di fortuna.

Persone migranti nel quartiere Loma Colmenar, di fronte a un centro di accoglienza, Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

Lo spazio industriale del Tarajal, vicino al confine da cui è avvenuto l’ingresso di massa, si è trasformato in un accampamento senza le condizioni igieniche di base: centinaia di persone ci hanno vissuto per questo mese, usando come bagno pubblico un bosco vicino. Non c’è acqua corrente, si passa la giornata dentro a tende da campeggio o sopra singoli materassi. Il governo locale ha detto di volerlo sgomberare entro giovedì.

A Sidi Embarak, quartiere periferico abitato quasi esclusivamente da musulmani, dal 6 agosto hanno attrezzato un riparo per donne e bambini, a prescindere dalla nazionalità, sfruttando un campo da calcio e da basket.

Abdellah Mustafa, presidente dell’Associazione dei vicini del quartiere (una istituzione molto diffusa in Spagna) dice che inizialmente hanno fatto tutto da soli, poi sono stati aiutati da alcune ong: «Nel giro di un quarto d’ora da quando abbiamo aperto c’erano già un centinaio di donne, ragazze e bambini». Racconta che oltre a organizzare tutto, l’impegno maggiore è respingere altre persone che cercano di entrare, ora che i posti sono finiti. Nel tendone ci sono molti grandi tappeti e coperte e ci dormono in circa 300 persone, molto ammassate: ricorda i centri di primo soccorso dopo un terremoto, ma molto meno attrezzato. Almeno però è sicuro, ha un tetto e viene rifornito di cibo tre volte al giorno, senza le enormi code che ci sono sulla spiaggia del Trampolín.

Bottiglie di plastica che delimitano un’area di preghiera sulla spiaggia del Trampolín, Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

Proprio a Trampolín la Croce Rossa dice di distribuire 9.000 pasti al giorno, che evidentemente non sono sufficienti. Durante la distribuzione ci sono spesso momenti di caos. La scorsa settimana ci si è messo anche un gruppo di una cinquantina di residenti, che ha bloccato l’arrivo dei volontari impedendo la distribuzione. Ora una decina di mezzi di esercito e polizia presidia la distribuzione di ogni pasto. Sulla spiaggia, tende e baracche sono ormai piuttosto strutturate: ognuna ha il suo falò, e ha aperto un piccolo mercato di oggetti di recupero, bibite e cibo, e uno spazio delimitato da bottiglie piene di sabbia adibito alla preghiera.

Oggi, 2 settembre, è il Día de Ceuta, la festa locale che celebra il primo governo autonomo sotto il regno portoghese, nel 1415. Ceuta passò poi alla Spagna nel 1668, e da allora è rimasta spagnola. Alle celebrazioni classiche della giornata si aggiungerà una grande manifestazione in serata, per protestare contro la situazione attuale e l’approccio del governo centrale. Uno degli slogan è «Ceuta non si vende, Ceuta si difende».