Un po’ alla volta, Péter Magyar
È diventato primo ministro dell'Ungheria promettendo di smantellare il sistema illiberale di Orbán: lo sta facendo, anche se non mancano le critiche
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Sono passati poco più di cento giorni da quando Péter Magyar, il leader del partito conservatore Tisza, è diventato primo ministro dell’Ungheria. Ad aprile aveva vinto le elezioni in modo schiacciante, promettendo di smantellare il sistema di potere creato dal suo predecessore Viktor Orbán, rimasto in carica per 16 anni. Un po’ alla volta ci sta riuscendo.
Orbán aveva trasformato l’Ungheria in un paese illiberale: le elezioni erano formalmente libere ma il suo partito di estrema destra, Fidesz, manteneva un controllo strettissimo sulla società. Ci era riuscito nominando persone fedeli in posizioni di potere; controllando giornali, radio e televisioni; e costruendo un sistema clientelare che permetteva a lui e ai suoi collaboratori di arricchirsi.
Tisza ha una maggioranza di oltre due terzi in parlamento, sufficiente per modificare la Costituzione. Ma proprio il fatto che le istituzioni fossero piene di persone fedeli a Orbán aveva fatto pensare che non sarebbe stato facile approvare le riforme.

Péter Magyar durante la sua cerimonia di insediamento, il 9 maggio 2026 (AP/Denes Erdos)
Per riuscirci Magyar sta usando spesso metodi controversi, che forzano i poteri del governo. Lui sostiene di avere la legittimità per farlo, per via della sua popolarità e perché la maggioranza che ha ottenuto alle elezioni farebbe del suo governo una specie di governo di unità nazionale, nonostante si basi solo sul suo partito.
Per questo però Fidesz e i politici del precedente governo, oggi all’opposizione, l’hanno accusato di essere un politico autoritario. Ma anche l’ong Human Rights Watch ha detto che Magyar usa metodi che ricordano l’approccio autoritario di Orbán, minacciando lo stato di diritto.

Alcune guardie del parlamento prima del giuramento di Magyar come primo ministro, il 9 maggio 2026 (AP/Denes Erdos)
In pochi mesi Magyar è riuscito a sostituire agilmente diversi importanti funzionari nominati da Orbán e dal suo partito. Il più importante è il presidente della Repubblica. A luglio il parlamento ha approvato un emendamento alla Costituzione che tra le altre cose metteva fine al mandato di Tamás Sulyok, eletto presidente nel 2024 grazie ai voti di Fidesz. Tisza ha nominato al suo posto András Baka, un giurista che era stato presidente della Corte Suprema ungherese ma aveva criticato Orbán ed era stato rimosso dall’incarico.
Tisza ha approvato norme anche per sostituire in modo indiretto il presidente della Corte Costituzionale, Péter Polt, e gli altri giudici della Corte nominati da Fidesz. Ha introdotto un limite di età oltre il quale devono andare in pensione, fissandolo a 70 anni: Polt ne ha 71.
Ha anche limitato a due il numero di mandati del primo ministro e a tre quello dei parlamentari: sono misure retroattive, e significano che Orbán non potrà tornare a fare il primo ministro (ha già fatto quattro mandati consecutivi) e che molti parlamentari di Fidesz dovranno lasciare l’incarico dopo questo mandato.
Ha costretto alle dimissioni il procuratore generale, Gábor Bálint Nagy; ha rimosso decine di funzionari legati a Fidesz nei ministeri e anche diverse persone che amministravano i media pubblici, tra cui Dániel Papp. Papp era a capo dell’MTVA, il fondo pubblico che in teoria finanziava i media ma che di fatto ne indirizzava il lavoro.

L’ex primo ministro Viktor Orbán parla con i giornalisti, domenica 12 aprile 2026 (AP/Petr David Josek)
Diminuire l’influenza di Fidesz sui media era un’altra priorità di Tisza e Magyar.
A giugno il parlamento ha approvato una legge per riorganizzare il lavoro delle televisioni e delle radio pubbliche, e a luglio il governo ha sospeso i programmi di informazione delle televisioni e delle radio principali (alcune reti hanno mandato in onda musica o repliche di vecchi programmi per riempire gli spazi). Alcuni giornalisti vicini a Fidesz sono stati allontanati, ma secondo diverse ricostruzioni la maggior parte è rimasta al suo posto.
Dopo il 20 agosto alcune redazioni hanno ripreso la loro programmazione consueta. È ancora presto per dire se il loro lavoro sarà davvero libero dall’influenza del governo: intanto però alcuni giornali indipendenti e associazioni come Reporters Sans Frontières ritengono che siano diventati un po’ più bilanciati e oggettivi.
In alcuni casi il cambiamento è stato evidente. Kossuth Radio, un’importante radio pubblica che si occupa di informazione, ha ripreso la propria programmazione normale il 24 agosto. Tra i primissimi servizi mandati in onda c’era un reportage dall’Ucraina con un’intervista a un volontario ungherese che ha scelto di combattere con l’esercito ucraino. Sarebbe stato impensabile quando al governo c’era Orbán, che è uno dei politici più filorussi dell’Unione Europea e ha sempre indicato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky come uno dei principali nemici dell’Ungheria.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen insieme a Péter Magyar a Bruxelles, il 29 maggio 2026 (AP/Virginia Mayo)
A fine luglio il governo ha creato un organismo anticorruzione, l’Ufficio nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio (NVVH). Ha anche ricominciato a collaborare con l’Ufficio della procura europea, l’EPPO, l’organismo con cui l’Unione indaga sulle frodi sui finanziamenti europei.
L’Unione Europea aveva posto queste riforme anticorruzione come condizione per versare all’Ungheria circa 16 miliardi di euro di fondi che erano destinati al paese, ma che erano stati congelati per la scarsa trasparenza del governo di Orbán e per le sue violazioni dello stato di diritto. Secondo alcune stime, negli anni Orbán e i suoi collaboratori hanno sottratto più di 160 miliardi di euro di fondi pubblici in modo illecito, principalmente attraverso frodi sugli appalti pubblici.
Magyar è più filoeuropeo di Orbán ed è molto meno ostile all’Ucraina. Da quando è al governo l’Ungheria ha smesso di mettere il veto alle sanzioni contro la Russia, e in un documento ufficiale di politica estera ha definito la Russia «una minaccia per l’Europa e per l’ordine globale». Ha accettato l’apertura dei primi negoziati di adesione tra Ucraina e Unione Europea, ma si è comunque opposto alla possibilità di ampliarli per estendere più capitoli negoziali, di fatto rallentandoli.
L’Ungheria comunque continua a importare grandi quantità di gas e di petrolio russi. Con ogni probabilità continuerà a farlo, anche perché ha contratti pluriennali.

Volodymyr Zelensky (primo da destra) insieme a Péter Magyar e al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa a Bruxelles, il 18 giugno 2026 (AP/Geert Vanden Wijngaert)
Secondo diversi sondaggi Magyar continua ad avere un sostegno enorme tra la popolazione, ma ha anche ricevuto critiche.
Per esempio è stato accusato, anche all’interno del suo stesso partito, di essere un politico molto accentratore. Aveva promesso che avrebbe scelto il nuovo candidato presidente con il consenso degli elettori di Tisza, ma alla fine ha deciso in autonomia, prima proponendo la fortissima campionessa di scacchi Judit Polgár (che ha rifiutato), poi ripiegando su Baka. Inoltre il governo non ha preso ancora alcuna decisione significativa su varie questioni economiche e sociali su cui Magyar aveva insistito molto in campagna elettorale: per esempio i problemi della sanità, delle scuole e della tutela dei minori.



