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  • Giovedì 27 agosto 2026

Ci sono ancora più di mille dispersi per l’esondazione fra Nepal e Tibet

Molti sono stati travolti dalla piena di acqua, ghiaccio, fango e rocce: tre italiani sono irreperibili, ma ricerche e comunicazioni sono complesse

Trishuli, nella provincia di Nuwakot, in Nepal, il 27 agosto 2026 (REUTERS/Navesh Chitrakar)
Trishuli, nella provincia di Nuwakot, in Nepal, il 27 agosto 2026 (REUTERS/Navesh Chitrakar)
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Sono più di 1.400 i dispersi dopo l’enorme e violenta esondazione che mercoledì ha colpito la zona himalayana di confine fra il Nepal e la regione cinese del Tibet: non si hanno notizie di almeno 900 persone in Nepal, e di più di 550 sul lato tibetano. Fra queste ci sono anche tre italiani. Un’enorme massa di acqua, ghiaccio, fango e rocce ha travolto le valli dell’Himalaya su entrambi i versanti della catena montuosa. I morti accertati sono 389, ma è un numero che continuerà ad aumentare.

L’esondazione, probabilmente causata dal distacco di un’enorme massa di ghiaccio da un ghiacciaio, è stata improvvisa e potente e ha travolto persone, edifici e strade. Nei video provenienti dalle zone colpite si vedono ponti divelti ed edifici di più piani distrutti.

Le stime dei morti e dei dispersi sono parziali. Va considerato che subito dopo un evento catastrofico di questo genere le comunicazioni sono particolarmente complesse, soprattutto in un’area già remota e isolata: alcuni dei dispersi potrebbero essere persone illese che però non riescono a mettersi in contatto con le autorità e con le famiglie.

Secondo il ministero degli Esteri italiano nell’area ci sono anche 90 italiani, di cui 3 sono irreperibili: uno che stava andando dal Nepal al Tibet e una coppia italo-svizzera che si stava spostando nella direzione opposta. Il ministro Antonio Tajani ha detto che due italiani sono stati coinvolti dall’esondazione ma sono in buone condizioni.

Le strutture del valico di Gyirong, sul lato cinese, sono state completamente sommerse e travolte dalla massa di acqua e detriti. Negli stessi video molte persone cercano di mettersi in salvo correndo, prima che intere zone vengano sommerse.

Gli effetti dell’esondazione nella provincia di Nuwakot, in Nepal (Safal Prakash Shrestha/Anadolu via Getty Images)

Le informazioni provenienti dal lato cinese sono molto più ridotte, a causa del controllo rigido delle autorità cinesi sui media, soprattutto quando si tratta di questioni relative alla regione del Tibet, dove da decenni la Cina cerca di reprimere le tendenze autonomiste della popolazione e di prendere il controllo della leadership religiosa tibetana. Le informazioni date dal governo nepalese sugli stranieri provengono dalle agenzie di viaggio, e quindi potrebbero essere parziali o imprecise.

Una parte dei quasi 1.400 dispersi sono turisti, escursionisti e pellegrini. L’esondazione è avvenuta in una zona nota per le escursioni turistiche e alpinistiche himalayane e verso il monte Kailash, una vetta tibetana oggetto di pellegrinaggi per varie religioni, tra cui induismo, buddismo, giainismo e Bön, un’antica religione tibetana.

In Nepal i turisti dispersi sono almeno 400, di cui 130 indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi e 19 malaysiani.

Migliaia di persone vivono nei piccoli centri più a valle nella provincia di Rasuwa, in Nepal, che sono stati travolti dalla piena dei fiumi Bhote Koshi e Trishuli. Le autorità locali hanno detto che sono stati travolti e distrutti ponti, scuole e impianti idroelettrici.

L’esondazione ha colpito anche agenti della polizia di frontiera, delle forze dell’ordine e operai degli impianti idroelettrici (in parte sudcoreani), oltre a decine di camionisti che in quel momento stavano viaggiando lungo il confine.

Giovedì le autorità cinesi hanno avvertito che in Tibet sul corso di due immissari del Bohte Koshi si sta formando un lago di sbarramento a rischio di esondazione. Si prevede che nei prossimi tre giorni arriverà a contenere fino a 5 milioni di metri cubi d’acqua. Se l’acqua dovesse sfondare lo sbarramento sui fiumi che ha creato il lago, l’esondazione potrebbe causare nuovi gravi danni. La presenza del lago quindi rende più pericolose le operazioni di ricerca e soccorso. Le autorità cinesi stanno monitorando la situazione.

Le operazioni di salvataggio a Trishuli, il 26 agosto 2026 (REUTERS/Navesh Chitrakar)

Le operazioni di salvataggio sono state organizzate dall’esercito nepalese, che sta usando 12 elicotteri e ha attrezzato un ospedale da campo vicino alle zone più colpite. Alcune delle aree coinvolte sono irraggiungibili tramite le strade normali, completamente distrutte dalla massa d’acqua e detriti. Il governo ha respinto le offerte di altri paesi di inviare squadre di ricerca e soccorso, dicendo che le proprie sono sufficienti. Un funzionario del ministero degli Esteri ha detto che la decisione si basa anche sull’esperienza del grave terremoto del 2015, quando la presenza di molte squadre di diversi paesi causò grossi problemi di coordinamento.

Sono state accettate invece le donazioni di aiuti e denaro. Il governo indiano ha detto di aver predisposto l’invio di aiuti umanitari verso il Nepal, e anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha detto che ha mandato forniture mediche essenziali.