L’Ungheria si è accordata con l’Unione Europea per sbloccare 16 miliardi di euro di fondi congelati

Venerdì il primo ministro ungherese Péter Magyar e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno annunciato un accordo che porterà a sbloccare fino a 16 miliardi di euro di fondi europei destinati al paese ma congelati durante il governo precedente di Viktor Orbán. Per ricevere i soldi, l’Ungheria dovrà comunque realizzare una serie di riforme entro il 31 agosto. La Commissione Europea aveva bloccato i fondi perché contestava a Orbán di gestirli secondo sistemi clientelari e poco trasparenti, e come ritorsione per le restrizioni dello stato di diritto messe in atto dai suoi governi.
Il denaro è diviso in 10 miliardi derivanti dal Recovery Fund per la pandemia da coronavirus e in 6,4 miliardi di fondi di coesione, quelli che l’Unione destina alle aree più povere. Di questi, 2,2 erano legati a criticità rilevate dalla Commissione sulla libertà della ricerca accademica nel paese. La risoluzione di questi aspetti problematici permetterà inoltre agli studenti universitari ungheresi di tornare a partecipare al programma di scambio Erasmus, cosa che non potevano fare dal 2024. L’accordo prevede anche che l’Ungheria aderisca alla procura europea (EPPO), un organismo che si occupa di indagare sui reati finanziari contro l’Unione Europea.
Se verranno sbloccati, sono un sacco di soldi, per l’Ungheria: pari al 13 per cento del suo PIL. I 16 miliardi non costituiscono tutti i fondi europei che erano stati congelati per l’Ungheria: 2 miliardi sono stati persi definitivamente perché sono passate le scadenze a cui erano vincolati, mentre 530 milioni rimangono congelati per problemi legati alle leggi ungheresi sul diritto di asilo e i diritti della comunità LGBTQ+. Non è la prima volta che un paese riesce a farsi restituire fondi bloccati, impegnandosi a fare riforme: ci era riuscita anche la Polonia, quando nel 2023 il governo europeista di Donald Tusk aveva preso il posto di quello semiautoritario dei nazionalisti di Diritto e Giustizia, che si erano scontrati con la Commissione.


