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  • Mercoledì 26 agosto 2026

Sigfrido Ranucci non ne sta uscendo bene

Tutta la storia dell'attentato ha fatto emergere – e riemergere – una serie di vicende, questioni e dichiarazioni che scalfiscono l'immagine che si era costruito negli anni

Sigfrido Ranucci prima del suo spettacolo Diario di un trapezista a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Sigfrido Ranucci prima del suo spettacolo Diario di un trapezista a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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Dopo l’attentato inscenato contro di lui lo scorso ottobre, attorno al conduttore di Report Sigfrido Ranucci si è sviluppata una discussione che non riguarda tanto l’episodio in sé – sul quale è in corso un’inchiesta giudiziaria in cui Ranucci è considerato parte lesa – ma alcuni suoi comportamenti e dichiarazioni emersi intorno a questa vicenda, che hanno sollevato dubbi sul suo metodo di lavoro e più in generale sulla reputazione da giornalista irreprensibile che si era costruito nel corso degli anni.

Nelle ultime settimane si è discusso in particolare di come Ranucci avrebbe gestito rapporti con fonti e persone coinvolte nelle sue indagini giornalistiche. Ma anche delle sue frequentazioni con colleghe e sottoposte, e di quanto queste relazioni siano state opportune sul piano deontologico o cercate per obiettivi più di potere che giornalistici.

Sono dubbi che emergono sia dalla sua amicizia con Valter Lavitola, controverso imprenditore già condannato per più reati, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato, sia da un libro dello stesso Ranucci uscito nel 2024, La scelta, in cui raccontò le sue relazioni sessuali con una stagista di Report e con due donne che lo avevano contattato per fornirgli informazioni.

Sigfrido Ranucci durante il suo spettacolo Diario di un trapezista a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026. (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Alcune di queste contestazioni erano già note alla Rai o erano state almeno oggetto di segnalazioni interne. Nel 2021, per esempio, Ranucci fu accusato di mobbing con una lettera anonima molto dettagliata inviata alla Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che lo accusava di prevaricazioni nei confronti di tre giornaliste di Report.

Nella lettera, mai resa pubblica ma di cui il Post è in possesso, Ranucci veniva accusato di aver assunto alcune giornaliste perché a lui legate da relazioni sentimentali o sessuali, e di aver attuato ritorsioni quando questi rapporti si erano conclusi. La vicenda fu oggetto di un’indagine interna della Rai, che si chiuse con un’archiviazione.

Queste accuse sono riemerse nelle ultime settimane anche in relazione al rapporto con la stagista di Report che lui racconta nel libro, uscito due anni fa ma tornato al centro dell’attenzione nelle ultime settimane, soprattutto per le recensioni impietose delle autrici Guia Soncini e Selvaggia Lucarelli.

Sigfrido Ranucci nel 2025 (Simona Granati/Corbis)

Anche se nel libro il termine “autobiografia” non compare mai, la sinossi e le parole con cui è stato presentato dall’autore implicano chiaramente che sia una ricostruzione accurata di alcuni periodi della sua vita, un libro in cui Ranucci racconta la sua carriera e le sue scelte. «Per la prima volta Ranucci racconta il cammino che lo ha condotto sin qui», dice la sinossi ufficiale del libro; Bompiani, la casa editrice che lo ha pubblicato, lo definisce «un autoritratto coraggioso». Nonostante questo, soltanto di recente Ranucci ha sostenuto che alcuni episodi raccontati nel libro siano inventati.

Nel libro Ranucci racconta le sue relazioni con tre donne: “Karoline”, una stagista svizzera di Report; “Emilia”, un’insegnante che fornisce a Ranucci informazioni su una truffa ai danni del sistema scolastico; “Lavinia”, responsabile della comunicazione di «un pezzo grosso dell’industria italiana», che lo contatta per fargli intervistare il suo capo. Ranucci scrive che le storie con due di loro, “Karoline” ed “Emilia”, si sovrapposero per un certo periodo.

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

La storia di “Karoline” è la più controversa. Ranucci la descrive come una produttrice della televisione svizzera malata di SM (Sclerosi Multipla), e suggerisce che fosse molto attratta da lui già prima che si incontrassero. Racconta di averla conosciuta nel 2013, quando lei entrò come stagista nella redazione di Report, ai tempi condotto da Milena Gabanelli.

Stando al racconto di Ranucci, la relazione con “Karoline” durò circa un anno e si concluse tragicamente. Nel libro si legge che nel dicembre 2014 la donna lo raggiunse a Roma per una cena durante la quale, sul suo iPad, vide un’email dai toni romantici inviata da un’altra donna: “Emilia”, per l’appunto. Sconvolta dalla scoperta, “Karoline” uscì di casa, venne investita da un SUV proprio sotto l’abitazione di Ranucci e morì sul colpo.

Di tutte le vicende raccontate nel libro, quella con “Karoline” è la più discussa, per il livello di dettaglio con cui Ranucci descrive i loro rapporti sessuali ma soprattutto per l’autoindulgenza con cui viene raccontata una relazione nata nel contesto di un’evidente asimmetria di potere, e conclusasi tragicamente.

Presentando il libro, in più di un’occasione Ranucci aveva lasciato intendere che fosse tutto vero e che “Karoline” fosse realmente esistita. Nel 2024, quando lo youtuber Alessandro Masala gli chiese come mai avesse deciso di raccontare una scena di sesso con lei, Ranucci rispose: «Scusa, dopo una vita di merda che faccio, una trombata me la fate fà?». In un’intervista dell’anno successivo disse che, nel periodo in cui la frequentò, “Karoline” diventò «la sua ancora di salvezza».

(Roberto Serra/Getty Images)

Nelle ultime settimane Ranucci sembra aver cambiato versione: sostiene che quella sia una delle parti «romanzate» del libro, e di non aver mai avuto rapporti con stagiste. Il Post ha sentito alcune persone che lavoravano con la redazione di Report nel periodo in cui Ranucci avrebbe conosciuto “Karoline”, nessuna ha ricordi di lei.

Anche le relazioni con le altre due donne sono criticabili sul piano deontologico: il fatto che un giornalista abbia un rapporto sentimentale con una fonte compromette inevitabilmente la sua indipendenza. Ranucci racconta che con “Emilia” ebbe una relazione sessuale e sentimentale durata circa un anno e mezzo, e che fu coinvolta direttamente in una sua inchiesta. Aggiunge persino di averla mandata “in incognito” nel salone di una parrucchiera sospettata di avere legami con il gruppo terroristico islamista somalo al Shabaab.

La terza donna, “Lavinia”, viene presentata da Ranucci come una professionista ben introdotta nell’industria italiana, con una rete di contatti molto solida. Entra nel racconto per mettere in guardia Ranucci da una presunta cospirazione ordita da alcuni suoi ex colleghi di Report, accusati di aver fatto «dossieraggio» e di voler fare uscire «cose brutte» sul suo conto per estrometterlo dal programma. Il riferimento è all’indagine interna della Rai del 2021, quella partita dalla lettera anonima.

Nelle ultime settimane Ranucci ha provato a ridimensionare il suo rapporto con Lavitola e le vicende raccontate nel libro, con toni spesso aggressivi o intimidatori.

Ranucci ha detto per esempio che il nome di Lavitola «è nelle agendine di gran parte dei direttori di giornali italiani», suggerendo senza prove che la frequentazione con Lavitola non sia un’anomalia sua ma una pratica diffusa nel giornalismo italiano. E dopo l’articolo di Selvaggia Lucarelli aveva lasciato intendere di avere informazioni compromettenti su di lei: «Siamo al punto che persino Selvaggia Lucarelli mi imputa rapporti spregiudicati. Sarebbe interessante citare i suoi». Lucarelli aveva risposto invitandolo a dire chiaramente di chi stava parlando, «perché altrimenti suona come un “so cose su di te, quindi ti conviene stare zitta”».

L’amicizia con Lavitola, confermata dai racconti dello stesso Ranucci, ha suscitato molte perplessità soprattutto per la disinvoltura con cui il giornalista condivideva informazioni: per esempio sono state pubblicate intercettazioni in cui Ranucci condivideva con Lavitola documenti interni della Rai.

A questo si aggiunge che Lavitola è un imprenditore dalla pessima reputazione, che viene spesso definito un “faccendiere” ed è conosciuto per le molte vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto, che vanno da quella della casa di Monte Carlo di Gianfranco Fini al tentativo di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, fino alla cosiddetta “compravendita dei senatori” per far cadere il governo di Romano Prodi.

Valter Lavitola arriva in procura a Roma, 8 luglio 2026. (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Ranucci non è indagato. L’indagine è ancora in corso, ma al momento la procura di Roma ritiene che non fosse a conoscenza della pianificazione dell’attentato e che sia stato manipolato da Lavitola, che avrebbe messo in piedi tutto per accrescere la popolarità di Ranucci e convincerlo a entrare in politica (Lavitola si proponeva come suo consulente).

Ranucci ha rivendicato la sua relazione con Lavitola e col passare delle settimane ha assunto un atteggiamento sempre più vittimista, sostenendo di essere il bersaglio di una campagna ostile del governo – che ha una grande influenza sulla Rai – che punterebbe a censurarlo per le inchieste di Report che hanno coinvolto politici di destra, ma anche che esista «un piano globale» volto a screditarlo. Ranucci non ha voluto dare dettagli ma ha fatto generiche allusioni che vanno dall’amministrazione Trump alle società tecnologiche americane fino alla massoneria.

Il 18 agosto, durante una presentazione del suo ultimo libro (Il ritorno della casta), aveva definito «vergognosi» gli attacchi contro di lui. «Tra la mia gente sto benissimo», aveva aggiunto, richiamando l’idea di una comunità di sostenitori che lo difende e condivide le sue posizioni, di un “noi contro tutti”. Pochi giorni prima, in un post su Facebook, si era paragonato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi dalla mafia con due attentati (veri) nel 1992.

– Leggi anche: Storia e vicende giudiziarie di Valter Lavitola