La prima uscita pubblica di Sigfrido Ranucci dopo l’arresto di Valter Lavitola

Ha parlato degli stipendi di Report, di Lavitola, della sua possibile sospensione dalla Rai e di Maria Rosaria Boccia

La presentazione dell'ultimo libro di Ranucci a Lavarone, in provincia di Trento (dalla pagina Facebook di Sigfrido Ranucci)
La presentazione dell'ultimo libro di Ranucci a Lavarone, in provincia di Trento (dalla pagina Facebook di Sigfrido Ranucci)
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Martedì sera Sigfrido Ranucci, il conduttore del programma di Rai 3 Report, ha partecipato a una presentazione del suo ultimo libro (Il ritorno della casta) al centro congressi di Lavarone, in provincia di Trento. Non appariva e non parlava in pubblico da diversi giorni, almeno dall’arresto di Valter Lavitola, l’imprenditore e suo stretto amico che ha confessato di aver organizzato l’attentato dello scorso ottobre contro di lui.

Durante la presentazione Ranucci ha commentato molte delle notizie degli ultimi giorni su di lui, su Lavitola e su Report. Tra queste c’è la diffusione di cifre cospicue relative ai presunti costi del programma, pubblicate dal Tempo e riprese poi da altri giornali, presentate come gli stipendi dei giornalisti di Report che in alcuni casi arriverebbero ad alcune centinaia di migliaia di euro all’anno: Ranucci invece ha detto che quei numeri comprendono i costi complessivi della produzione dei servizi di inchiesta.

A questo proposito Ranucci ha detto che Report è una produzione virtuosa: «costa solo 159mila euro a puntata e fa ascolti elevati». Poi ha riassunto il concetto con una similitudine: «Se la Rai si lamenta di Report è come se il papa si lamentasse del Giubileo».

Ranucci ha commentato anche la sua possibile sospensione dalla conduzione di Report, un’ipotesi su cui i dirigenti Rai stanno ragionando in questi giorni, dopo che il comitato etico ha depositato una relazione su di lui (il cui contenuto però è secretato), in base a quanto sta emergendo dall’inchiesta sull’attentato. «L’azienda può fare quello che vuole», ha detto, «è l’azienda». Sulla possibilità di fare un passo indietro, cioè andarsene volontariamente, Ranucci ha detto: «Lo posso fare in avanti, indietro, di lato. Il problema non sono io, ma la storia di Report».

I commenti del conduttore sulla vicenda giudiziaria relativa all’attentato, invece, sono stati pochi. Si è limitato a difendersi da chi ha criticato la sua frequentazione con Lavitola, personaggio controverso condannato per diversi scandali italiani degli ultimi vent’anni, ma con cui lui aveva una grande familiarità. Ranucci ha detto che «se il problema è la mia amicizia con Lavitola, c’è chi è amico di Luigi Ciavardini», il terrorista neofascista condannato come esecutore materiale della strage di Bologna. Il riferimento è al presunto legame di amicizia tra Ciavardini e la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia che negli ultimi giorni ha sostenuto la necessità di ridurre la scorta a Ranucci (era stata rafforzata dopo l’attentato). Lei ha sempre negato spiegando di aver incontrato Ciavardini solo per attività relative al reinserimento dei detenuti.

A Repubblica, a margine dello stesso evento ma separatamente, Ranucci ha detto anche che Lavitola non lo avvertì della possibilità di un attentato contro di lui ma gli disse solo di fare attenzione, una «esortazione comune da anni». Gli avvocati di Lavitola invece negli ultimi giorni hanno sostenuto il contrario, per avvalorare la tesi secondo cui l’attentato sarebbe stato organizzato per fare in modo che a Ranucci venisse rafforzata la scorta: secondo la giudice per le indagini preliminari invece Lavitola lo avrebbe fatto per accrescere la popolarità di Ranucci e spingerlo a entrare in politica.

Sempre a proposito delle sue frequentazioni, parlando con Repubblica Ranucci ha smentito di stare lavorando alla scrittura di un libro con Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice di Pompei coinvolta in uno scandalo che aveva portato alle dimissioni del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. La notizia della collaborazione con Ranucci era stata data dal Giornale e confermata dalla stessa Boccia in un’intervista al Corriere della Sera.

Dopo l’arresto di Lavitola, Ranucci non aveva più parlato pubblicamente: i commenti sugli sviluppi della vicenda giudiziaria erano stati fatti solo dal suo avvocato, Roberto De Vita. Ranucci aveva solo pubblicato alcuni post sui social network, tra cui uno che aveva suscitato parecchie critiche, nel quale accostava la sua posizione a quella di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro, Piersanti Mattarella, cioè importanti magistrati e politici italiani vittime di attentati.

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