Il post in cui Sigfrido Ranucci si paragona a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

In queste settimane il giornalista Sigfrido Ranucci sta commentando spesso sui suoi profili social la storia molto rilevante di cui è protagonista: l’attentato dell’ottobre del 2025 contro di lui, che si è scoperto essere stato organizzato dal suo amico Valter Lavitola. Anche se secondo la procura Ranucci non era al corrente dell’attentato, in questi giorni è stato molto criticato, soprattutto da politici di destra, alcuni dei quali ritengono che dovrebbe essere rimosso dalla conduzione del suo programma di inchieste, Report.

Ranucci sta molto enfatizzando le critiche subite, e mercoledì ha pubblicato un post su Facebook dal titolo «La voce che spaventa», in cui accosta la propria posizione a quella di importanti politici e magistrati italiani del Novecento vittime di attentati e rapimenti: l’ex presidente del Consiglio e presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978; l’ex presidente della Sicilia Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica Sergio e ucciso nel 1980 in un attentato, secondo i processi su ordine della mafia; e i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi in attentati di mafia entrambi nel 1992.

Il post ha attirato ulteriori critiche a Ranucci. «Non so se provare più rabbia, pena o tristezza», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, chiedendo che la Rai lo sospenda; il deputato e presidente della Commissione cultura alla Camera Federico Mollicone, di Fratelli d’Italia, l’ha definito invece «un accostamento indecente». Il Corriere della Sera ha chiesto un commento ai familiari di alcune delle persone citate da Ranucci, che hanno evitato polemiche: Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, ha detto che «avvicinarsi a quei giganti è problematico per chiunque», mentre Giovanni Moro, figlio di Aldo, ha detto di non avere nulla da commentare.

Secondo la procura di Roma, che sta indagando sul caso, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato per accrescere la popolarità di Ranucci in vista di un suo futuro ingresso in politica, caldeggiato dallo stesso Lavitola e su cui da quanto emerso finora Ranucci era più scettico. Lavitola invece ha detto di averlo fatto per fare in modo che a Ranucci venisse rafforzata la scorta, temendo per la sua sicurezza.