L’ultimo rifugio per i migranti che attraversano le Alpi sta per chiudere

Ogni anno migliaia di persone arrivano a Oulx per attraversare il confine tra Italia e Francia: ora rischiano di dormire al freddo per strada

Persone migranti verso il colle del Monginevro, al confine tra l'Italia e la Francia
Persone migranti verso il colle del Monginevro, al confine tra l'Italia e la Francia (Stefano Guidi/Getty Images)
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Dall’1 settembre il rifugio Fraternità Massi di Oulx, in Val di Susa, l’ultimo avamposto italiano per migliaia di migranti che attraversano le Alpi per raggiungere la Francia, e da lì la Germania o i paesi del Nord Europa, chiuderà per mancanza di fondi. Già negli ultimi mesi la fondazione cattolica Talità Kum, che lo aveva aperto nel 2018 per offrire un letto, pasti caldi, vestiti e assistenza, è riuscita a tenerlo aperto soltanto di notte. Ma da settembre, senza nemmeno quel minimo punto di appoggio, decine di persone che ogni giorno arrivano a Oulx rischiano di rimanere all’aperto e al freddo in uno dei punti più pericolosi della rotta balcanica e nel periodo peggiore dell’anno, quando le temperature si abbassano.

Il rifugio Massi e il paese di Oulx sono diventati un punto di riferimento per le persone migranti da circa una decina d’anni. Qui le persone si fermano per qualche ora o per alcuni giorni per prepararsi ad attraversare la frontiera dal colle del Monginevro, lungo sentieri che raggiungono i duemila metri di quota, fino al paese di Briançon. Negli anni intorno al rifugio si è formata una rete di associazioni con centinaia di volontari: l’assistenza sanitaria viene garantita dall’associazione Rainbow 4 Africa, oltre che dalla Croce Rossa, mentre la diaconia valdese offre assistenza legale gratuita.

– Leggi anche: Per un giorno la rotta balcanica si ferma a Oulx

Fino al 2021 i migranti arrivavano soprattutto dai Balcani. Erano persone afghane, pakistane e iraniane che prima di entrare in Italia rimanevano bloccate per mesi nei campi tra la Bosnia e la Croazia, dove spesso venivano picchiate e maltrattate dalla polizia. Negli ultimi anni i flussi sono cambiati: ora a Oulx arrivano soprattutto persone provenienti dal Sudan, che passando dalla Libia raggiungono la Grecia attraverso il Mediterraneo e da lì percorrono la rotta balcanica fino a Gorizia. Altre persone arrivano dal Marocco, dall’Eritrea, dall’Algeria e dall’Etiopia.

Tra gennaio e giugno di quest’anno a Oulx sono stati registrati 4.279 nuovi arrivi. Molti – circa il 20 per cento – sono minori non accompagnati, ma ci sono anche donne e intere famiglie.

Una mappa e alcune scritte all'interno del rifugio Fraternità Massi di Oulx

Una mappa e alcune scritte all’interno del rifugio Fraternità Massi di Oulx (Stefano Guidi/Getty Images)

Dal 2015, quando la Francia ha sospeso per la prima volta gli accordi di Schengen, decine di persone sono morte nel tentativo di oltrepassare il confine. Molte sono morte assiderate dopo essere cadute ed essersi ferite nei boschi, o dopo aver perso i sentieri. Nei primi sei mesi di quest’anno la polizia francese ha respinto 1.373 persone, un quarto del totale, che poi tornano a Oulx per tentare nuovamente il passaggio della frontiera.

Per la fondazione Talità Kum le cose sono cambiate soprattutto dal 2024, da quando ha dovuto fare a meno di 500mila euro che il ministero dell’Interno le garantiva ogni anno per offrire assistenza ai migranti, un compito che spetterebbe allo Stato. Fino all’inizio di quest’anno il rifugio è andato avanti con contributi di fondazioni e raccolte fondi, accumulando debiti, ma negli ultimi mesi a causa della mancanza di soldi è stato costretto a limitare l’apertura dalle 20 alle 8 di mattina.

Migranti che cercano di raggiungere Claviere da dove poi proseguono a piedi verso il Monginevro

Migranti che cercano di raggiungere Claviere, da dove poi proseguono a piedi verso il Monginevro (Stefano Guidi/Getty Images)

L’accoglienza diurna si è spostata nel parcheggio della stazione ferroviaria, uno spazio messo a disposizione dalle Ferrovie, dove l’associazione Rainbow 4 Africa è riuscita a installare dei container temporanei. In queste strutture i medici offrono assistenza sanitaria e la diaconia valdese assistenza legale. Sentieri Solidali, un’organizzazione di cui fanno parte centinaia di volontari, distribuisce cibo e vestiti. Ma è una situazione precaria: basti pensare che alle 17 chiudono i bagni della stazione e fino alle 20, quando apre il rifugio, non ci sono bagni pubblici aperti.

«Dall’1 settembre diventa tutto molto più critico perché le persone non avranno un posto dove dormire», dice Federica Tarenghi, coordinatrice medica di Rainbow 4 Africa. «Significa che dovranno stare in strada in un paese montano, dove già oggi di sera ci sono tra i 6 e i 7 gradi e con l’arrivo dell’inverno si andrà sotto zero. Rischiamo di andare incontro a un’emergenza umanitaria».

Finora, nonostante da quasi due anni la fondazione Talità Kum e le associazioni avessero messo in guardia la prefettura e i sindaci della valle, le istituzioni locali si sono occupate poco del problema. Lunedì pomeriggio è in programma un incontro tra i sindaci, il prefetto e le associazioni per capire come gestire il sistema di accoglienza, che senza il rifugio rischia di collassare.