Contro il granchio blu stiamo provando a usare i polpi
Ne verranno liberati nell'Adriatico tra i 100 e i 150mila, sperando che salvino le vongole
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Questa settimana al largo di Cesenatico, sull’Adriatico, sono state liberate in mare circa 40mila paralarve di polpi, cioè giovanissimi individui nati da pochi giorni. È la seconda operazione di questo tipo nel giro di pochi mesi e fa parte di un progetto della Regione Emilia-Romagna e dell’università di Bologna per contrastare la diffusione del granchio blu, la specie che da qualche anno divora le vongole degli allevamenti di Emilia-Romagna e Veneto, dove si concentra oltre la metà della produzione nazionale.
Il progetto si chiama Octo-Blu, una combinazione di Octopus, il polpo, e di granchio blu: è stato avviato tra il 2024 e il 2025 e coinvolge esperti che studiano i polpi da molti anni. Questa è la prima estate in cui vengono materialmente messi polpi in mare. Nel tempo gli studiosi hanno osservato che il polpo tende a nutrirsi preferibilmente di crostacei, e sulla base di alcuni esperimenti hanno osservato che predilige proprio il granchio: l’idea alla base del progetto è che aumentare la presenza di polpi possa quindi contribuire alla diminuzione di quella dei granchi blu, che vengono mangiati.
I polpi sono l’ultimo di molti tentativi, finora tutti insufficienti: sono stati utilizzati sistemi di cattura e strumenti di pesca più aggressivi del solito, si è tentato di pescare e vendere i molti granchi blu all’estero e di abbassarne i prezzi per chi li comprava in Italia, è stato istituito un fondo per chi lo pescava, ed è stato anche nominato un commissario straordinario. Finora nessuna di queste soluzioni ha davvero funzionato: il granchio blu ha continuato a moltiplicarsi, vari allevamenti di vongole hanno dovuto chiudere e di recente il granchio ha iniziato a risalire di parecchio il Po, col rischio che faccia altri danni per ora imprevedibili.
I polpi liberati in mare sono stati allevati in impianti universitari e poi trasportati a bordo di un’imbarcazione. Antonio Casalini, uno dei responsabili scientifici del progetto, ha detto che finora sono state liberate varie decine di migliaia di polpi e che l’idea è arrivare a liberarne tra i 100 e i 150mila. Il polpo è una specie già presente nell’Adriatico e ha un ciclo di vita più o meno di un paio d’anni. Al momento non ci sono ancora dati sui risultati e su quanti granchi blu siano stati già eventualmente mangiati.
Liberare in acqua le paralarve è l’ultima fase del progetto: all’inizio gli studiosi si sono concentrati sul modo in cui si riproducono e si nutrono i granchi blu, per poi passare ad approfondire l’attività predatoria che il polpo ha nei confronti del granchio.
“Granchio blu” è il nome dato al Callinectes sapidus per via del colore delle sue chele. È una specie originaria della costa orientale degli Stati Uniti, diffusa tra il Canada meridionale e l’Argentina settentrionale. Diversi studi hanno stimato il suo arrivo nel mar Mediterraneo intorno alla metà del Novecento, prima in Tunisia e Algeria e poi nel mar Egeo, in Turchia, e infine nel mar Adriatico.
Una delle ipotesi più condivise è che il granchio blu abbia viaggiato dal continente americano all’Europa nelle acque di zavorra delle navi mercantili. È quindi una specie aliena o alloctona, che l’azione diretta o indiretta dell’uomo ha spostato in una zona diversa rispetto al suo ambiente storico.
È lungo circa 9 centimetri e il suo carapace può anche superare i 23 centimetri di larghezza. Le chele sono in grado di danneggiare le reti da pesca e in assenza di predatori si riproduce molto velocemente: ogni esemplare femmina può deporre da 700mila a oltre un milione e mezzo di uova per covata. Gli individui più giovani e piccoli possono essere mangiati da pesci, uccelli o tartarughe, mentre in Italia gli adulti non hanno grandi predatori dato che si tratta di una specie aliena, che non si è evoluta negli ecosistemi italiani. Gli unici eventuali predatori degli individui adulti sono altri granchi blu.

Un granchio blu a Genova, nel 2023 (ANSA/LUCA ZENNARO)
In Italia la presenza dei granchi blu ha iniziato a diventare un problema soprattutto a partire dall’estate del 2023. Una prima raccolta strutturata di segnalazioni sulla sua presenza nel mar Mediterraneo è stata avviata nel 2021 dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), ente pubblico di ricerca italiano.
L’espansione è iniziata soprattutto dalla Sacca di Goro, una laguna nel delta del fiume Po, in provincia di Ferrara, dove già la notevole siccità dell’estate precedente aveva messo a rischio la produzione di vongole a causa del proliferare delle alghe, che impedivano la circolazione dell’acqua con effetti negativi sulla concentrazione dell’ossigeno. A questo problema si è aggiunta la voracità del granchio blu.



