Le commemorazioni per i dieci anni dal terremoto di Amatrice
C'è stata una fiaccolata in piena notte, per ricordare l'ora della prima scossa, e una messa a cui ha partecipato anche Giorgia Meloni
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Da domenica sono in corso varie forme di commemorazione per i dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 devastò una vasta area dell’Appennino centrale tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Furono colpiti in particolare i borghi laziali di Amatrice e Accumoli, e quello marchigiano di Arquata del Tronto. Morirono 299 persone, di cui 237 solo ad Amatrice.
Domenica sera c’è stata una messa in ricordo delle vittime ad Accumoli, che fu l’epicentro del terremoto, mentre lunedì mattina il cardinale Matteo Zuppi, presidente dell’associazione dei vescovi italiani (CEI), ha celebrato una messa solenne ad Arquata del Tronto. Lunedì pomeriggio è stata deposta una corona di alloro al monumento alle vittime del terremoto di Amatrice: ha partecipato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha incontrato anche alcuni familiari delle persone morte nel terremoto.
Poi Zuppi ha celebrato una seconda messa solenne nel campo sportivo di Amatrice. Durante l’omelia ha sottolineato come questi dieci anni per i paesi colpiti siano stati duri, che il processo di ricostruzione è tutt’altro che terminato, e ha collegato il ricordo del terremoto a quello delle persone che soffrono per le catastrofi naturali ma anche per la violenza e le guerre. Ha infine concluso ringraziando «le autorità, a partire dal presidente del Consiglio, ma senza nulla togliere, le vere autorità oggi sono i familiari delle vittime del sisma».
Le commemorazioni si concluderanno alle 20:30 con l’esecuzione nel campo sportivo di Amatrice di una messa da requiem (cioè quella che nella religione cattolica viene celebrata per i defunti) composta proprio in ricordo delle vittime del terremoto.
Nella notte tra domenica e lunedì ci sono state due fiaccolate: una ad Amatrice e l’altra ad Arquata del Tronto. Entrambe avevano come momento culminante le 3:36, cioè l’ora della prima scossa di terremoto di magnitudo 6.0, quella che causò i primi crolli e tutti i morti: nei mesi successivi ci furono altri terremoti nella zona, ma non fecero vittime perché i paesi erano già stati svuotati ed erano in gran parte distrutti. Oltre 40mila persone furono evacuate dai posti colpiti dal terremoto.
Alle 3:36 ad Amatrice hanno suonato le campane della Torre Civica, l’unico edificio che è stato ristrutturato nel centro medievale del paese, per il resto ancora distrutto e pieno di cantieri.
Nella mattina di lunedì il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso un comunicato in ricordo del terremoto in cui ha detto che «il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile».
Nonostante siano passati dieci anni, la ricostruzione dei paesi distrutti dal terremoto è ancora molto indietro. Molti degli sfollati non sono ancora rientrati nelle proprie case: 2.267 famiglie vivono nei prefabbricati e circa 6mila ricevono soldi dallo Stato per l’affitto. Secondo le stime del commissariato straordinario per la ricostruzione, che dipende dal governo, la ricostruzione è al 40 per cento: il dato però tiene conto anche dei progetti avviati e di quelli soltanto approvati, cioè lavori che non si sono ancora conclusi o non sono nemmeno cominciati.
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