Una maratona con 674 metri di troppo
A Edmonton, in Canada, per un errore di misurazione: a proposito, come si misura una maratona e perché ha proprio quella lunghezza?
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Il 16 agosto a Edmonton, in Canada, si è corsa una maratona. Una delle tante, vista la popolarità della corsa e della corsa su questa distanza, che per ragioni abbastanza casuali è pari a 42 chilometri e 195 metri. Il problema, notato un paio di giorni dopo la fine della gara, è che la maratona di Edmonton era più lunga di 674 metri e 70 centimetri. Per un totale di quasi 43 chilometri. Lo stesso problema ha riguardato anche la mezza maratona, che si è corsa nella metà di percorso in cui c’erano i metri di troppo.
Alla maratona e alla mezza maratona hanno partecipato oltre 10mila persone. A notare la lunghezza eccessiva sono stati alcuni partecipanti, sia amatoriali che di alto livello. I partecipanti alla loro prima maratona non avevano termini di paragone (la distanza totale della maratona non si corre mai, nell’allenarsi per una maratona) ma se ne sono accorti guardando orologi e app per la corsa, che però non sempre sono precisi. Ai recenti Europei di atletica, il profilo Strava del vincitore della gara maschile dei 10.000 metri, che si corrono su pista, ha mostrato per esempio una distanza di poco inferiore.
Il fatto è che anche atlete e atleti di alto livello, ben abituati al tipo di fatica e distanza di una maratona, hanno detto di aver notato qualcosa che non tornava nei loro tempi, nel loro passo al chilometro e pure nelle sensazioni durante le ultime centinaia di metri.
All’inizio gli organizzatori avevano detto che secondo loro la lunghezza era quella giusta, poi però hanno ricontrollato e due giorni dopo la gara hanno ammesso lo sbaglio, spiegando che è dovuto a errori di misurazione nel modificare il percorso in seguito ad alcuni lavori stradali. «Non la prendiamo alla leggera», ha scritto il direttore di gara Tom Keogh: «Capiamo che ogni partecipante si presenta alla partenza dopo mesi di allenamento e fatica, con coraggio e con obiettivi a cui tiene molto».
I metri in più possono non sembrare molti, ma alla fine di una maratona lo sono. In particolare, la maratona di Edmonton – pianeggiante e con un buon clima – è tra quelle che permettono, attraverso il proprio tempo finale, di qualificarsi per quella di Boston, che è tra le più partecipate al mondo. Oltre a farsi sentire nelle gambe, quei metri in più hanno quindi ovviamente aumentato il tempo finale di tutti i partecipanti, e bisogna ora capire come e quanto correggerli per non vanificare sforzi e risultati dei partecipanti.
– Leggi anche: La maratona annuale più antica al mondo
Come spiegato di recente da Marathons.com, per misurare la lunghezza delle corse su strada le procedure sono simili da anni, con protocolli severi e standardizzati, con regole e procedure decise a livello internazionale, secondo cui il margine di errore non deve superare lo 0,1 per cento, che per una maratona sono 42 metri.
Si parte ovviamente da piattaforme che permettono di tracciare percorsi online. Ma poi c’è la parte umana, con persone il cui lavoro è misurare le corse dal vivo, metro per metro, valutando per esempio curve, aiuole o marciapiedi e studiando qual è la linea ideale lungo il percorso: poi nessuno la segue davvero, ma la distanza si basa su quella.
Nella pratica, le distanze si misurano con un apposito contatore meccanico (il contatore Jones, dal cognome del suo inventore) montato su una bicicletta e con qualcuno che pedalando fa l’intero percorso, dopo aver calibrato ogni strumento, compresa la bicicletta. Il contatore conta i giri della ruota, ed è quindi fondamentale anche misurarne per bene pressione e diametro. «Lavoriamo al centimetro» ha detto il francese Didier Lucas, un misuratore professionista a Marathons.com, spiegando che il contatore va adeguato a varie condizioni di clima, terreno e temperatura.
A proposito, nonostante i suoi richiami ad antiche origini, la maratona è lunga proprio così, 42 chilometri e 195 metri, da poco più di un secolo. L’associazione internazionale di atletica leggera codificò la distanza solamente nel 1921. La prima maratona olimpica, nel 1896, fu lunga circa 40 chilometri, e così anche altre a inizio Novecento. Ma è difficile avere misure certe perché, come scrisse qualche anno fa il New York Times, chi allora prendeva le misure del percorso «faceva come quando si cucina, più che come quando ci si occupa di ingegneria civile». Andava cioè un po’ «a sensazione».
Pare che la distanza si assestò sui 42 chilometri e 200 metri circa solo nel 1908, quando quella delle Olimpiadi di Londra fu modificata per due motivi. La partenza fu di poco spostata così da far iniziare la gara all’interno del giardino del castello di Windsor: secondo alcuni resoconti perché i membri della famiglia reale volevano vederla dalle loro finestre; più probabilmente perché già allora le maratone erano molto seguite e gli organizzatori volevano evitare una eccessiva folla alla partenza.
L’arrivo di quella maratona – che fu non-vinta dall’italiano Dorando Pietri – fu modificato per cambiare il punto di ingresso nello stadio, aumentando la parte di pista da percorrere. A volersi fidare di chi prese le misure, ne uscì un percorso di 42 chilometri e 195 metri.
Seguirono altre maratone di altre lunghezze e ci vollero diversi altri anni prima che nel 1921 si decidesse di prendere la distanza londinese, arbitraria e casuale, come standard.
– Leggi anche: La lunga storia della maratona e della sua lunghezza



