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  • Mercoledì 19 agosto 2026

Per certi calciatori il campionato inizia in aeroporto

Dove i tifosi vanno ad aspettarli appena arrivano nella nuova città in cui stanno per giocare

Il centrocampista turco Salih Uçan arriva a Fiumicino da nuovo giocatore della Roma, nel 2014 (Evren Atalay/Anadolu Agency/Getty Images)
Il centrocampista turco Salih Uçan arriva a Fiumicino da nuovo giocatore della Roma, nel 2014 (Evren Atalay/Anadolu Agency/Getty Images)
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Ci sono tifosi per cui il calciomercato è un momento intenso, non secondario al calcio giocato. Le trattative per i calciatori sono molto raccontate da giornali e televisioni, e spesso si parla solo di suggestioni o trattative semplicemente inesistenti. Ma ci sono ovviamente anche le volte in cui la trattativa è vera e va addirittura a buon fine. In quel caso il calciatore acquistato (oppure preso in prestito o con diverse altre formule intermedie) arriva nella nuova città in cui dovrà giocare.

Spesso per arrivare in fretta e da lontano il calciatore prende un aereo. Se è forte, promettente o anche solo se va in squadre con un nucleo di tifosi particolarmente affezionato, ad attenderlo trova decine, centinaia o perfino migliaia di tifosi. È un rito per chi ci va e, in certi casi, una sorpresa per i calciatori appena arrivati.

Le squadre di calcio non fanno nulla per ostacolare i tifosi. Anzi, incentivano in diversi modi la loro presenza in aeroporto, che torna comoda a tutti: i calciatori si sentono benvoluti e acclamati, la squadra fa parlare del suo nuovo acquisto e i tifosi riescono a soddisfare il desiderio di vedere il nuovo calciatore da vicino o farsi fare un autografo.

Ma all’arrivo di un calciatore all’aeroporto non ci sono solo i tifosi: ci sono anche giornalisti, fotografi e cameramen, che sono lì per registrare le prime parole del nuovo calciatore, fotografarlo con un accessorio (spesso una sciarpa regalata dai tifosi) e filmare i vari momenti del suo arrivo. Di recente è successo con Rodrigo Mora, trequartista portoghese di 19 anni, arrivato a Ciampino per giocare nella Roma.

È anche successo che il nuovo arrivato, magari abituato per anni a dire “forza nome-della-vecchia-squadra”, si confondesse, sbagliando appunto il nome della squadra. Lo fece l’ex laziale Lucas Biglia dopo il suo arrivo al Milan.

Quella per cui i tifosi vanno a dare il benvenuto a un calciatore in aeroporto è un’usanza che c’è da decine di anni. I tifosi di Roma e Lazio lo facevano già negli anni Ottanta e Novanta, e non erano in pochi a farlo: nel 1980 circa 5.000 romanisti andarono all’aeroporto di Fiumicino per accogliere il brasiliano Paulo Roberto Falcão, e nel 1991 furono circa 2.000 i laziali ad aspettare l’estroso e sregolato Paul Gascoigne.

Ma la pratica è ormai ben diffusa anche in altre tifoserie. Le più accanite e numerose lo fanno – magari con meno persone presenti – per qualsiasi calciatore; alcune, invece, solo quando l’acquisto viene percepito come importante e significativo. I tifosi della Cremonese andarono all’aeroporto di Milano Linate per Jamie Vardy, per esempio; quelli del Genoa all’aeroporto di Genova per Lasse Schöne, e i cori di quelli del Lecce fecero commuovere il difensore francese Samuel Umtiti.

Paradossalmente quando un calciatore arriva in aeroporto nemmeno ha firmato il contratto con la nuova squadra. Di fatto, quindi, non ne è ancora un nuovo calciatore a tutti gli effetti. Va rispettata una procedura piuttosto standardizzata: prima c’è l’aeroporto, poi la clinica per le visite mediche e infine, se le visite hanno dato esito positivo, la sede della squadra per la firma del contratto.

Tra chi non lavora nella squadra, i primi a sapere quando e su che aereo sta arrivando il nuovo calciatore sono i giornalisti che ne seguono il calciomercato. In certi casi sono i procuratori e gli agenti dei calciatori a riferirlo, più spesso sono le stesse società che – attraverso vari canali di comunicazione – dicono a uno o più giornalisti quando e dove recarsi per attendere un giocatore. Come spiegato al Post da alcune persone che se ne occupano, una volta che la notizia arriva ai giornalisti questi la pubblicano su siti specializzati, così che i tifosi interessati possano andare all’aeroporto.

Non c’è nulla, insomma, di particolarmente organizzato: ci si scrive sui gruppi WhatsApp o Telegram, si prova a riempire le macchine il più possibile, e si parte. «C’è tutta una liturgia che chi vive a Roma conosce bene e chi vive fuori potrebbe trovare un po’ assurda», ha detto al Post Dario Saltari, giornalista sportivo di UltimoUomo.

L’inglese Paul Gascoigne arriva all’aeroporto di Fiumicino nel 1991 e mostra una maglietta dei tifosi “Irriducibili”, un ex gruppo organizzato di estrema destra della Lazio (AP Photo/Massimo Sambucetti)

Quando il calciatore è molto atteso i tifosi usano siti pubblici di tracciamento dei voli come FlightRadar24 per localizzare l’aereo su cui sta volando il giocatore e capire quando arriverà. Successe per esempio nel 2023 quando la Roma comprò l’attaccante Romelu Lukaku al termine di una trattativa seguita ossessivamente dai media. Il volo dell’aereo Gulfstream G650, peraltro pilotato dal presidente della Roma, Dan Friedkin, fu seguito da oltre 20mila persone.

I tifosi della Roma ne fanno quasi un motivo di orgoglio: le loro accoglienze sono in un certo senso parte del pacchetto, un tentativo per far capire fin da subito che tipo di tifo, e di attenzioni, aspettarsi in città. Spesso vanno a Ciampino: i voli privati vengono fatti atterrare lì perché è l’aeroporto più piccolo della città, nel quale i tifosi possono creare meno confusione.

Certi calciatori arrivano invece a Fiumicino, che è più grande. Nel 2015 arrivò lì l’attaccante Edin Džeko, molto atteso dai tifosi della Roma. All’epoca Džeko era uno degli attaccanti più forti del mondo e la squadra aveva grandi ambizioni. Anche per questo l’arrivo di Džeko fu molto seguito dalla stampa. La Gazzetta dello Sport scrisse:

È sbarcato al Varco 5 dell’aeroporto di Fiumicino, quello accanto all’area tecnica nella zona più defilata del terminal perché gli oltre 3mila tifosi presenti stavano intasando tutto l’aeroporto. Accolto dal team manager Zubiria, maglia nera a maniche lunghe, Dzeko ha toccato con mano l’entusiasmo dei romanisti che gli hanno dedicato cori, foto e poi l’immancabile “Vinceremo il tricolor”.

A volte capita che i tifosi combinino qualche guaio: pur di vedere Lukaku, per esempio, diversi romanisti salirono sul tetto di alcune macchine parcheggiate a Ciampino. Altre volte ci sono imprevisti di diverso tipo: i tifosi della Lazio nel 2014 attesero il difensore Stefan De Vrij oltre la mezzanotte, perché il suo volo dai Paesi Bassi era molto in ritardo.

Quando nel 1980 arrivò Falcão a Fiumicino un tifoso gli mise in testa un berretto di lana nonostante fosse agosto. Il giornalista sportivo e tifoso della Roma Tonino Cagnucci scrisse: «Sembrava un’incoronazione. Lo era».

Anche in altri paesi i tifosi di calcio hanno ormai l’abitudine di andare ad accogliere i calciatori all’aeroporto. Migliaia di tifosi del Trabzonspor, per esempio, hanno voluto assistere all’arrivo dell’aereo privato su cui viaggiava l’attaccante Mohamed Salah. Secondo il giornalista sportivo turco Ismail Sayan, «molti tifosi sono convinti che il posto in cui si vince il campionato sia l’aeroporto».